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Il sabato nero delle due di Manchester

Lo United del dopo Ferguson incassa la terza sconfitta in sei gare: mai partenza peggiore dal 1989-90. Non va molto meglio al City, battuto nuovamente da una squadra di caratura tecnica oggettivamente inferiore
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

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LONDRA - Hanno regnato sulla Premier League per qualche anno, ma adesso sono cadute entrambe in basso, così in basso come è capitato loro raramente in epoca recente, forse il segno che qualcosa è cambiato nel calcio inglese. Manchester United e Manchester City perdono entrambe, i Diavoli Rossi 1-2 contro il West Bromwich all'Old Trafford, il City in trasferta per 2-3 contro l'Aston Villa e ora si ritrovano in una situazione a cui non erano abituate, fuori dalla zona Champions o addirittura giù verso metà classifica: il City è quinto con 10 punti in sei partite, lo United addirittura tredicesimo con 7 punti, e ormai tre sconfitte sulle prime sei gare: la sua partenza peggiore dal campionato 1989-'90. Un dramma per David Moyes, l'allenatore che non ha mai vinto niente, chiamato da Alex Ferguson, l'allenatore che ha vinto tutto, a riempire le sue ingombranti scarpe: forse avrebbe fatto meglio a restare all'Everton? Per adesso lo si dice solo sottovoce, ma il dubbio circola: se continuerà a perdere, riuscirà a mantenere la panchina o verrà licenziato? Quanto tempo gli sarà dato per fare esperienza?

E nemmeno Manuel Pellegrini è tranquillissimo sulla panchina del City: gli sceicchi di Abu Dhabi proprietari del club lo hanno voluto per fare meglio di Roberto Mancini, che una Coppa d'Inghilterra e un titolo di Premier in tre anni li ha vinti, ma per adesso il cileno sta facendo peggio, anche la sua partenza è zoppicante. Perdere contro due avversarie comunque non dello stesso rango, come West Browm e Aston Villa, è un'umiliazione per club che sono state negli ultimi cinque-sei anni le regine del campionato inglese: sembra quasi di assistere alla caduta degli dei. Per lo United c'è la parziale giustificazione che il suo goleador Robin Van Persie era assente per infortunio nel derby perso (1-4) contro il City ed è entrato solo come sostituzione in quella di oggi contro il Bromwich. Ma lo United, sotto Ferguson, non era squadra che cercava giustificazioni perché le mancava un titolare. L'impressione, dopo un mese e mezzo di torneo, è che né United né City stiano giocando al livello della scorsa stagione. Questa è appena iniziata e hanno in teoria ampio tempo per rifarsi, ma non ci sarebbe da meravigliarsi se la falsa partenza fosse il preludio a un anno sbagliato.

Sembra in effetti di essere a una svolta, a uno di quei passaggi di consegne che avvengono per motivi non sempre razionali, non dettati solo da allenatori super e campagne acquisti milionarie. Dopo qualche anno in cui dominavano le squadre di Londra, prima l'Arsenal e poi il Chelsea, la leadership della Premier League è passata a Manchester, prima allo United e poi al City e la primavera passata di nuovo allo United. Ebbene ora pare che questo sia di nuovo l'anno di Londra, con una novità in più: il ritorno dell'Arsenal, che con la vittoria nel posticipo con lo Swansea è salito da solo in vetta alla classifica, inseguito dal Tottenham, che ha pareggiato 1-1 il derby contro il Chelsea. Anche quest'ultimo, di nuovo con Josè Mourinho in panchina, non è al massimo della forma: l'ultima volta che dopo sei giornate il Chelsea aveva soltanto 11 punti fu nella stagione in cui Mou venne licenziato. Un brutto presagio?
 
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