LONDRA - La seconda volta è meglio. Più maturi, e forse anche più innamorati, Josè Mourinho e il Chelsea sono pronti per "sposarsi di nuovo". E' la metafora scelta dall'allenatore portoghese per le sue prime dichiarazioni ufficiali come coach del club che aveva già guidato fino a sei anni fa, prima di essere licenziato a inizio stagione per risultati poco convincenti e per un rapporto incrinatosi con il proprietario, il petroliere russo Roman Abramovich. Da allora, Mou è stato all'Inter e al Real Madrid, ha vinto trofei in Italia, in Spagna e in Europa, conquistando con i nerazzurri milanesi la sua seconda Champions personale (la prima fu con il Porto); e anche il Chelsea tuttavia, ammette, Mourinho, non è più la stessa squadra che lui prese in mano la prima volta, avendo continuato a vincere sia in casa (la Premier League e la Coppa d'Inghilterra, con Ancelotti e poi con Di Matteo) e in Europa (la Champions con Di Matteo, quest'anno l'Europa League con Benitez).
"Io sono maturato e non sono più lo stesso di prima, il Chelsea è a sua volta una squadra più matura e più sicura di sé", dice Josè alla tivù dei Blues, in attesa della sua prima conferenza stampa ufficiale, che verrà lunedì prossimo. "Per questo, insieme, possiamo fare grandi cose. E' una squadra giovane con un sacco di talento e penso che a questo punto quello di cui abbia bisogno è stabilità, per raggiungere il punto più alto nella sua evoluzione. E io posso dargli stabilità, sono la stessa persona che ero ma sono anche molto più maturo, con un approccio differente alle cose. Sono più pronto a essere in uno stesso club per molto tempo".
Dunque il Mourinho II sarà l'inizio di un lungo regno, come quello di Ferguson al Manchester United, di cui Mou non nascondeva disperare di voler ereditare il posto? Chissà. Per adesso ha firmato un contratto di quattro anni da 8 milioni e mezzo di sterline l'anno, quasi 10 milioni di euro annuali, che ne fanno l'allenatore più ricco della Premier League. Molto dipenderà, come sempre, dai rapporti con Abramovich, che dopo avere bisticciato con lui ha cambiato altri sette allenatori in sei anni. "Anche dopo la mia partenza, sono rimasto in rapporti fantastici con il proprietario e con il club", dice Mourinho. "Firmare per tornare qui è stata una decisione facile. Ci siamo messi d'accordo in cinque minuti. Ho chiesto al boss: 'Mi volete indietro?' E lui mi ha chiesto: 'Vuoi tornare con noi?' Un paio di minuti e l'intesa era fatta".
E così, con uno scambio di domande da relazione quasi sentimentale, Josè Mourinho è tornato dov'era. Nella città e nel club, come ripete ancora una volta, "che amo e dove mi sento amato". Cominciano tutti così, i matrimoni, con una dichiarazione di reciproco amore. Vedremo come andrà a finire, la seconda volta.
"Io sono maturato e non sono più lo stesso di prima, il Chelsea è a sua volta una squadra più matura e più sicura di sé", dice Josè alla tivù dei Blues, in attesa della sua prima conferenza stampa ufficiale, che verrà lunedì prossimo. "Per questo, insieme, possiamo fare grandi cose. E' una squadra giovane con un sacco di talento e penso che a questo punto quello di cui abbia bisogno è stabilità, per raggiungere il punto più alto nella sua evoluzione. E io posso dargli stabilità, sono la stessa persona che ero ma sono anche molto più maturo, con un approccio differente alle cose. Sono più pronto a essere in uno stesso club per molto tempo".
Dunque il Mourinho II sarà l'inizio di un lungo regno, come quello di Ferguson al Manchester United, di cui Mou non nascondeva disperare di voler ereditare il posto? Chissà. Per adesso ha firmato un contratto di quattro anni da 8 milioni e mezzo di sterline l'anno, quasi 10 milioni di euro annuali, che ne fanno l'allenatore più ricco della Premier League. Molto dipenderà, come sempre, dai rapporti con Abramovich, che dopo avere bisticciato con lui ha cambiato altri sette allenatori in sei anni. "Anche dopo la mia partenza, sono rimasto in rapporti fantastici con il proprietario e con il club", dice Mourinho. "Firmare per tornare qui è stata una decisione facile. Ci siamo messi d'accordo in cinque minuti. Ho chiesto al boss: 'Mi volete indietro?' E lui mi ha chiesto: 'Vuoi tornare con noi?' Un paio di minuti e l'intesa era fatta".
E così, con uno scambio di domande da relazione quasi sentimentale, Josè Mourinho è tornato dov'era. Nella città e nel club, come ripete ancora una volta, "che amo e dove mi sento amato". Cominciano tutti così, i matrimoni, con una dichiarazione di reciproco amore. Vedremo come andrà a finire, la seconda volta.