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Mondiali 2014, scontro sugli orari. I giocatori: ''Non giochiamo a 40°''

A poco meno di un anno dalla rassegna iridata in programma in Brasile, i sindacati dei calciatori si scagliano contro Blatter. Nel mirino gli orari delle gare, i lunghi spostamenti, i tempi di recupero e un calendario modellato in base alle esigenze delle televisioni. Si rischia il tribunale
di ENRICO CURRO'

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MILANO - Il Mondiale brasiliano, in programma dal 12 giugno al 13 luglio 2014, arriverà soltanto in fondo alla lunga stagione che sta per cominciare: è dunque normale che per ora stia anche in fondo ai pensieri dei tifosi, occupati da campionati e coppe. Stavolta, però, è destinato a prendersi la scena con parecchio anticipo, già alla fine di agosto, dieci mesi prima del fischio d'inizio della partita inaugurale a San Paolo. La ventesima edizione della Coppa del mondo, con i suoi discussi orari e il suo calendario modellato in base alle esigenze delle televisioni, è infatti al centro di un durissimo scontro tra la Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori presieduto dall'italiano Leonardo Grosso (e in particolare con la sua costola americana, la Fifpro America assai battagliera proprio in Brasile), e la Fifa, il governo del calcio monopolizzato da Blatter. E se non si troverà una mediazione, al momento inimmaginabile, il rischio concreto è che la guerra finisca in tribunale. Oppure che il sorteggio di dicembre, per i vincoli legati alla necessità di non penalizzare dal punto di vista tecnico e logistico le nazionali più forti e all'opportunità di non trasmettere le partite a notte fonda in Europa e in Asia secondo i rispettivi fusi orari, finisca per essere troppo pilotato.

LE RICHIESTE DEI GIOCATORI - Il sindacato ha sollevato da tempo il problema degli orari di un torneo che si giocherà in un paese grande quasi quanto l'Europa intera, con distanze spesso enormi tra una sede e l'altra (tra Manaus e Porto Alegre ci sono 3100 chilometri) e soprattutto con situazioni climatiche molto diverse: così difficili, in molti casi, da condizionare sia l'esito delle partite, sia il livello dello spettacolo, sia la parità di trattamento tra le squadre, sia lo stato di salute degli stessi calciatori, soggetti alla moltiplicazione degli infortuni muscolari, al culmine di una stagione logorante. Da qui la richiesta di modificare alcuni orari (in particolare quelli della maggior parte delle 24 partite in programma alle 13), scelti in nome delle dirette televisive nei paesi europei e asiatici dove il fuso orario è spostato più avanti e l'immenso mercato dei telespettatori reclama dirette in prima serata o comunque non all'alba.

QUESTIONE CLIMA -
La recentissima esperienza della Confederations Cup ha confermato che la questione è seria: Italia-Spagna giocata a Fortaleza alle 16, Italia-Uruguay a Salvador alle 13 e la stessa finale Brasile-Spagna a Rio alle 19 hanno dimostrato la prevalenza della resistenza fisica sull'aspetto tecnico-tattico: al Mondiale un corridore riposato potrebbe essere più decisivo di un Messi stanco. Il complicato recupero dai lunghi spostamenti, inoltre, accentuerà il valore dei giorni di riposo, assegnati dalla sorte: in teoria è possibile che in finale si ritrovino una squadra riposata (7 partite in 31 giorni) e una sfinita (7 in 24 giorni). Il rischio di infortuni si moltiplicherà: gli azzurri l'hanno già verificato alla Confederations con Pirlo e Balotelli. Nessuna squadra potrà giocare nello stesso stadio fino agli ottavi di finale: i trasferimenti continui saranno la regola. Ma il colpo di grazia può darlo il clima, spesso del tutto opposto nelle 12 sedi del torneo, anche se in Brasile a giugno e luglio è inverno: accettabile nella ventilata Rio, a San Paolo e nell'interna Belo Horizonte, a Manaus in Amazzonia il clima sarà equatoriale, a Cuiaba nel Mato Grosso insopportabilmente caldo e umido, a Natal, Salvador, Recife e Fortaleza tropicale, a Curitiba e Porto Alegre freddo, a Brasilia pericolosamente secco.

L'ATTACCO DEL SINDACATO BRASILIANO -
Nel maggio scorso ad Amsterdam il direttivo della Fifpro, confortato dal parere di alcuni campioni del mondo come Piqué e Xavi, chiese lo spostamento degli orari più critici. Ma la Fifa, che ricava dai diritti televisivi e d'immagine del torneo quasi 4 miliardi di dollari (il triplo del Mondiale 2006), autorizzò semplicemente gli arbitri a qualche breve time-out secondo consuetudine del campionato brasiliano, per permettere ai calciatori di idratarsi, bevendo acqua. Così, forte del successo appena ottenuto in patria, dove non è più possibile giocare partite ufficiali prima delle 17, il sindacato brasiliano ha deciso di sferrare l'attacco. Il presidente Rinaldo Martorelli, l'ex portiere del Palmeiras degli anni Ottanta che è anche presidente della Fifpro America, ha ordinato uno studio scientifico sulla trasformazione dei parametri fisici sotto sforzo - dalla temperatura interna alla disidratazione - in base al clima e all'orario della partita. I risultati dello studio, che utilizza come parametro San Paolo rispetto alla variazioni indotte ad esempio dal clima di Manaus alle 15 e da quello di Fortaleza e Brasilia alle 13, verranno resi noti entro tre settimane. Appare scontata la richiesta di posticipare come minimo gli incontri fissati alle 13: giocare a quell'ora a Brasilia (5 partite), a Fortaleza (1), a Recife (2), a Salvador (2) e a Natal (2) equivale a un massacro, come pure a Manaus alle 15 (2 partite) o alle 16 (1).

RISCHIO TRIBUNALE -
Se la risposta della Fifa sarà ancora interlocutoria, Martorelli minaccia di portare Blatter in tribunale. "Giocare in certe condizioni è una follia", lo appoggia Grosso, presidente della Fifpro mondiale, che metterà il caso all'ordine del giorno della riunione di settembre. Intanto Prandelli, a scanso di equivoci e ben prima di sapere in quale girone capiterà e a quale tour de force sarà sottoposta la Nazionale (il più temibile è in teoria il girone E), si è già attrezzato per chiedere due o tre giornate di test clinici in primavera a Coverciano sui candidati alla lista dei 23. "L'aspetto fisico-atletico sarà così fondamentale, al Mondiale, che andrà valutato ancora più attentamente del solito, prima delle convocazioni". La Fifa, ostaggio soddisfatto delle tivù, potrebbe essere tentata dal compromesso: fissare alle 13 (l'una di notte del giorno dopo in Giappone) il maggior numero possibile di partite delle nazionali asiatiche e alle 16 (le 21 in Italia) quelle delle principali squadre europee. Ma a quel punto, che senso avrebbe il sorteggio?
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