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Vincente e provocatore, tutte le vittime di Mou

Il tecnico del Chelsea non ha perso il gusto di lanciare frecciate ai suoi avversari. Dopo Pellegrini (''faceva l'ingegnere ma non sa fare i conti'') è toccato a Wenger finire nel mirino dello Special One. Sempre più simile a Sir Alex Fergusondal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
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LONDRA - Quando arrivò in Inghilterra per la prima volta, un decennio fa, si diede da solo un soprannome alla prima conferenza stampa come allenatore del Chelsea: "The Special One", lo Speciale, perché era in quel momento il campione in carica di Champions League, titolo che aveva vinto al termine della stagione precedente con il Porto. Ma nel corso del tempo il tecnico portoghese di nomignoli se ne è sicuramente guadagnati altri. Il Vincente, per esempio, perché dovunque ha allenato ha vinto titoli e trofei. Ma anche il Provocatore, perché non si è mai tirato indietro dal lanciare frecciate velenose agli avversari. Lo ha sempre fatto: alla guida dei Blues nel suo primo "matrimonio" con il club di Roman Abramovich, all'Inter, al Real Madrid. Quando è tornato al Chelsea l'estate scorsa ha detto di essere cambiato, di essere diventato più calmo e maturo, come risultato della maggiore esperienza, delle tante vitt…
LONDRA - Quando arrivò in Inghilterra per la prima volta, un decennio fa, si diede da solo un soprannome alla prima conferenza stampa come allenatore del Chelsea: "The Special One", lo Speciale, perché era in quel momento il campione in carica di Champions League, titolo che aveva vinto al termine della stagione precedente con il Porto. Ma nel corso del tempo il tecnico portoghese di nomignoli se ne è sicuramente guadagnati altri. Il Vincente, per esempio, perché dovunque ha allenato ha vinto titoli e trofei. Ma anche il Provocatore, perché non si è mai tirato indietro dal lanciare frecciate velenose agli avversari. Lo ha sempre fatto: alla guida dei Blues nel suo primo "matrimonio" con il club di Roman Abramovich, all'Inter, al Real Madrid. Quando è tornato al Chelsea l'estate scorsa ha detto di essere cambiato, di essere diventato più calmo e maturo, come risultato della maggiore esperienza, delle tante vittorie, dell'età. Di sicuro, tuttavia, non ha perso il gusto di provocare. E negli ultimi giorni lo ha fatto ben due volte, all'indirizzo di coach dal nome non tanto più piccolo del suo.

La più recente e la più velenosa è stata ieri. Bersaglio: Arsene Wenger, l'allenatore dell'Arsenal. Che aveva osato commentare una dichiarazione di Mou secondo cui il Chelsea quest'anno non è in corsa per il titolo di Premier League, perché non è ancora pronto: in gara ci sono due "cavalli", Arsenal e Manchester City, il suo è solo un "cavallino" che ha ancora bisogno di imparare e crescere, e che dunque sarà pronto soltanto nella prossima stagione. "Parla così perché ha paura di fallire", ha detto Wenger, "se ti tiri fuori dalla corsa e poi la perdi puoi dire che non hai fallito".

In effetti il Chelsea è ora in testa al campionato inglese, dopo avere sconfitto il City in trasferta, per cui tanto "cavallino" non pare. Ma la risposta di Mourinho è schioccata lo stesso come un colpo di frusta. "Ho paura di fallire? Forse, certo, perché non sono abituato a fallire, non ho fallito molto spesso nella mia carriera. Lo specialista in fallimenti è Wenger, che da otto anni non vince più niente. Se io rimanessi al Chelsea otto anni senza vincere niente, me ne andrei da Londra e non ci tornerei mai più".

C'erano già stati battibecchi tra i due tecnici. Uno famoso fu quando Mourinho definì Wenger "un voyeur", perché parlava sempre delle altre squadre anziché della sua - come se peraltro lui lesinasse i commenti sulle formazioni rivali. "Mi dispiace di avere usato quell'espressione, mi dispiace davvero", ha osservato ieri il portoghese, ma se in cuor suo fosse dispiaciuto veramente è dubbio. "Ho rispetto per Wenger", ha aggiunto. Ma poi ha ripetuto che il francese si è dimostrato un fallimento all'Arsenal per otto anni e lasciato intendere che un allenatore dovrebbe trarne le conseguenze: "Io non chiederei al signor Abramovich otto anni di tempo per dimostrare quello che so fare. Ho un contratto di quattro anni e quando scadrà spero di ottenerne un altro sulla base dei risultati, altrimenti me ne andrei".

Tutto questo lo ha detto alla vigilia di un'altra grande sfida, contro il City di Manuel Pellegrini, oggi in Coppa d'Inghilterra. Mou aveva riservato una battutina anche a Pellegrini, la settimana scorsa. L'argomento era il medesimo: il fatto che il Chelsea, secondo Mourinho, non è in grado di competere con il City perché ha speso molto meno per la campagna acquisti estiva e invernale. Il tecnico cileno aveva replicato che hanno speso pressoché la stessa cifra. E Mou: "Pellegrini, prima di fare l'allenatore, faceva l'ingegnere. Strano che non sappia fare i conti". Quindi ha snocciolato le cifre spese da City e Chelsea, dimostrando, aritmetica alla mano, che il club di Manchester è di gran lunga quello che ha speso di più per rafforzarsi.

Ieri di frecciatine gliene ha tirata un'altra. "Se vinciamo noi, il City viene eliminato e non può vincere la Coppa d'Inghilterra. Pellegrini ha detto di avere l'obiettivo di vincere quattro titoli quest'anno, dunque ne vincerebbe al massimo tre. Che sarebbero un risultato straordinario. Ma tre non sono quattro". Come dire di nuovo che lui i conti li sa fare, anche se non è ingegnere. Un giornalista di cifre ne ha citata un'altra, il fatto che nei loro scontri diretti, tra Spagna e Inghilterra, Mourinho ha vinto nove volte e Pellegrini soltanto una. "Gli scontri sono tra squadre, non fra allenatori", ha risposto magnanimo Mou. Ma come provocatore si può dire che ha vinto 2-0, nello spazio di pochi giorni, contro due grossi calibri come Wenger e Pellegrini.

C'era un altro allenatore in Inghilterra che provocava gli avversari allo stesso modo, con la stessa frequenza e probabilmente con lo stesso obiettivo, far saltare loro i nervi e trarne profitto nella speranza di batterli sul campo: Alex Ferguson. Che forse ora, con il suo Manchester United ben lontano dalla zona Champions, e David Moyes, il successore da lui designato, sull'orlo della crisi di nervi, rimpiange di non avere scelto come erede Josè Mourinho, che ci sarebbe andato di corsa.