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Croazia, canti e saluti nazisti: Simunic sotto accusa

Il difensore della nazionale balcanica, dopo la vittoria sull'Islanda ha incitato il pubblico ad un canto che veniva utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale. Lui si dfende: "Qualcuno dovrebbe imparare un po' di storia"

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ZAGABRIA - La Croazia batte l'Islanda 2-0 e va ai mondiali, ma desta polemiche il comportamento del pubblico e di un senatore della squadra come Josip Simunic. Una serie di cori dei tifosi sono infatti apparsi di matrice filonazista, mentre Simunic è il 'protagonista' del dopo partita. Le immagini video del dopo partita mostrano il giocatore prendere in mano un microfono e gridare ai tifosi: "Per la patria!". Con il pubblico che in coro risponde: "Pronti!".

E' questo un saluto che veniva utilizzato dal regime filonazista croato durante la Seconda Guerra Mondiale. Simunic, giocatore nato in Australia, si difende sostenendo che "qualcuno dovrebbe prima imparare un po' di storia. Io non ho alcun timore. Non ho fatto niente di sbagliato, ho solo supportato la Croazia che è la mia patria - aggiunge il 35enne difensore - e se qualcuno ha qualcosa in contrario, non è un mio problema". Lo stesso canto è stato utilizzato in passato dai tifosi croati unito al saluto nazista, tanto che la Federazione è stata multata sia dalla Fifa che dalla Uefa.

Dopo le dure condanne del suo gesto da parte della stampa, del ministro dello Sport e dell'Associazione dei combattenti antifascisti croati (ex partigiani), Simunic ha giustificato il suo comportamento dicendo che per lui, nato e cresciuto all'estero (in Australia, ndr) la patria significa "amore e una lotta positiva". "Si è trattato - ha scritto su Facebook - di un gesto emotivo, e nego che abbia avuto alcuna connotazione politica, ma ero spinto solo dall'amore per il mio popolo e la mia patria". L'Associazione dei combattenti antifascisti (Saba) ha chiesto una "reazione della Federcalcio croata, per condannare la promozione di idee totalitarie", mentre il ministro dello Sport ha invitato il calciatore "a rivedersi i libri di storia".

 
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