ROMA - Fino a qualche anno fa, se veniva chiesto ad un appassionato islandese di sport quale fosse il suo idolo, c'erano concrete possibilità che la risposta andasse su Olafur Stefansson. Per chi non lo sapesse, il prode Olafur è un fuoriclasse della pallamano, sport popolarissimo nella terra dei ghiacchi, tanto da innalzare per la prima volta una squadra nazionale sul podio olimpico (argento a Pechino nel 2008). Ora però, il 'rischio' è che tra i più giovani ma non solo, il preferito possa essere Gylfi Sigurdsson, o magari il portiere Halldorsson, o chissà, Kolbeinn Sigthorsson, Hallfredsson del Verona, Birkir Bjarnason del Pescara. Sono alcuni dei pilastri della nazionale di calcio che, complici - ma non solo - le nuove regole elastiche dell'Uefa che prevedono un ampio lotto di qualificate alla fase finale dell'Europeo, stanno facendo sognare un passaporto per la storia. Complici ma non solo, perché l'Islanda il girone può direttamente vincerlo, senza stare a fare calcoli per il secondo posto o sperare nel contentino del play off aperto addirittura alle terze dei gironi. Prima il successo nettissimo contro la Turchia (che ha smarrito lo spirito guerriero e naviga con un solo punto), poi la trasferta vincente in Lettonia contro una squadra arcigna in fase difensiva che non regala niente, quindi la straordinaria vittoria contro l'Olanda ed il primo posto a pari punti con la Repubblica ceca.
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E' abbastanza per sognare e dare una connotazione calcistica ad una nazione nota ai più soprattutto per due eventi planetari. Il summit tra Reagan e Gorbaciov nel 1985 e, tredici anni prima, la leggendaria sfida di scacchi, in una sorta di delirio psicologico da guerra fredda, tra il sovietico Boris Spasskij e lo statunitense Bobby Fisher. Proprio Fisher, la cui genialità era pari solo alla scarsa attitudine per la socializzazione, scelse proprio l'Islanda per trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Già, perché quella strana fusione tra ghiaccio e fuoco, i Geyser, l'abilitabilità solo sulle coste (poco più di 300.000 abitanti per un territorio che misura un terzo dell'Italia) danno un senso di isolamento dal resto del mondo.
E il calcio che c'entra? Fino a pochi anni fa niente. Scorrendo l'album delle varie nazionali, i 'non qualificata' o addirittura 'non partecipante' si succedono senza soluzione di continuità. Solo qualche lampo. Un grande giocatore, Arnór Gudjohnsen, che andava forte nelle file dell'Anderlecht, il figlio Eidur, stella di notevole talento che ha brillato soprattutto nel Chelsea. Tra i due addirittura un incrocio, a Tallinn, diciotto anni or sono, quando il padre giocò titolare contro l'Estonia ed uscì proprio per far posto il figlio. Poi altri lampi sul campo, ma sempre meno episodici. Ne sa qualcosa Marcello Lippi, che alla prima della sua cavalcata da ct verso il titolo mondiale il Germania, in Islanda lasciò le penne nell'agosto del 2004.
La vera svolta una dozzina di anni fa, strutturale nel vero senso della parola. C'era solo un campo regolare al coperto, poi ne sono sorti altri, e altri ancora. Una manna per il sistema calcistico, collegato a quello scolastico. E i talenti hanno trovato la massima fertilità in quell'erba sintetica. Non si tratta solo di allegri dilettanti, come è ancora possibile definire i ragazzi dello Stjarnan, eliminati dall'Inter nel play off di Europa League è famosi per le loro esultanze, ma fior di professionisti che giocano in campionati europei molto rinomati. E i risultati non sono mancati. Il mondiale in Brasile mancato di un soffio, perso ai play off contro una squadra di tradizione contro la Croazia, ora il sogno Europeo. Dopo l'impresa con l'Olanda è sempre più vicino alla realtà.
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E' abbastanza per sognare e dare una connotazione calcistica ad una nazione nota ai più soprattutto per due eventi planetari. Il summit tra Reagan e Gorbaciov nel 1985 e, tredici anni prima, la leggendaria sfida di scacchi, in una sorta di delirio psicologico da guerra fredda, tra il sovietico Boris Spasskij e lo statunitense Bobby Fisher. Proprio Fisher, la cui genialità era pari solo alla scarsa attitudine per la socializzazione, scelse proprio l'Islanda per trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Già, perché quella strana fusione tra ghiaccio e fuoco, i Geyser, l'abilitabilità solo sulle coste (poco più di 300.000 abitanti per un territorio che misura un terzo dell'Italia) danno un senso di isolamento dal resto del mondo.
E il calcio che c'entra? Fino a pochi anni fa niente. Scorrendo l'album delle varie nazionali, i 'non qualificata' o addirittura 'non partecipante' si succedono senza soluzione di continuità. Solo qualche lampo. Un grande giocatore, Arnór Gudjohnsen, che andava forte nelle file dell'Anderlecht, il figlio Eidur, stella di notevole talento che ha brillato soprattutto nel Chelsea. Tra i due addirittura un incrocio, a Tallinn, diciotto anni or sono, quando il padre giocò titolare contro l'Estonia ed uscì proprio per far posto il figlio. Poi altri lampi sul campo, ma sempre meno episodici. Ne sa qualcosa Marcello Lippi, che alla prima della sua cavalcata da ct verso il titolo mondiale il Germania, in Islanda lasciò le penne nell'agosto del 2004.
La vera svolta una dozzina di anni fa, strutturale nel vero senso della parola. C'era solo un campo regolare al coperto, poi ne sono sorti altri, e altri ancora. Una manna per il sistema calcistico, collegato a quello scolastico. E i talenti hanno trovato la massima fertilità in quell'erba sintetica. Non si tratta solo di allegri dilettanti, come è ancora possibile definire i ragazzi dello Stjarnan, eliminati dall'Inter nel play off di Europa League è famosi per le loro esultanze, ma fior di professionisti che giocano in campionati europei molto rinomati. E i risultati non sono mancati. Il mondiale in Brasile mancato di un soffio, perso ai play off contro una squadra di tradizione contro la Croazia, ora il sogno Europeo. Dopo l'impresa con l'Olanda è sempre più vicino alla realtà.