Serbia-Albania, scambi di accuse. Platini: "E se sotto il drone c'era una bomba?"
Non si placano le polemiche dopo gli incidenti di Belgrado, con accuse reciproche. L'Uefa apre un'inchiesta, il presidente della Fifa Blatter: "Il calcio non va strumentalizzato a fini politici". Dure le parole del presidente del massimo organismo europeodi MARCO ERCOLE
ROMA - "Immaginate se sotto il drone ci fosse stata una bomba": il presidente dell'Uefa, Michel Platini, a Tf1 torna su Serbia-Albania. "Gli episodi verificatisi sono vergognosi, immaginate cosa sarebbe successo se sotto il drone ci fosse stata una bomba. E' molto pericoloso, soprattutto in quei paesi dove la tensione politica è alta".
UEFA APRE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE - L'Uefa ha aperto un procedimento disciplinare sui fatti occorsi ieri sera nel corso del match fra Serbia ed Albania a Belgrado. Il massimo organismo continentale fa sapere che "sono stati aperti procedimenti disciplinari nei confronti della Federcalcio serba (FSS) per l'accensione/lancio di fumogeni e petardi (Articolo 16 (2) (b) e (c) dei Regolamenti Disciplinari UEFA), disordini pubblici (Art. 16 (2) (h) DR), invasione di campo dei tifosi (Art. 16 (2) (a) DR), organizzazione insufficiente (Art. 16 (1) DR) e uso di puntatori laser (Art. 16 (2) (d) DR). Sono stati aperti proce…
UEFA APRE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE - L'Uefa ha aperto un procedimento disciplinare sui fatti occorsi ieri sera nel corso del match fra Serbia ed Albania a Belgrado. Il massimo organismo continentale fa sapere che "sono stati aperti procedimenti disciplinari nei confronti della Federcalcio serba (FSS) per l'accensione/lancio di fumogeni e petardi (Articolo 16 (2) (b) e (c) dei Regolamenti Disciplinari UEFA), disordini pubblici (Art. 16 (2) (h) DR), invasione di campo dei tifosi (Art. 16 (2) (a) DR), organizzazione insufficiente (Art. 16 (1) DR) e uso di puntatori laser (Art. 16 (2) (d) DR). Sono stati aperti proce…
ROMA - "Immaginate se sotto il drone ci fosse stata una bomba": il presidente dell'Uefa, Michel Platini, a Tf1 torna su Serbia-Albania. "Gli episodi verificatisi sono vergognosi, immaginate cosa sarebbe successo se sotto il drone ci fosse stata una bomba. E' molto pericoloso, soprattutto in quei paesi dove la tensione politica è alta".
UEFA APRE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE - L'Uefa ha aperto un procedimento disciplinare sui fatti occorsi ieri sera nel corso del match fra Serbia ed Albania a Belgrado. Il massimo organismo continentale fa sapere che "sono stati aperti procedimenti disciplinari nei confronti della Federcalcio serba (FSS) per l'accensione/lancio di fumogeni e petardi (Articolo 16 (2) (b) e (c) dei Regolamenti Disciplinari UEFA), disordini pubblici (Art. 16 (2) (h) DR), invasione di campo dei tifosi (Art. 16 (2) (a) DR), organizzazione insufficiente (Art. 16 (1) DR) e uso di puntatori laser (Art. 16 (2) (d) DR). Sono stati aperti procedimenti disciplinari anche nei confronti della Federcalcio albanese (FShF) per il rifiuto di giocare (Art. 27 (1) Regolamenti Competizioni UEFA) e l'esposizione di uno striscione illecito (Art. 16 (2) (e) DR)". Il caso verrà esaminato dall'Organo di Controllo, Etica e Disciplina Uefa il 23 ottobre.
LA QUESTIONE KOSOVARA - Non era una semplice partita di calcio, si sapeva. Serbia da una parte, Albania dall'altra. A dividerle, la diversa considerazione sull'indipendenza del Kosovo (ex regione serba a larga maggioranza albanese) mai riconosciuta dal governo di Belgrado. Spirito identitario e di appartenenza, rivendicazioni territoriali e nazionalismo. C'era tutti i presupposti per una gara ad alta tensione, insomma. Ma in pochi si immaginavano che l'incontro di calcio potesse trasformarsi in una notte di ordinaria follia. Un vero incubo, soprattutto per i giocatori albanesi che a un certo punto se la sono vista davvero brutta: "L'atmosfera era quella di una guerra", racconta il portiere dell'Albania Etrit Berisha. "Siamo venuti a Belgrado per giocare a calcio ma siamo stati aggrediti dai tifosi serbi", spiega incredulo il capitano della nazionale albanese Lorik Cana.
CANA: "AGGREDITI DA TIFOSI SERBI E DALLA SICUREZZA" - La scintilla la innesca Mitrovic, che afferra la bandiera della "Grande Albania" con la scritta "Kosovo autoctono" portata in campo dal drone. Un gesto non gradito dai giocatori albanesi (più che altro a livello simbolico) e così Bekim Balaj è andato a prendersi il vessillo. È a quel punto che sono entrati dei tifosi serbi in campo - tra cui "Ivan il Terribile", vecchia conoscenza del calcio italiano - e uno di loro ha colpito con una sedia il calciatore albanese. Cana è intervenuto per difendere il compagno, colpendo e placcando nel vero senso della parola il tifoso: "Volevamo solo prendere il vessillo - continua Cana - e tutto sarebbe tornato alla normalità, ma poi siamo stati aggrediti. Ho visto un tifoso serbo con una sedia che si scagliava contro i miei compagni, dovevo difenderli. Ho delle ferite sul viso, Taulant Xhaka (difensore del Basilea, ndr) ha il naso e gli occhi gonfi e doloranti. Il personale di sicurezza invece di proteggerci ci ha attaccato. I delegati UEFA hanno visto quello che è successo, volevano far riprendere la partita con lo stadio vuoto, ma era davvero impossibile tornare in campo. Vedremo quando si potrà rigiocare questa partita e se la giustizia prevarrà. Il calcio è stato creato come un gioco per divertirsi, non per assistere a scene simili".
TARE: "IN TRIBUNA È SUCCESSO DI TUTTO" - Tanta paura, insomma. Soprattutto dopo l'incontro con la squadra blindata negli spogliatoi prima di essere scortata in albergo. Il caos, ovviamente, si è verificato anche sugli spalti come racconta il ds della Lazio Igli Tare presente ieri a Belgrado: "Mi dispiace che non abbia vinto lo sport, doveva unire questi due Paesi. Purtroppo invece è successo di tutto: tanta gente in tribuna minacciava, ma altrettanta ci ha difeso con dignità. Non mi piace fare il politico, sono un ambasciatore del mio Paese. Dico solo che non dobbiamo guardare indietro ma avanti. Ovviamente siamo orgogliosi della nostra storia e delle nostre radici e lo avete visto nel momento in cui i giocatori hanno difeso la nostra bandiera in mezzo al campo". Il dirigente della Lazio ha puntato il dito sull'organizzazione e la preparazione dell'incontro: "Doveva essere messa in atto una campagna di sensibilizzazione di questa partita per togliere tensione, invece ho constatato con grande interesse che nelle ultime tre settimane, sia da parte della stampa serba che albanese, sia stata buttata benzina sul fuoco per questa partita mettendoci dentro aspetti politici invece di quello sportivi. Poi sono d'accordo con De Biasi quando dice che lo stadio non era attrezzato per ospitare questa partita. Conosco bene l'impianto, ci sono stato altre volte e sapevo che una gara ad alto rischio come quella di ieri non doveva svolgersi a Belgrado. Basti pensare che, passando con la macchina di fronte all'albergo dove risiedeva l'Albania prima della gara, c'erano 500-600 militari serbi con le auto blindate davanti all'hotel".
"IL FRATELLO DEL PREMIER NON PILOTAVA IL DRONE" - Una cordone di sicurezza che si è intensificato ulteriormente nel post partita. E solo in tarda notte è stato possibile il ritorno a casa dei calciatori e della delegazione albanese, tra cui anche Orfi Rama il fratello del primo ministro Edil Rama, accusato dai media serbi di essere il "pilota" del drone: "Era a fianco a me allo stadio - rivela Tare - e aveva solo una macchina fotografica. È stato raggiunto dalla polizia, che gli ha preso l'apparecchio, lo ha controllato e subito riconsegnato. Poi insieme all'altra parte della delegazione albanese è andato all'aeroporto ed è tornato regolarmente a Tirana. Tutte le altre notizie sono infondate". Alle 3.25 del mattino, c'erano più cinquemila albanesi all'aeroporto di Tirana ad attendere i giocatori: "Prima della partita - commenta Etrit Berisha - sapevamo che tutta la nazione ci stava seguendo per questo incontro importantissimo, è stato emozionante. Abbiamo combattuto per loro". Appena tornati in patria, Cana ha parlato di nuovo in conferenza stampa: "Un paio di giocatori sono stati feriti. Mi auguro che i rapporti tra i due Paesi tornino alla normalità. Ciò che è importante è che abbiamo onorato la maglia per 40 minuti". E che il "bollettino di guerra" si sia fermato a due feriti.
MINISTRO DEGLI ESTERI SERBO: "PROVOCAZIONE ALBANESE" - Il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, ha definito una "provocazione politica" l'episodio del drone che ha innescato gli incidenti: "La Serbia non ha alcuna responsabilità per l'interruzione del match", ha commentato Dacic al quotidiano 'Blic'. "Se qualcuno della Serbia avesse esposto una bandiera della Grande Serbia a Tirana o Pristina il caso sarebbe già all'ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu". A quanto pare è stato Olsi Rama, fratello del premier albanese Edi Rama, a pilotare il drone. "E' particolarmente problematico il fatto che sia stato il fratello del primo ministro albanese, che qui dovrebbe essere un ospite. Questo conferisce a tutto il caso una dimensione politica e una provocazione politica". Olsi Rama è stato fermato dalla polizia nella tribuna Vip dello stadio. Il drone, secondo le ricostruzioni, sarebbe partito dall'esterno dell'impianto di Belgrado. Il fratello del premier, che ha un passaporto statunitense, è stato rilasciato poche ore dopo e ha lasciato il paese insieme alla nazionale albanese nella notte di martedì.
FEDERCALCIO SERBA DIFENDE MITROVIC - "E' stato un diversivo politico premeditato". La Federcalcio serba punta il dito contro l'Albania, e difende Mitrovic, che ha preso subito la bandiera della Grande Albania "perchè gli animi non si surriscaldassero e la partita potesse continuare, ma i giocatori avversari lo hanno aggredito. E vogliamo sottolineare che i nostri tifosi non hanno mai sventolato alcuna bandiera ostile nei confronti dell'Albania anche se questo non giustifica l'invasione di campo da parte di certi individui", precisano facendo sapere che a riguardo, "dopo aver rivisto le immagini, presenteremo una denuncia".
TOMOVIC: "ABBIAMO EVITATO IL CAOS" - "Il mio unico intento era quello di riportare la calma", commenta Nenad Tomovic, difensore serbo della Fiorentina sul sito del club viola. "Quello che è successo ieri è assolutamente deprecabile. Noi giocatori in panchina ci siamo accorti subito che, se la bandiera non fosse stata portata via rapidamente da qualcuno, molto probabilmente ci sarebbe stata un'invasione dei nostri tifosi per farla sparire, per questo ci siamo precipitati in campo. In ogni caso il mio unico intento era quello di riportare la calma ed insieme ad alcuni miei compagni abbiamo anche aiutato qualche giocatore dell'Albania a rientrare negli spogliatoi".
BLATTER: "NON A STRUMENTALIZZAZIONI" - Dura la presa di posizione del presidente della Fifa, Joseph Blatter: "Il calcio non deve mai essere utilizzato per messaggi politici. Condanno energicamente quello che è successo ieri sera a Belgrado".
LA CONDANNA DELL'UE - "La politica non sia guidata dalle provocazioni da stadio, e per questo evidenziamo l'importanza della cooperazione regionale e la prevista visita del premier Edi Rama in Serbia dei prossimi giorni": così Maja Kocijancic,un portavoce dell'Alto rappresentante Ue Catherine Ashton.
UEFA APRE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE - L'Uefa ha aperto un procedimento disciplinare sui fatti occorsi ieri sera nel corso del match fra Serbia ed Albania a Belgrado. Il massimo organismo continentale fa sapere che "sono stati aperti procedimenti disciplinari nei confronti della Federcalcio serba (FSS) per l'accensione/lancio di fumogeni e petardi (Articolo 16 (2) (b) e (c) dei Regolamenti Disciplinari UEFA), disordini pubblici (Art. 16 (2) (h) DR), invasione di campo dei tifosi (Art. 16 (2) (a) DR), organizzazione insufficiente (Art. 16 (1) DR) e uso di puntatori laser (Art. 16 (2) (d) DR). Sono stati aperti procedimenti disciplinari anche nei confronti della Federcalcio albanese (FShF) per il rifiuto di giocare (Art. 27 (1) Regolamenti Competizioni UEFA) e l'esposizione di uno striscione illecito (Art. 16 (2) (e) DR)". Il caso verrà esaminato dall'Organo di Controllo, Etica e Disciplina Uefa il 23 ottobre.
LA QUESTIONE KOSOVARA - Non era una semplice partita di calcio, si sapeva. Serbia da una parte, Albania dall'altra. A dividerle, la diversa considerazione sull'indipendenza del Kosovo (ex regione serba a larga maggioranza albanese) mai riconosciuta dal governo di Belgrado. Spirito identitario e di appartenenza, rivendicazioni territoriali e nazionalismo. C'era tutti i presupposti per una gara ad alta tensione, insomma. Ma in pochi si immaginavano che l'incontro di calcio potesse trasformarsi in una notte di ordinaria follia. Un vero incubo, soprattutto per i giocatori albanesi che a un certo punto se la sono vista davvero brutta: "L'atmosfera era quella di una guerra", racconta il portiere dell'Albania Etrit Berisha. "Siamo venuti a Belgrado per giocare a calcio ma siamo stati aggrediti dai tifosi serbi", spiega incredulo il capitano della nazionale albanese Lorik Cana.
CANA: "AGGREDITI DA TIFOSI SERBI E DALLA SICUREZZA" - La scintilla la innesca Mitrovic, che afferra la bandiera della "Grande Albania" con la scritta "Kosovo autoctono" portata in campo dal drone. Un gesto non gradito dai giocatori albanesi (più che altro a livello simbolico) e così Bekim Balaj è andato a prendersi il vessillo. È a quel punto che sono entrati dei tifosi serbi in campo - tra cui "Ivan il Terribile", vecchia conoscenza del calcio italiano - e uno di loro ha colpito con una sedia il calciatore albanese. Cana è intervenuto per difendere il compagno, colpendo e placcando nel vero senso della parola il tifoso: "Volevamo solo prendere il vessillo - continua Cana - e tutto sarebbe tornato alla normalità, ma poi siamo stati aggrediti. Ho visto un tifoso serbo con una sedia che si scagliava contro i miei compagni, dovevo difenderli. Ho delle ferite sul viso, Taulant Xhaka (difensore del Basilea, ndr) ha il naso e gli occhi gonfi e doloranti. Il personale di sicurezza invece di proteggerci ci ha attaccato. I delegati UEFA hanno visto quello che è successo, volevano far riprendere la partita con lo stadio vuoto, ma era davvero impossibile tornare in campo. Vedremo quando si potrà rigiocare questa partita e se la giustizia prevarrà. Il calcio è stato creato come un gioco per divertirsi, non per assistere a scene simili".
TARE: "IN TRIBUNA È SUCCESSO DI TUTTO" - Tanta paura, insomma. Soprattutto dopo l'incontro con la squadra blindata negli spogliatoi prima di essere scortata in albergo. Il caos, ovviamente, si è verificato anche sugli spalti come racconta il ds della Lazio Igli Tare presente ieri a Belgrado: "Mi dispiace che non abbia vinto lo sport, doveva unire questi due Paesi. Purtroppo invece è successo di tutto: tanta gente in tribuna minacciava, ma altrettanta ci ha difeso con dignità. Non mi piace fare il politico, sono un ambasciatore del mio Paese. Dico solo che non dobbiamo guardare indietro ma avanti. Ovviamente siamo orgogliosi della nostra storia e delle nostre radici e lo avete visto nel momento in cui i giocatori hanno difeso la nostra bandiera in mezzo al campo". Il dirigente della Lazio ha puntato il dito sull'organizzazione e la preparazione dell'incontro: "Doveva essere messa in atto una campagna di sensibilizzazione di questa partita per togliere tensione, invece ho constatato con grande interesse che nelle ultime tre settimane, sia da parte della stampa serba che albanese, sia stata buttata benzina sul fuoco per questa partita mettendoci dentro aspetti politici invece di quello sportivi. Poi sono d'accordo con De Biasi quando dice che lo stadio non era attrezzato per ospitare questa partita. Conosco bene l'impianto, ci sono stato altre volte e sapevo che una gara ad alto rischio come quella di ieri non doveva svolgersi a Belgrado. Basti pensare che, passando con la macchina di fronte all'albergo dove risiedeva l'Albania prima della gara, c'erano 500-600 militari serbi con le auto blindate davanti all'hotel".
"IL FRATELLO DEL PREMIER NON PILOTAVA IL DRONE" - Una cordone di sicurezza che si è intensificato ulteriormente nel post partita. E solo in tarda notte è stato possibile il ritorno a casa dei calciatori e della delegazione albanese, tra cui anche Orfi Rama il fratello del primo ministro Edil Rama, accusato dai media serbi di essere il "pilota" del drone: "Era a fianco a me allo stadio - rivela Tare - e aveva solo una macchina fotografica. È stato raggiunto dalla polizia, che gli ha preso l'apparecchio, lo ha controllato e subito riconsegnato. Poi insieme all'altra parte della delegazione albanese è andato all'aeroporto ed è tornato regolarmente a Tirana. Tutte le altre notizie sono infondate". Alle 3.25 del mattino, c'erano più cinquemila albanesi all'aeroporto di Tirana ad attendere i giocatori: "Prima della partita - commenta Etrit Berisha - sapevamo che tutta la nazione ci stava seguendo per questo incontro importantissimo, è stato emozionante. Abbiamo combattuto per loro". Appena tornati in patria, Cana ha parlato di nuovo in conferenza stampa: "Un paio di giocatori sono stati feriti. Mi auguro che i rapporti tra i due Paesi tornino alla normalità. Ciò che è importante è che abbiamo onorato la maglia per 40 minuti". E che il "bollettino di guerra" si sia fermato a due feriti.
MINISTRO DEGLI ESTERI SERBO: "PROVOCAZIONE ALBANESE" - Il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, ha definito una "provocazione politica" l'episodio del drone che ha innescato gli incidenti: "La Serbia non ha alcuna responsabilità per l'interruzione del match", ha commentato Dacic al quotidiano 'Blic'. "Se qualcuno della Serbia avesse esposto una bandiera della Grande Serbia a Tirana o Pristina il caso sarebbe già all'ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu". A quanto pare è stato Olsi Rama, fratello del premier albanese Edi Rama, a pilotare il drone. "E' particolarmente problematico il fatto che sia stato il fratello del primo ministro albanese, che qui dovrebbe essere un ospite. Questo conferisce a tutto il caso una dimensione politica e una provocazione politica". Olsi Rama è stato fermato dalla polizia nella tribuna Vip dello stadio. Il drone, secondo le ricostruzioni, sarebbe partito dall'esterno dell'impianto di Belgrado. Il fratello del premier, che ha un passaporto statunitense, è stato rilasciato poche ore dopo e ha lasciato il paese insieme alla nazionale albanese nella notte di martedì.
FEDERCALCIO SERBA DIFENDE MITROVIC - "E' stato un diversivo politico premeditato". La Federcalcio serba punta il dito contro l'Albania, e difende Mitrovic, che ha preso subito la bandiera della Grande Albania "perchè gli animi non si surriscaldassero e la partita potesse continuare, ma i giocatori avversari lo hanno aggredito. E vogliamo sottolineare che i nostri tifosi non hanno mai sventolato alcuna bandiera ostile nei confronti dell'Albania anche se questo non giustifica l'invasione di campo da parte di certi individui", precisano facendo sapere che a riguardo, "dopo aver rivisto le immagini, presenteremo una denuncia".
TOMOVIC: "ABBIAMO EVITATO IL CAOS" - "Il mio unico intento era quello di riportare la calma", commenta Nenad Tomovic, difensore serbo della Fiorentina sul sito del club viola. "Quello che è successo ieri è assolutamente deprecabile. Noi giocatori in panchina ci siamo accorti subito che, se la bandiera non fosse stata portata via rapidamente da qualcuno, molto probabilmente ci sarebbe stata un'invasione dei nostri tifosi per farla sparire, per questo ci siamo precipitati in campo. In ogni caso il mio unico intento era quello di riportare la calma ed insieme ad alcuni miei compagni abbiamo anche aiutato qualche giocatore dell'Albania a rientrare negli spogliatoi".
BLATTER: "NON A STRUMENTALIZZAZIONI" - Dura la presa di posizione del presidente della Fifa, Joseph Blatter: "Il calcio non deve mai essere utilizzato per messaggi politici. Condanno energicamente quello che è successo ieri sera a Belgrado".
LA CONDANNA DELL'UE - "La politica non sia guidata dalle provocazioni da stadio, e per questo evidenziamo l'importanza della cooperazione regionale e la prevista visita del premier Edi Rama in Serbia dei prossimi giorni": così Maja Kocijancic,un portavoce dell'Alto rappresentante Ue Catherine Ashton.