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Barcellona, Messi sfida il tabù Italia: "Le statistiche cambiano..."

Il fenomeno argentino ha segnato solo tre volte a club italiani, ma mai su azione: "L'abilità tattica delle italiane rende complicato superarne le difese, ma le cose possono cambiare". Sulla promessa di rimonta contro il Milan: "Non toglierei nessuno ai rossoneri per il fatto che più che sulle individualità puntano sul collettivo"
dall'inviato FRANCESCO FASIOLO

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BARCELLONA - Tra la promessa della remuntada e il dubbio che un ciclo sia finito, per un momento Leo Messi torna umano. Sveste i panni del fenomeno imperturbabile e guarda indietro, a uno strano anno di Barça: "Sì, quello che è capitato a Vilanova e ad Abidal ci ha colpito molto, tutti". Un allenatore a New York a curarsi, un amico tornato dopo il tumore al fegato: anche gli (ex?) invincibili hanno avuto la loro dose di comune, terrena sfortuna. "Però, per favore, non cerchiamo alibi. Le ultime sconfitte non dipendono da questo. Io sono consapevole della situazione, ma non mi sento triste e voglio reagire". In una Barcellona piovosa e grigia, Leo arriva in un albergo del centro portando da casa i suoi quattro Palloni d'oro. Lucidati con amore dagli uomini dello staff, sembrano splendere di luce innaturale. Da oggi i tifosi sono in fila per ammirarli nel piccolo santuario organizzato da Adidas che fino al 30 marzo custodirà maglie, scarpe, palloni storici, come quello della finale Champions di Roma. Ma le magie non bastano mai, e qui tutti ne chiedono un'altra, martedì prossimo.

"Io ci credo, nella rimonta. Proprio perché sarà molto difficile, quella con il Milan è la partita ideale per reagire al periodo negativo. Il problema è non aver segnato all'andata. Dobbiamo cominciare col fare due gol. Una volta sul 2-0, ce la giocheremo".
Eppure l'uomo dei record su 9 precedenti contro le italiane non ha mai segnato su azione: tre reti, tutte su rigore.
"Non lo nego, l'abilità tattica delle vostre squadre rende complicato superarne le difese. È più difficile trovare gli spazi, e lo abbiamo visto a San Siro. Ma le statistiche possono cambiare, e velocemente: magari già da martedì..."
Chi toglierebbe ai rossoneri?
"Nessuno, e non perché non abbiano ottimi giocatori. È che all'andata hanno dimostrato di essere un grande collettivo".
E il Barça? È meno squadra di un tempo?
"Rimaniamo molto uniti. Pensate ad Abidal. Non immaginate quanto sia stato importante per noi vederlo tornare ad allenarsi dopo un colpo così duro. Non so quando giocherà una partita, non è questo il punto. È qui, ogni giorno, e ci dà una gran forza".
Intanto il Real è già ai quarti. Questo vi mette più pressione?
"No, la partita di Manchester ha dimostrato solo quanto loro siano forti. Ma lo sapevamo già. Non sono i soli. Le tedesche, ad esempio, il Borussia Dortmund, il Bayern, lo Schalke: la Bundesliga sta esprimendo un grande calcio".
In un periodo in cui il Barça ha qualche difficoltà, nell'Argentina questo sembra essere il suo miglior momento...
"Ma è tutta l'Argentina che sta giocando un calcio migliore negli ultimi 12 mesi. Siamo diventati una squadra solida".
Tanto da pensare alla vittoria del Mondiale 2014?
"Intanto qualifichiamoci. Certo, il Brasile è in casa sua, ma noi stiamo diventando un gruppo. E solo in gruppo si vince...".
Sorriso sornione del fenomeno, circondato dai riflessi dei suoi trofei. Persino la pioggia, in strada, si è calmata. Rimonte, mondiali: tutto sembra ancora possibile, da queste parti.
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