LONDRA - La prima volta si annunciò come "The Special One", lo Speciale. Adesso è tornato e si definisce "The Happy One", il Felice. Un nuovo Josè Mourinho si risiede sulla panchina del Chelsea, il club che ha già allenato sei anni fa portandolo a cinque trofei in tre anni, fra cui due titoli di Premier League. Quando arrivò a Londra era giovane, aveva appena vinto la sua prima Champions League con il Porto e sprizzava sicurezza, per non dire arroganza, da tutti i pori. Ora, dopo avere guidato Inter e Real Madrid, continuando a vincere ovunque, inclusa una seconda Champions con i nerazzurri, è ritornato alla squadra, alla città e al pubblico che ha detto spesso di amare. E dice di essere cambiato.
"Sono un 'happy one', un felice", afferma nella prima conferenza stampa della sua seconda era a Stamford Bridge. Felice cosa? Uomo, allenatore? Non lo specifica, forse entrambe le cose insieme. Intende dire che è più sereno, più calmo? "Più calmo? Credo proprio di sì. Sono nel miglior momento della mia carriera in termini di conoscenza". E che vuol dire? Mou spiega paziente: "Ho cominciato ad allenare nel 2000. Pensavo di sapere tutto, ma dopo 13 anni capisci che non sai niente e che devi continuare a imparare tutti i giorni. Le mie avventure da un capo all'altro dell'Europa sono state un'esperienza fantastica, paesi diversi, culture diverse, media diversi, è stato stupendo". Ed è servito a dargli una prospettiva nuova: "A 50 anni, penso di essere ancora piuttosto giovane come allenatore e credo che questo possa essere per me l'inizio di una nuova fase. Intendo dire che ho una personalità differente? No, ma di sicuro ho un approccio e una prospettiva differenti".
Questo significa che un Mourunho più calmo ed esperto non sconvolgerà il Chelsea come un tornado, più o meno come avvenne la prima volta, e forse questa volta si fermerà a Londra a lungo? "Spero di poter restare qui fino all'ultimo giorno del mio contratto di quattro anni e se alla fine il club sarà contento e mi chiederà di restare ancora, sarei più che felice di fermarmi anche di più". E' proprio sicuro? Non avrebbe preferito prendere il posto di Ferguson al Manchester United o di Mancini al Manchester City? "Sono dove volevo essere, non cambierei questo posto per nessun altro", è l'ineffabile risposta. Resta il fatto che la prima volta arrivò in un Chelsea che non vinceva niente da decenni, stavolta arriva in un Chelsea reduce dall'avere vinto la Champions l'anno scorso e l'Europa League quest'anno: non teme che sarà più difficile accontentare il proprietario, Roman Abramovich, il boss che ha cambiato nove allenatori in otto anni, compreso lui? "Penso di poter continuare a vincere", replica Mou. "Penso che sia possibile. Mi fido del mio lavoro. In più conosco già questo club, molta della gente che ci lavora, e questo semplifica le cose. Ho costruito la mia carriera sul successo, ho vinto trofei dovunque ho allenato e sono fiducioso che continuerò a vincerne". Comincia così il "Mourinho parte seconda" al Chelsea. Vedremo quanto durerà.
"Sono un 'happy one', un felice", afferma nella prima conferenza stampa della sua seconda era a Stamford Bridge. Felice cosa? Uomo, allenatore? Non lo specifica, forse entrambe le cose insieme. Intende dire che è più sereno, più calmo? "Più calmo? Credo proprio di sì. Sono nel miglior momento della mia carriera in termini di conoscenza". E che vuol dire? Mou spiega paziente: "Ho cominciato ad allenare nel 2000. Pensavo di sapere tutto, ma dopo 13 anni capisci che non sai niente e che devi continuare a imparare tutti i giorni. Le mie avventure da un capo all'altro dell'Europa sono state un'esperienza fantastica, paesi diversi, culture diverse, media diversi, è stato stupendo". Ed è servito a dargli una prospettiva nuova: "A 50 anni, penso di essere ancora piuttosto giovane come allenatore e credo che questo possa essere per me l'inizio di una nuova fase. Intendo dire che ho una personalità differente? No, ma di sicuro ho un approccio e una prospettiva differenti".
Questo significa che un Mourunho più calmo ed esperto non sconvolgerà il Chelsea come un tornado, più o meno come avvenne la prima volta, e forse questa volta si fermerà a Londra a lungo? "Spero di poter restare qui fino all'ultimo giorno del mio contratto di quattro anni e se alla fine il club sarà contento e mi chiederà di restare ancora, sarei più che felice di fermarmi anche di più". E' proprio sicuro? Non avrebbe preferito prendere il posto di Ferguson al Manchester United o di Mancini al Manchester City? "Sono dove volevo essere, non cambierei questo posto per nessun altro", è l'ineffabile risposta. Resta il fatto che la prima volta arrivò in un Chelsea che non vinceva niente da decenni, stavolta arriva in un Chelsea reduce dall'avere vinto la Champions l'anno scorso e l'Europa League quest'anno: non teme che sarà più difficile accontentare il proprietario, Roman Abramovich, il boss che ha cambiato nove allenatori in otto anni, compreso lui? "Penso di poter continuare a vincere", replica Mou. "Penso che sia possibile. Mi fido del mio lavoro. In più conosco già questo club, molta della gente che ci lavora, e questo semplifica le cose. Ho costruito la mia carriera sul successo, ho vinto trofei dovunque ho allenato e sono fiducioso che continuerò a vincerne". Comincia così il "Mourinho parte seconda" al Chelsea. Vedremo quanto durerà.