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Inghilterra, Manchester City: "A Mancini è mancato l'approccio... olistico"

Il club dà una spiegazione complicata del licenziamento del tecnico. In greco "Olos" significa tutto, starà quindi al successore, Manuel Pellegrini, dimostrare di essere un tuttologo. I rumors dicono che i giocatori non sono affranti dal cambio, mentre la tifoseria resta legata al marchigianodal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
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LONDRA - Ci sono tante ragioni per licenziare un allenatore. Forse mai prima d'ora una società ne aveva licenziato uno con la giustificazione data dal Manchester City per mettere fine ai tre anni e mezzo in panchina di Roberto Mancini: "Abbiamo identificato il bisogno di un approccio olistico a tutti gli aspetti del calcio nel nostro club". Un approccio "olistico"? E cosa vuol dire, si potrebbero chiedere in tanti, a cominciare dai tifosi che continuano a esprimere il loro sostegno a Mancio? Bè, la parola deriva dal greco "olos", che significa "tutto" o "il tutto". Viene usata per intendere che l'aspetto fisico, mentale e spirituale di un fenomeno va considerato come un tutt'uno. E' una visione globale, complessiva, armonica, dell'individuo, della natura, dell'universo. Un principio filosofico, in questo caso applicato al football.

Un approccio quasi spirituale, sacrale, dunque, e forse non meraviglia che venga richiesto…
LONDRA - Ci sono tante ragioni per licenziare un allenatore. Forse mai prima d'ora una società ne aveva licenziato uno con la giustificazione data dal Manchester City per mettere fine ai tre anni e mezzo in panchina di Roberto Mancini: "Abbiamo identificato il bisogno di un approccio olistico a tutti gli aspetti del calcio nel nostro club". Un approccio "olistico"? E cosa vuol dire, si potrebbero chiedere in tanti, a cominciare dai tifosi che continuano a esprimere il loro sostegno a Mancio? Bè, la parola deriva dal greco "olos", che significa "tutto" o "il tutto". Viene usata per intendere che l'aspetto fisico, mentale e spirituale di un fenomeno va considerato come un tutt'uno. E' una visione globale, complessiva, armonica, dell'individuo, della natura, dell'universo. Un principio filosofico, in questo caso applicato al football.

Un approccio quasi spirituale, sacrale, dunque, e forse non meraviglia che venga richiesto dagli sceicchi di Abu Dabhi, i proprietari del City, portando esigenze più alte nel mondo dei palloni e dei soldi. La frase, ammettono i commentatori dei giornali inglesi dopo averla bene interpretata, nasconde una critica più esplicita: Mancini ha creato troppe polemiche. Ha litigato spesso con i giocatori, da Tevez al portiere Joe Hart, da Kompany a Nasri. Ha criticato pubblicamente la società, prima per non avere a suo dire rafforzato abbastanza la squadra in estate, poi per il silenzio con cui ha risposto, anzi non ha risposto, alle voci su una sua possibile, presunta e infine imminente destituzione. E' apparso a tratti sprezzante, arrogante. Per questo ora il City vuole un approccio "olistico": un tecnico che riporti unità d'intenti, che crei armonia in ogni settore, un filosofo della vita e non solo del football.

Probabilmente tutto questo non sarebbe stato necessario, se Mancio avesse centrato gli obiettivi calcistici fissati dal City, per raggiungere i quali il club ha speso quasi un miliardo di sterline da quando è stato acquistato dai padroni del ricchissimo emirato. Ma così non è stato, perlomeno quest'anno. Il City non ha vinto, anzi rivinto, la Premier League. Ed è stato eliminato, già nella fase di qualificazione a gironi, dalla Champions. Sarebbero bastati questi due fallimenti a determinare il suo licenziamento. Ad essi si è aggiunto il danno, quasi una beffa, della sconfitta nella finale di Coppa d'Inghilterra contro il Wigan, una squadra che in campionato è a un passo dalla matematica retrocessione. Il destino di Roberto era dunque segnato.

Eppure i tifosi lo amano lo stesso. La stessa dirigenza della società, nel comunicargli il benservito, lo ringrazia per avere portato dei trofei nella bacheca del City per la prima volta in quasi 40 anni. Nel suo triennio e mezzo, dopotutto, Mancini ha vinto una Coppa d'Inghilterra e una Premier, e ha sempre qualificato la squadra per la Champions. Non un piccolo risultato, per un club che non aveva vinto niente da tempo immemorabile. Ma non abbastanza per giustificare l'investimento. Un columnist del Guardian offre comunque un'altra ragione per spiegare perché i tifosi si sono affezionati a Mancio: l'eleganza con cui porta la sciarpa del club al collo, come fosse una cravatta. Un look da italiano che ha reso il City più alla moda, in una città dove da sempre c'era una sola moda: quella sobria del Manchester United e di Ferguson.

Adesso al suo posto arriva il cileno Manuel Pellegrini. Non subito, perché il Malaga lo terrà impegnato sino ai primi di giugno: nel frattempo il City sarà affidato al vice allenatore Brian Kidd (un allievo di Ferguson, ironia della sorte) per le ultime due partite di campionato, a partire dalla gara di stasera contro il Reading, e per una tournè negli Usa. Le indiscrezioni dicono che i giocatori sono contenti che Mancio se ne vada. Pur avendo ancora due anni di contratto con il City (da 7 milioni e mezzo di sterline l'anno), che dovrebbe dunque pagarglieli se rimanesse disoccupato, Roberto avrebbe già ricevuto richieste, dalla Roma, dal Napoli (città natale di sua moglie), dal Monaco neopromosso nella massima serie in Francia (che pensa anche a Benitez, per prendere il posto di Claudio Ranieri). Vedremo come se la caverà Pellegrini a Manchester. Chissà se sarà più o meno "olistico" di Roberto Mancini.