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Guardiola, la sfida 'impossibile': migliorare un Bayern già perfetto

Lunedì attesissima presentazione del tecnico spagnolo da parte del club che ha dominato la stagione appena chiusa. Grande curiosità per capire le soluzioni tattiche diverse dall'era Heynckes. La più clamorosa potrebbe essere quella di rinunciare al centravanti 'panzer' per affidare il ruolo al 'piccoletto' Mario Götze
di ENRICO SISTI

3 minuti di lettura
MONACO DI BAVIERA - Ma che maliziosa continuità: Pep Guardiola verrà presentato dal Bayern Monaco lunedì prossimo, il giorno del 26esimo compleanno di Leo Messi, il ragazzo fuori dal mondo cui Pep deve sicuramente molto come molto Leo, in altri termini, deve a Guardiola. Leo ha scoperto che la giustizia spagnola sta procedendo senza riguardi, com'è giusto che sia, e che il 17 settembre dovrà presentarsi alla prima udienza del processo che lo vede indagato per frode fiscale. Erano vicinissimo, lui e Pep, ora sono agli antipodi, per motivi calcistici ma anche per le convulse soluzioni fiscali che portarono, secondo l'accusa, alla sparizione di 4 milioni di euro legati ai diritti di immagine del 2007, 2008 e 2009, procedimenti oscuri che non hanno convinto la signora Amado, magistrato della Procura di Gavà, dove la famiglia Messi risiede. Pep invece, la sua residenza l'aveva stabilita a New York, prima di accettare l'offerta della squadra, attualmente, più forte del mondo. Già nel luglio del 2011 a Pep era venuto in mente di sondare la disponibilità dei tedeschi. Il tutto avvenne un anno prima che il catalano annunciasse la sua intenzione di prendersi un periodo di riflessione. Visitò anche il centro di allenamento di Säbener Strasse (per portarsi avanti col lavoro...) e disse: "Mi entusiasma la vostra filosofia di club". Rummenigge, commosso, gli disse che in quel momento non era possibile ma che ci avrebbero pensato su. In cuor entrambi sapevano che la scelta era solo rimandata. Pep confessò a suo fratello Pere: "Ho lasciato il mio numero a Kalle: vedrai prima o poi mi chiamerà". Sappiamo com'è andata. A ottobre 2011 Pep comunica al suo presidente Rosell di non voler prolungare il contratto. Il 13 gennaio del 2012, attraverso Giovanni Branchini, il Bayern viene informato della cosa. A giugno 2012 Heynckes annuncia: "Questo sarà il mio ultimo anno". Non immaginava forse il triplete.

La sala stampa dell'Allianz Arena è già sold out di prenotazioni per lunedì, per il grande giorno: la sala è una specie di cinema, con le sedie degradanti verso il proscenio. Saranno presenti 350 giornalisti. Ambiente perfetto per un evento storico. La febbre è alta in città, che è quasi diventata latina per l'arrivo di Pep. Su Twitter una settimana fa è circolata la foto di Guardiola in metropolitana: "Pep è già a Monaco!". Panico. Ma era soltanto un sosia, somigliante in modo formidabile. Guardiola, che parla abbastanza bene il tedesco, ha firmato col Bayern nel dicembre scorso. Con lui approderà in Baviera il suo staff: Manuel Estiarte, l'ex campione di pallanuoto che tiene le fila, i rapporti, che tesse tele, rappresenta, consiglia, suggerisce e sorride, Lorenzo Buenaventura, preparatore atletico, Carles Planchart e Domènec Torrent suoi aiutanti. A loro si uniranno Hermann Gerland, braccio destro di Heynckes, Lars Kornetka, ex analista di video dello Schalke 04 e Michael Niemayer, analista storico del Bayern.

Il giorno successivo, martedì 25, Pep inizierà il suo tour interno fra riunioni, incontri bilaterali, sopralluoghi, per capire il come il dove e il quando, per entrare nella logica perfetta di un club perfetto anche senza il triplete di quest'anno (che poi è un quadriplete se vi si aggiunge la Supercoppa tedesca). Mercoledì mattina avrà il primo incontro con i suoi nuovi giocatori. Per il pomeriggio di mercoledì e di giovedì Guardiola dirigerà i suoi primi allenamenti da tecnico del Bayern, per l'occasione all'Allianz Arena: saranno allenamenti aperti al pubblico, ma a pagamento: cinque euro. Si prevedono due (quasi) pienoni con almeno 71 mila spettatori al giorno. L'incasso servirà a riparare i danni provocati dalle recenti inondazioni in Baviera. Dal 28 giugno il Bayern, come ormai è tradizione, arriverà a Riva del Garda, per iniziare ufficialmente la preparazione estiva. Resteranno in Italia sino al 12 luglio. Il 24 è prevista la prima uscita ufficiale e non sarà una partita qualsiasi: all'Allianz Arena, per quella che è stata chiamata Coppa Uli Hoeness (i 60 anni del presidente che recentemente è stato anche lui processato per evasione fiscale) arriva, indovinate un po', il Barcellona.

Cosa porterà Guardiola al Bayern di Heynckes? Vincere di più è possibile ma non è consigliabile porselo come obiettivo. Migliorare il gioco? Difficile. Müller ha già capito tutto: "L'essere chiamati ad adattarci a Guardiola è un'occasione fantastica per evitare l'autocompiacimento". Un grande. Ma che può fare Pep per distinguere il suo presente dal passato recente di Heynckes? Quali strade per esaltarsi esaltando il suo predecessore? L'unica opzione in mano a Pep, cui la sfida del migliorare il già perfetto fa comunque venire l'acquolina alla bocca (perché è come se gli avessero chiesto di arrampicarsi su uno specchio a mani nude) cambiare stile senza cambiare identità. Cambiare abitudini in campo senza cambiare il pensiero collettivo. Precisare alcuni concetti, introdurne un paio di nuovi, magari puntare su qualche nome nuovo e su un modulo diverso (ma non troppo). Immaginiamo: difesa un po' più alta, centrocampista centrale che si abbassa per far gioco o per offrirsi come quinto di difesa in fase di non possesso palla. Oppure creare una variante numerica: ogni tanto la difesa a tre.

Certa la conferma dell'importanza degli esterni alti, che però non è detto che siano ancora Ribéry e Robben (senza nulla togliere ai loro meriti, al loro talento e al loro palmarès). Dato per scontato che Martinez e Schweinsteiger sono il sogno di qualunque allenatore (meglio ancora se affiancati da un giovane come Illarramendi), e in attesa di capire se Lewandowski arriverà o meno, o chi fra Vermaelen, Koscienly, Inigo Martinez e Mathieu verrà a riforzare il reparto difensivo (Guardiola ha qualche dubbio sui centrali di difesa), c'è già Mario Götze (annunciato, come ricorderete, la notte precedente l'andata delle semifinali di Champions contro il Barcellona). E poi non è detto che alla fine Guardiola non provi a sistemare la squadra col 4-3-3. Nel qual caso non è escluso che il prossimo centravanti del Bayern Monaco, a costo di venir meno a tutti i principi (e ai prìncipi) della tradizione tedesca, che si incarna più in Hrubesch che in Özil, non possa essere proprio uno come Götze. Alla faccia del "panzerismo".
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