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Barcellona, Luis Enrique "Oggi si compie un sogno"

Il nuovo allenatore del Barcellona si dice felicissimo della nuova avventura e non nasconde i suoi piani per il futuro. "Giocheremo all'attacco e per fare calcio spettacolo. Non ho paura dei paragoni, oggi è il più bel giorno della mia carriera sportiva"
di GIORGIO BARATTO

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BARCELLONA - E arrivò il giorno della presentazione ufficiale. Luis Enrique, che ha firmato un contratto come allenatore del Barcellona per due stagioni, torna nella città con cui disse di avere una "storia di amore", amore corrisposto dalla squadra in cui giocò come calciatore dal 1996 al 2004, dopo un burrascoso trasferimento dagli eteri rivali del Real Madrid, e dove allenò la squadra giovanile dal 2008 al 2011. L'anno successivo, anche se molti lo indicavano come il successore naturale di Pep Guardiola, Enrique passò alla Roma, dove rimase un solo anno. Oggi, dopo una comoda salvezza con il Celta Vigo nella stagione appena conclusa, è arrivato il momento del ritorno a casa.

L'INIZIO DELLA RIVOLUZIONE -
Luis Enrique è il primo pezzo di quel puzzle che si andrà formando nei prossimi mesi, quella "profonda riforma" di cui ha parlato il presidente Bartomeu, a cui si aggiungono il rinnovo del contratto di Piquè, ha firmato per il Barça fino al 2019, e quello di Messi. Ora il destino del futuro di molte stelle della squadra catalana è nelle sue mani, e considerando che nel suo Barça B dei record, mai la squdra giovanile del Barcellona aveva raggiunto il terzo posto della Liga Adelante fino al 2011, erano presenti Tello, Pedro e Busquets è logico che le prime domande durante la presentazione del nuovo allenatore vadano nella direzione volta a scoprire il futuro del Barcellona. "Preferisco non parlare dei singoli giocatori, - spiega Luis ENrique, - abbiamo tempo per lavorare e prendere decisioni. La mia stagione comincia oggi e dovremo decidere molte cose e spero di riportare la squadra al posto dove merita, ma è presto per parlare di nomi".
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"SI AVVERA UN SOGNO" - E l'austuriano esordisce spiegando come vive questa prima giornata da allenatore del Barça. "Oggi è un giorno molto speciale per me, un giorno in cui cominciamo a costruire un nuovo Barcellona - ammette un emozionato Luis Enrique - È un giorno in cui si compiono i sogni di ogni allenatore. Quando sono andato via perché non ho mai pensato di poter tornare da allenatore del Barça, ci speravo, ma quando ti poni simili mete difficilmente si avverano. Per questo oggi si avvera un sogno".
E con il 44enne asturiano, almeno nelle dichiarazioni di dirigenza e allenatore, si tornerà a vedere il Barcellona che il mondo ha ammirato negli ultimi anni. "Come giocherà la mia squadra? Giocherà all'attacco, nel modo che ha fatto il Barcellona negli ultimi tempi, quel tipo di gioco che ha meravigliato il mondo -  spiega Luis Enrique -  Avremo bisogno di equilibrio in difesa, questo è chiaro. Ed è il mio compito trovarlo. Comunque, non c'è miglior modo di difendersi se non quello di tenere la palla. Se gli avversari non hanno controllo del pallone non possono farti gol. È una filosofia che da anni è propria del Barcellona. C'è spazio per migliorarla, per evoluzionare e questo è quello che mi riprometto come allenatore. Giocheremo in maniera che possa divertire gli amanti del bel calcio. Mi sento pronto per farlo e a far sì che i giocatori mi seguano".
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ESPERIENZA ROMANA - C'è anche spazio per parlare del passato romano di Luis Enrique, e l'allenatore si toglie qualche sassolino dalla scarpa. "Quello della Roma era un progetto che si sarebbe potuto portare a termine in tre/quattro anni - ammette Luis - Era appena subentrata una nuova dirigenza, venni scelto come primo allenatore per iniziare questo progetto che prevedeva una ristrutturazione alla base. Però io decisi di andarmene dopo un anno quindi il progetto non si è potuto portare a termine". E il nuovo allenatore del Barça non lascia spazio a eventuali strascichi polemici. "Si è scritto che nel mio ultimo giorno di allenatore della Roma Francesco Totti sia venuto a chiedermi spiegazioni e a lamentarsi del mio modo di gestire lui e la squadra - racconta Enrique - ma è una delle tante leggende che girano intorno al nostro sport, così come quella che dice che io sia ancora arrabbiato con Tassotti. Le notizie vengono travisate dalle agenzie, dai giornali, dal copia e incolla, è uscita in Italia ed è rimbalzata qui in Spagna, ma so come vanno queste cose e non mi toccano. Con Francesco, con il "Capitano" (sic), ho un ottimo rapporto e gli mando un saluto".

BELLO, ALTO E SIMPATICO - "Arrivo in un momento negativo del Club, negativo tra virgolette - ammette l'asturiano - il Barça ha vinto molto in questi anni e lo ha fatto nella maniera come solo il Barcellona ha saputo fare. So che le esigenze sono altissime e sono felice di accettare la sfida. Se dovessi rendermi conto di non essere all'altezza sarò il primo a farmi da parte, ma al momento se ho accettato l'offerta del club è perché sono convinto di poter vincere e di farlo divertendo". A chi gli chiede come si difinirebbe come allenatore, Luis Enrique la mette sul ridere: "Bello, alto, simpatico e asturiano. Il lavoro di un allenatore è complesso, - scende poi in dettaglio - deve essere un leader, saper motivare, prendere decisioni gestire l'ego dei componenti della squadra e farsi ascoltare dai propri giocatori. Ed è quello che cercherò di fare qui".

TER STEGEN - Anche se Luis Enrique non si è voluto sbottonare troppo per quel che riguarda il mercato futuro del Barcellona, per domani è prevista la presentazione del primo acquisto della stagione: il tedesco André Ter Stegen, ormai ex-portiere del Borussia Monchengladbach. Ma anche per lui il ruolo da titolare non è assicurato, perché pare che il Barça si stia muovendo per trovare un altro massimo difensore. Il profondo rinnovamento della squadra catalana, annunciato dal presidente Bartomeu, è iniziato.
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