ROMA - Un Mondiale divertente, pieno di giocate 'spensierate' ma anche di un livello tattico complessivamente accettabile per squadre di ragazzini. Il titolo del mondo Under 17 va alla Nigeria, che lo agguanta per la quarta volta vincendo con un netto 3-0 la finale contro i campioni uscenti del Messico: dopo le edizioni 1985, 1993 e 2007 arriva quindi il trionfo negli Emirati Arabi. Per l'Africa invece è la sesta coppa, dopo i due acuti del Ghana nei primi anni novanta. Insomma, c'è l'abitudine alle vittorie africane, ciclicamente accompagnate dai soliti dubbi sulla efficienza delle anagrafi di quelle parti. Al di là dei sospetti sulla vera età, che poi sono tutti da dimostrare, la vittoria è frutto non solo di uno strapotere fisico, ma anche di grandi giocate dal punto di vista tecnico e di un senso del collettivo che non sempre i team del Continente Nero hanno, neanche a livello di Nazionale maggiore. In pratica, le Super Aquile, campioni d'Africa e vicine a Brasile 2014 dopo aver vinto lo spareggio d'andata in Etiopia, per crescere ancora dovrebbero abbandonare il calcio un po' ipnotico solitamente praticato e provare il calcio spettacolare dei fanciulli.
Tante belle partite, parecchi ottimi giocatori attentamente monitorati dai marpioni del calcio europeo, presenti in massa alla manifestazione. Sempre difficile azzeccare se un diciassettenne potrà fare grandissime cose quando sarà tra i grandi, ma di indizi per fare dei nomi ce ne sono tanti. Ovviamente partiamo dalla Nigeria. Il più premiato, autore di gol (6) ed assist a iosa, è stato Kelechi Iheanacho. Il suo è stato un mondiale sensazionale, anche se a nostro avviso il giocatore più 'formato' dei campioni è stato il capitano Muhammed, vera anima tattica e caratteriale della squadra. Non male neanche il portiere Alampasu, sempre pronto quando chiamato in causa.
Tra i messicani è piaciuto il senso del gol di Ochoa e la tecnica del collega di reparto Diaz, autore di un bellissimo gol negli ottavi proprio contro l'Italia. Da seguire anche il portiere Gudino, con la sola parentesi negativa di un brutto errore nella finale. Terzo posto alla Svezia, che un po' sulle orme della Svizzera (campione nel 2009, proprio in Nigeria e contro i padroni di casa) rappresenta un calcio multiculturale. E' svedese, ma non certo di origini scandinave, il capocannoniere del torneo Valmir Berisha, un tipo alla Ibra che coniuga potenza e colpi di genio. E' invece svedese 'svedese' il compagno di reparto, Gustav Engvall, altro elemento da tenere d'occhio. Nonostante sia arrivata tra le prime quattro, complessivamente sottotono l'Argentina, che in questa categoria non supera mai l'ostacolo semifinale: da segnalare l'attaccante Driussi e il centrocampista Compagnucci.
Tra le grandi deluse, primo posto al Brasile, che per il gran numero di talenti non doveva arenarsi ai quarti contro il Messico e proseguire l'astinenza da titolo che manca da 10 anni. Comunque i verdeoro hanno esibito gioiellini di primo livello. Su tutti il centrocampista Nathan, uno che alla qualità sa abbinare quantità e senso tattico. Co lui i più 'anarchici' ma spettacolari Mosquito e Boschilia: semplicamente straordinaria la loro facilità nel trovare la via del gol.
E gli azzurri? La spedizione si è fermata agli ottavi contro il Messico. La tradizione giovanile delle nostre squadre a livello Mondiale non è mai stata granchè, e questo fa pensare. Comunque la squadra di Zoratto qualcosa di buono l'ha fatta vedere. Il più convincente, nonostante qualche incertezza contro il Messico, a nostro avviso è stato il portiere Scuffet, scuola Udinese, un leader anche carismatico. Bene anche il difensore, scuola Roma, Elio Capradossi: il ragazzo di origine ugandese ha mostrato notevole personalità, con disimpegni anche rischiosi ma efficaci. Capitolo attacco. Fiuto del gol evidente per Luca Vido (Milan), mentre siamo curiosi di vedere se il potentissimo Cerri (Parma), bisognoso di raffinarsi tecnicamente, sarà in grando di mantenere l'ottimo livello attuale anche quando sarà contrastato da gente fisicamente del suo stampo.
Tante belle partite, parecchi ottimi giocatori attentamente monitorati dai marpioni del calcio europeo, presenti in massa alla manifestazione. Sempre difficile azzeccare se un diciassettenne potrà fare grandissime cose quando sarà tra i grandi, ma di indizi per fare dei nomi ce ne sono tanti. Ovviamente partiamo dalla Nigeria. Il più premiato, autore di gol (6) ed assist a iosa, è stato Kelechi Iheanacho. Il suo è stato un mondiale sensazionale, anche se a nostro avviso il giocatore più 'formato' dei campioni è stato il capitano Muhammed, vera anima tattica e caratteriale della squadra. Non male neanche il portiere Alampasu, sempre pronto quando chiamato in causa.
Tra i messicani è piaciuto il senso del gol di Ochoa e la tecnica del collega di reparto Diaz, autore di un bellissimo gol negli ottavi proprio contro l'Italia. Da seguire anche il portiere Gudino, con la sola parentesi negativa di un brutto errore nella finale. Terzo posto alla Svezia, che un po' sulle orme della Svizzera (campione nel 2009, proprio in Nigeria e contro i padroni di casa) rappresenta un calcio multiculturale. E' svedese, ma non certo di origini scandinave, il capocannoniere del torneo Valmir Berisha, un tipo alla Ibra che coniuga potenza e colpi di genio. E' invece svedese 'svedese' il compagno di reparto, Gustav Engvall, altro elemento da tenere d'occhio. Nonostante sia arrivata tra le prime quattro, complessivamente sottotono l'Argentina, che in questa categoria non supera mai l'ostacolo semifinale: da segnalare l'attaccante Driussi e il centrocampista Compagnucci.
Tra le grandi deluse, primo posto al Brasile, che per il gran numero di talenti non doveva arenarsi ai quarti contro il Messico e proseguire l'astinenza da titolo che manca da 10 anni. Comunque i verdeoro hanno esibito gioiellini di primo livello. Su tutti il centrocampista Nathan, uno che alla qualità sa abbinare quantità e senso tattico. Co lui i più 'anarchici' ma spettacolari Mosquito e Boschilia: semplicamente straordinaria la loro facilità nel trovare la via del gol.
E gli azzurri? La spedizione si è fermata agli ottavi contro il Messico. La tradizione giovanile delle nostre squadre a livello Mondiale non è mai stata granchè, e questo fa pensare. Comunque la squadra di Zoratto qualcosa di buono l'ha fatta vedere. Il più convincente, nonostante qualche incertezza contro il Messico, a nostro avviso è stato il portiere Scuffet, scuola Udinese, un leader anche carismatico. Bene anche il difensore, scuola Roma, Elio Capradossi: il ragazzo di origine ugandese ha mostrato notevole personalità, con disimpegni anche rischiosi ma efficaci. Capitolo attacco. Fiuto del gol evidente per Luca Vido (Milan), mentre siamo curiosi di vedere se il potentissimo Cerri (Parma), bisognoso di raffinarsi tecnicamente, sarà in grando di mantenere l'ottimo livello attuale anche quando sarà contrastato da gente fisicamente del suo stampo.