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Inghilterra, Roy Keane replica a Ferguson: "Non sa cosa sia la lealtà"

Ad appena 24 ore dalla presentazione dell'autobiografia di Sir Alex, già montano le polemiche. L'ex irlandese dello United: "Parla male di giocatori come me e Beckham che gli abbiamo fatto vincere tutto". Ma le critiche arrivano anche dalla stampa: "Non riconosce di aver mai commesso un errore"
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

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LONDRA - C'è già un seguito all'autobiografia di Alex Ferguson, presentata ieri in un club per gentiluomini vicino a Buckingham Palace, e non è una risposta in guanti bianchi. Roy Keane, l'irlandese che ha giocato per anni nel Manchester United prima di andarsene sbattendo la porta, spara a zero sul suo ex-allenatore, che non gli ha certo risparmiato le critiche nel suo libro: "Ferguson parla tanto dell'importanza della devozione allo United, ma lui non sa neanche cosa siano devozione, lealtà, amicizia", dice Keane. "Parla male di giocatori come me, Beckham e altri che hanno dato anni della loro vita allo United e hanno contribuito a fargli vincere un sacco di trofei. Chissà cosa avrebbe detto di noi, se non avessimo vinto niente".

E Keane non è il solo a criticare Ferguson, il giorno dopo la conferenza stampa in cui "sir Alex", come gli si rivolgono tutti in pubblico da quando fu fatto cavaliere, ha promosso il suo libro, che sarà pubblicato da oggi in contemporanea in una ventina di paesi, Italia compresa (da noi esce per Bompiani). Il Times ironizza sulle parole che Ferguson ha usato per rimproverare a David Beckham i suoi errori, "forse un giorno ammetterà di avere sbagliato", sottinteso a scegliere di diventare una celebrità, a lasciare il Manchester United e ad andare in America: "E' lo sportivo più ricco e più famoso del mondo", scrive il quotidiano londinese, "chissà come deve essere pentito delle sue scelte". E altri giornali, dal Daily Mail al Sun, notano che Ferguson non riconosce di avere sbagliato mai niente in un quarto di secolo alla guida dei Red Devils: "Un dittatore convinto di essere infallibile", lo definiscono.

Ma tutti riconoscono la sua importanza. A dimostrarlo basta il rilievo dato alla presentazione del suo libro: paginate su tutti i giornali, lunghi servizi su tutti i canali tivù, qui in Gran Bretagna come del resto in mezzo mondo. Perfino il Financial Times, il più importante quotidiano finanziario d'Europa, dà oggi il titolo di apertura di prima pagina alla conferenza stampa di Ferguson, e a firmare l'articolo, a quattro mani con un altro giornalista, è addirittura il direttore del Ft, Lionel Barber. Un onore riservato solo ai capi di stato o ai leader delle più grandi aziende mondiali.

Nel libro, Ferguson racconta i particolari di un famoso episodio, la sua lite con Beckham negli spogliatoi dopo una partita: "L'ho sgridato per come aveva giocato, David mi ha risposto con un insulto, allora sono andato verso di lui. Per terra c'erano delle scarpette da football, ne ho colpita una con un calcio e questa ha raggiunto David alla testa. Lui si è alzato in piedi come per venirmi addosso, ma i compagni lo hanno fermato". Ciononostante, Ferguson conclude con un giudizio di stima verso il suo ex-giocatore, riconoscendo che è diventato un'icona dello sport mondiale e un uomo di grande successo. La prossima settimana è attesa la pubblicazione dell'autobiografia di Beckham. Vedremo se gli risponderà.
 
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