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Calcio, dal Brasile alla Turchia: i cinque mesi terribili di Prandelli

A giugno il tecnico era partito per il mondiale con gli azzurri tra i favoriti: ora dopo i clamorosi flop in Champions League e in campionato (ultimo il 4-0 contro il modesto Basaksehir) rischia di essere esonerato dal Galatasaray
di MAURIZIO CROSETTI

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ROMA - In una crudele manciata di mesi, meno di cinque, Cesare Prandelli è passato dal pessimo mondiale brasiliano agli incubi di Istanbul, dall'esangue e ingrato Balotelli al concreto rischio di esonero, senza farsi mancare Felipe Melo (a volte ritornano) e una Champions League da paura. La panchina del Galatasaray è imbottita di chiodi, e non si vede come il buon Cesare possa ribaltare questo triste destino sportivo. E' la vita degli allenatori, lo sa pure lui, ma forse qui si stanno battendo tutti i record.

L'ultima partita, Prandelli l'ha persa domenica per 4-0 contro il Basaksehir, squadra conosciuta a malapena dai propri tifosi, e una quaterna era appena stata inflitta al Galatasaray dal Borussia Dortmund, che per lo meno è una grande d'Europa. I giocatori difendono l'ex tecnico azzurro, si prendono la colpa ma sanno perfettamente che in questi casi è la testa del capo a cadere, non certo la loro. E può succedere presto.
Ma cos'è accaduto a Prandelli, per infilare una serie tanto ripetuta di errori? Prima la discutibile gestione del mondiale, cominciando dalla scelta del "resort" come ritiro un po' troppo isolato, poi le incertezze di formazione, i moduli repentinamente cambiati, l'impossibilità di cavare una reazione dagli azzurri, le sconfitte contro Costarica e Uruguay. In Brasile è finita come sappiamo, cioè malissimo, mentre Prandelli ancora aspettava Balotelli e Cassano. E dopo, per lui, è andata pure peggio: un frettoloso sì al Galatasaray, squadra non priva di denaro e ambizioni (l'anno scorso cacciò la Juve dalla Champions), ma in evidente confusione societaria e tecnica. Troppe vecchie glorie, un universo distante anni luce da quello di Prandelli. Era proprio il caso di accettare così alla svelta, quasi senza pensarci? Una sfida a suo modo coraggiosa, che qualcuno ha interpretato però come una fuga. Oggi, quel sì rischia di essere pagato carissimo.

Se fosse rimasto un po' tranquillo, a riflettere su come gira il vento nella carriera di un allenatore e a ricaricare le batterie, Prandelli avrebbe certamente avuto un'occasione migliore: forse, chissà, addirittura la Juventus dopo il precipitoso addio di Conte. E comunque, con i chiari di luna al Napoli, all'Inter e non solo, un'opportunità italiana non sarebbe mancata, come ovviamente non mancherà in futuro. Tutto, a bocce ferme, sarebbe stato meglio di questa inutile esperienza turca, ammesso che esistano esperienze inutili: a volte, proprio le più traumatiche si rivelano alla lunga le più preziose, ma vallo a dire adesso a Cesare.

Resta da capire cosa sia accaduto davvero a un allenatore che aveva lavorato molto bene nei club (Parma e Fiorentina soprattutto) e in nazionale, fino allo sciagurato Brasile, ottenendo un secondo posto europeo senza disporre di fenomeni. Qualcosa ha cominciato a vacillare ai tempi del famoso "codice etico", improvvisamente elastico, infine lo scollamento con parte degli azzurri: alcuni ingrati, altri assai modesti in campo, altri solo realisti. Prandelli ha scelto la svolta totale, un'esperienza diversa anche dal punto di vista umano, ma la porta del Galatasaray si è riempita di palloni. Troppi, per chiunque.
 
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