LONDRA - "Una buona vittoria, ma niente di straordinario. Un'altra semifinale di Champions per il Chelsea, un'altra semifinale di Champions per me". Dopo tanti anni in Inghilterra, Jose Mourinho ha appreso l'arte locale dell'"understatement", ovvero del minimizzare anziché esagerare, come quello che vince la lotteria e commenta "mica male" o il soldato che ha perso una gamba e quando gli chiedono come sta, risponde, "non troppo bene". Ma come al solito lo Speciale è furbo come una volpe: sa bene che dietro la sua (falsa) modestia c'è un record impressionante. Superando ieri sera il Psg nei quarti di finale, l'allenatore portoghese si è qualificato per le semifinali di Champions League per l'ottava volta in dieci anni con quattro squadre diverse.
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Ha cominciato nel 2003-'04 con il Porto (vinse in finale 3-0 contro il Monaco), poi con il Chelsea nel 2004-'05 (perse in semifinale con il Liverpool), di nuovo con il Chelsea nel 2006-'07 (perse in semifinale con il Liverpool ai rigori), quindi con l'Inter nel 2009-'10 (vinse in finale 2-0 contro il Bayern), poi con il Real Madrid nel 2010-'11 (perse in semifinale con il Barcellona), ancora con il Real nella stagione seguente (perse in semifinale con il Bayern ai rigori) e di nuovo con il Real l'anno scorso (eliminato in semifinale dal Borussia Dortmund). E stavolta come andrà?
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"Non importa contro chi giocheremo in semifinale", dice Mou. "Real, Barcellona, Atletico, Bayern, Manchester United, tutte squadre fortissime. Se avevo detto che le ultime otto qualificate ai quarti erano fantastiche, immaginate le quattro che si affronteranno in semifinale. Ma i nostri avversari sanno che siamo una squadra con un grande spirito, anche se non saremo al massimo del nostro potenziale per gli infortuni e le squalifiche".
Lo spirito del Chelsea, o quello di Mourinho, potrebbero portare il club londinese a fare il bis dell'impresa di due anni fa, quando vinse la Champions, con in panchina Roberto Di Matteo, quando era considerato la Cenerentola delle semifinaliste, la squadra arrivata tra le ultime quattro nel modo più improbabile, contro tutti i pronostici e sulla carta forse la più debole. Demba Ba, l'autore del raddoppio a tre minuti dalla fine che ha portato i Blues in semifinale (2-0 in casa, 1-3 a Parigi, turno superato in virtù dei gol in trasferta che valgono doppio), si è cavato qualche sassolino dalle scarpe (bullonate), rispondendo alle critiche espresse più volte da Mou ai suoi attaccanti. "Forse Josè non ha gli attaccanti di suo gradimento, ma io so che abbiamo tre grandi attaccanti che un sacco di squadre vorrebbero", ha detto dopo la partita, riferendosi a Eto'o, Torres e se stesso. Mou li ha messi in campo tutti e tre nei minuti finali della gara, quando aveva assolutamente bisogno di un'altra rete e ha vinto la scommessa. Ora li loda anche lui, a modo suo come al solito: "Ba è stato formidabile, come difensore, dopo il gol del raddoppio, come faceva Drogba in passato, capace di difendere negli ultimi minuti, se ce n'era bisogno".
Qualcuno può dire che Mourinho è stato ancora una volta fortunato: il Psg ha sfiorato al 91', su calcio d'angolo, il gol che avrebbe eliminato il Chelsea. Ma i giornali inglesi danno a Mou quel che è di Mou, riconoscendo che, in un modo o nell'altro, strappa vittorie che pochi avrebbero previsto. Il merito deve essere per forza anche suo, se non soprattutto suo. La corsa che Josè ha fatto ieri sera allo Stamford Bridge verso il grappolo dei suoi giocatori che festeggiavano il gol di Ba ha ricordato ai commentatori quella che fece nel 2004 all'Old Trafford superando il Manchester United con il Porto e approdando alla finale che poi vinse. Quella corsa non piacque a Alex Ferguson, che la considerò una provocazione. Ma stavolta lo scopo, a sentire Mou, non era celebrare e gioire: "Sono corso lì per dare loro istruzioni, per dire a Toress chi e dove marcare, per chiedere a Ba di tornare indietro e difendere, per approfittare di quel momento in cui li avevo quasi tutti insieme pronti ad ascoltarmi e ammonirli che c'erano ancora tre minuti di tempi regolamentari e tre o quattro di supplementari, insomma che il match non era finito e dovevano ancora lottare duramente per vincerlo". Tipico Mourinho, capace di pensare anche quando altri penserebbero solo a esultare. Anche per questo è lo Speciale.
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Ha cominciato nel 2003-'04 con il Porto (vinse in finale 3-0 contro il Monaco), poi con il Chelsea nel 2004-'05 (perse in semifinale con il Liverpool), di nuovo con il Chelsea nel 2006-'07 (perse in semifinale con il Liverpool ai rigori), quindi con l'Inter nel 2009-'10 (vinse in finale 2-0 contro il Bayern), poi con il Real Madrid nel 2010-'11 (perse in semifinale con il Barcellona), ancora con il Real nella stagione seguente (perse in semifinale con il Bayern ai rigori) e di nuovo con il Real l'anno scorso (eliminato in semifinale dal Borussia Dortmund). E stavolta come andrà?
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"Non importa contro chi giocheremo in semifinale", dice Mou. "Real, Barcellona, Atletico, Bayern, Manchester United, tutte squadre fortissime. Se avevo detto che le ultime otto qualificate ai quarti erano fantastiche, immaginate le quattro che si affronteranno in semifinale. Ma i nostri avversari sanno che siamo una squadra con un grande spirito, anche se non saremo al massimo del nostro potenziale per gli infortuni e le squalifiche".
Lo spirito del Chelsea, o quello di Mourinho, potrebbero portare il club londinese a fare il bis dell'impresa di due anni fa, quando vinse la Champions, con in panchina Roberto Di Matteo, quando era considerato la Cenerentola delle semifinaliste, la squadra arrivata tra le ultime quattro nel modo più improbabile, contro tutti i pronostici e sulla carta forse la più debole. Demba Ba, l'autore del raddoppio a tre minuti dalla fine che ha portato i Blues in semifinale (2-0 in casa, 1-3 a Parigi, turno superato in virtù dei gol in trasferta che valgono doppio), si è cavato qualche sassolino dalle scarpe (bullonate), rispondendo alle critiche espresse più volte da Mou ai suoi attaccanti. "Forse Josè non ha gli attaccanti di suo gradimento, ma io so che abbiamo tre grandi attaccanti che un sacco di squadre vorrebbero", ha detto dopo la partita, riferendosi a Eto'o, Torres e se stesso. Mou li ha messi in campo tutti e tre nei minuti finali della gara, quando aveva assolutamente bisogno di un'altra rete e ha vinto la scommessa. Ora li loda anche lui, a modo suo come al solito: "Ba è stato formidabile, come difensore, dopo il gol del raddoppio, come faceva Drogba in passato, capace di difendere negli ultimi minuti, se ce n'era bisogno".
Qualcuno può dire che Mourinho è stato ancora una volta fortunato: il Psg ha sfiorato al 91', su calcio d'angolo, il gol che avrebbe eliminato il Chelsea. Ma i giornali inglesi danno a Mou quel che è di Mou, riconoscendo che, in un modo o nell'altro, strappa vittorie che pochi avrebbero previsto. Il merito deve essere per forza anche suo, se non soprattutto suo. La corsa che Josè ha fatto ieri sera allo Stamford Bridge verso il grappolo dei suoi giocatori che festeggiavano il gol di Ba ha ricordato ai commentatori quella che fece nel 2004 all'Old Trafford superando il Manchester United con il Porto e approdando alla finale che poi vinse. Quella corsa non piacque a Alex Ferguson, che la considerò una provocazione. Ma stavolta lo scopo, a sentire Mou, non era celebrare e gioire: "Sono corso lì per dare loro istruzioni, per dire a Toress chi e dove marcare, per chiedere a Ba di tornare indietro e difendere, per approfittare di quel momento in cui li avevo quasi tutti insieme pronti ad ascoltarmi e ammonirli che c'erano ancora tre minuti di tempi regolamentari e tre o quattro di supplementari, insomma che il match non era finito e dovevano ancora lottare duramente per vincerlo". Tipico Mourinho, capace di pensare anche quando altri penserebbero solo a esultare. Anche per questo è lo Speciale.