LONDRA - E' una stagione strana, questa, per la Premier League: il Chelsea è partito a razzo e secondo alcuni commentatori ha già vinto il campionato, il Southampton è sorprendentemente secondo, tutte le altri grandi stanno, chi più chi meno, deludendo. E il risultato è che le panchine più importanti traballano, con la forte possibilità di un cambio di allenatori a torneo in corso o al più tardi in estate. Soltanto uno, Josè Mourinho, per ora sorride.
Il primo sotto accusa è Arsene Wenger, da 18 anni alla guida dell'Arsenal, che all'inizio ha portato a una serie di squillanti successi, vincendo la Premier a ripetizione e portando a casa altri trofei, con un gioco come forse non si è più visto per fluidità e spettacolo. "Gli invincibili" era soprannominata la squadra londinese nei primi anni Duemila. Ma poi per un decennio non hanno vinto più niente, con la parziale consolazione della Coppa d'Inghilterra la primavera scorsa. E adesso va peggio che mai: è fuori dalle prime quattro posizioni, ha perso in casa sabato contro il Manchester United, la qualificazione in Champions è incerta, il gioco non brilla, i nuovi acquisti non rendono. A lungo considerato intoccabile, Wenger non lo è più. Ieri Alisher Usmanov, miliardario russo e secondo maggiore azionista dell'Arsenal, ha detto esplicitamente in un'intervista che Wenger, pur bravissimo in passato, "ha commesso errori" e ha lasciato intendere che "se non riesce a imparare dai propri errori" dovrà andarsene. Il primo errore è non avere rafforzato a sufficienza o in modo giusto la squadra "per poter competere a livello europeo con Chelsea, City, Real Madrid, Barcellona, Bayern". Quanto dipenda da Wenger il rafforzamento del suo team, è opinabile, ma il tecnico francese ha ampi poteri all'Arsenal. E comunque, pur avendo finora sempre raggiunto il traguardo minimo di qualificarsi per la Champions, con tutti i soldi che questo obiettivo porta con sé, è troppo tempo che l'Arsenal vince poco o nulla rispetto alle sue ambizioni. Stamane un columnist del Times scrive chiaramente che, se i risultati non cambiano in fretta, Wenger dovrebbe essere licenziato. Sarebbe la fine di un'era paragonabile quasi a quella di Alex Ferguson al Manchester United (anche se con minore successo).
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Un altro a rischio è Brendan Rodgers. Dopo una stagione incredibile in cui, con una formazione giudicata inferiore alle altre, il suo Liverpool ha sfiorato il titolo in Premier e ha chiuso comunque al secondo posto, l'avvio del nuovo campionato è stato un disastro, accompagnato da analoghe delusioni in una Champions faticosamente riconquistata dopo una lunga assenza. Se l'Arsenal è a un passo dalle "top four", le prime quatro posizioni, il Liverpool è più vicino alla zona retrocessione che alla testa. L'ultima umiliazione è stata la sconfitta per 3-1 con la neo promossa Crystal Palace. L'attenuante è che se ne è andato Suarez, il goleador-"cannibale", l'uomo dei morsi e degli insulti razzisti agli avversari ma pure il capocannoniere della passata stagione. Doveva rimpiazzarlo almeno in parte Balotelli, ma il suo arrivo è stato finora frustrante. "Mi rendo conto che la mia posizione è in pericolo", ha ammesso Rogers dopo la batosta contro il Palace. L'allievo di Mourinho, giudicato uno dei migliori tecnici britannici della nuova generazione, potrebbe essere esonerato molto presto. Come per Wenger, se rimane al suo posto dipende più dall'impossibilità di trovare un allenatore alla sua altezza con cui sostituirlo che dalla convinzione che possa rimediare una situazione che si è drammaticamente incrinata.
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E rischia perfino Manuel Pellegrini al Manchester City, pur essendo terzo in classifica e prevedibilmente in grado di sorpassare presto il Southampton per dare poi l'inseguimento alla capolista Chelsea. Se verrà eliminato in Champions, e ci vorrebbe un miracolo per evitarlo, se non farà il bis in Premier o non porterà almeno in bacheca qualche altra coppa, il cileno potrebbe fare la fine di Mancini, cacciato dopo avere vinto un campionato. Anche lui probabilmente a fine stagione, sia per attendere l'esito delle sfide ancora aperte, sia nella speranza che per l'estate si liberi qualche grosso nome da mettere al suo posto.
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Non sta tropo tranquillo neppure Louis Van Gaal sulla panchina del Manchester United. Prometteva di fare sfracelli in tre mesi, finora invece i Red Devils sono andati così così, e soltanto la vittoria esterna sull'Arsenal, che ha permesso loro di risalire al quarto posto, ha rasserenato un po' l'ambiente. Nonostante i gol a ripetizione di Rooney (che segna anche in nazionale, avvicinandosi al record assoluto di Bobby Charlton), a dispetto di una dispendiosa campagna acquisti, lo United sembra avviato a un'altra stagione di transizione, nella migliore delle ipotesi il suo traguardo al momento appare quello di tornare a qualificarsi per la Champions. Ma non è detto che il club punterà su Van Gaal con maggiore fiducia di quella riposta l'anno scorso in David Moyes. Neanche l'olandese è più sicuro di diventare l'erede a lungo termine di Ferguson.
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C'è però da meditare su analisi e indiscrezioni di questo genere. Alan Pardew, l'allenatore del Newcastle, stava per essere licenziato dopo un mese di campionato, in cui la sua squadra non ne azzeccava una giusta e sembrava addirittura destinata a lottare per la retrocessione. Allo stadio i tifosi chiedevano apertamente la sua testa. Ma Pardew ha tenuto duro, la società gli ha dato tempo e adesso il Newcastle è quinto in classifica solo in virtù della differenza gol, a parità di punti con il Manchester United quarto. A dimostrazione che nel calcio bastano due o tre partite per ribaltare reputazione e giudizi. Il viaggio dalla polvere agli altari, e viceversa, può durare 180 minuti o poco più.
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Il primo sotto accusa è Arsene Wenger, da 18 anni alla guida dell'Arsenal, che all'inizio ha portato a una serie di squillanti successi, vincendo la Premier a ripetizione e portando a casa altri trofei, con un gioco come forse non si è più visto per fluidità e spettacolo. "Gli invincibili" era soprannominata la squadra londinese nei primi anni Duemila. Ma poi per un decennio non hanno vinto più niente, con la parziale consolazione della Coppa d'Inghilterra la primavera scorsa. E adesso va peggio che mai: è fuori dalle prime quattro posizioni, ha perso in casa sabato contro il Manchester United, la qualificazione in Champions è incerta, il gioco non brilla, i nuovi acquisti non rendono. A lungo considerato intoccabile, Wenger non lo è più. Ieri Alisher Usmanov, miliardario russo e secondo maggiore azionista dell'Arsenal, ha detto esplicitamente in un'intervista che Wenger, pur bravissimo in passato, "ha commesso errori" e ha lasciato intendere che "se non riesce a imparare dai propri errori" dovrà andarsene. Il primo errore è non avere rafforzato a sufficienza o in modo giusto la squadra "per poter competere a livello europeo con Chelsea, City, Real Madrid, Barcellona, Bayern". Quanto dipenda da Wenger il rafforzamento del suo team, è opinabile, ma il tecnico francese ha ampi poteri all'Arsenal. E comunque, pur avendo finora sempre raggiunto il traguardo minimo di qualificarsi per la Champions, con tutti i soldi che questo obiettivo porta con sé, è troppo tempo che l'Arsenal vince poco o nulla rispetto alle sue ambizioni. Stamane un columnist del Times scrive chiaramente che, se i risultati non cambiano in fretta, Wenger dovrebbe essere licenziato. Sarebbe la fine di un'era paragonabile quasi a quella di Alex Ferguson al Manchester United (anche se con minore successo).
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Un altro a rischio è Brendan Rodgers. Dopo una stagione incredibile in cui, con una formazione giudicata inferiore alle altre, il suo Liverpool ha sfiorato il titolo in Premier e ha chiuso comunque al secondo posto, l'avvio del nuovo campionato è stato un disastro, accompagnato da analoghe delusioni in una Champions faticosamente riconquistata dopo una lunga assenza. Se l'Arsenal è a un passo dalle "top four", le prime quatro posizioni, il Liverpool è più vicino alla zona retrocessione che alla testa. L'ultima umiliazione è stata la sconfitta per 3-1 con la neo promossa Crystal Palace. L'attenuante è che se ne è andato Suarez, il goleador-"cannibale", l'uomo dei morsi e degli insulti razzisti agli avversari ma pure il capocannoniere della passata stagione. Doveva rimpiazzarlo almeno in parte Balotelli, ma il suo arrivo è stato finora frustrante. "Mi rendo conto che la mia posizione è in pericolo", ha ammesso Rogers dopo la batosta contro il Palace. L'allievo di Mourinho, giudicato uno dei migliori tecnici britannici della nuova generazione, potrebbe essere esonerato molto presto. Come per Wenger, se rimane al suo posto dipende più dall'impossibilità di trovare un allenatore alla sua altezza con cui sostituirlo che dalla convinzione che possa rimediare una situazione che si è drammaticamente incrinata.
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E rischia perfino Manuel Pellegrini al Manchester City, pur essendo terzo in classifica e prevedibilmente in grado di sorpassare presto il Southampton per dare poi l'inseguimento alla capolista Chelsea. Se verrà eliminato in Champions, e ci vorrebbe un miracolo per evitarlo, se non farà il bis in Premier o non porterà almeno in bacheca qualche altra coppa, il cileno potrebbe fare la fine di Mancini, cacciato dopo avere vinto un campionato. Anche lui probabilmente a fine stagione, sia per attendere l'esito delle sfide ancora aperte, sia nella speranza che per l'estate si liberi qualche grosso nome da mettere al suo posto.
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Non sta tropo tranquillo neppure Louis Van Gaal sulla panchina del Manchester United. Prometteva di fare sfracelli in tre mesi, finora invece i Red Devils sono andati così così, e soltanto la vittoria esterna sull'Arsenal, che ha permesso loro di risalire al quarto posto, ha rasserenato un po' l'ambiente. Nonostante i gol a ripetizione di Rooney (che segna anche in nazionale, avvicinandosi al record assoluto di Bobby Charlton), a dispetto di una dispendiosa campagna acquisti, lo United sembra avviato a un'altra stagione di transizione, nella migliore delle ipotesi il suo traguardo al momento appare quello di tornare a qualificarsi per la Champions. Ma non è detto che il club punterà su Van Gaal con maggiore fiducia di quella riposta l'anno scorso in David Moyes. Neanche l'olandese è più sicuro di diventare l'erede a lungo termine di Ferguson.
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C'è però da meditare su analisi e indiscrezioni di questo genere. Alan Pardew, l'allenatore del Newcastle, stava per essere licenziato dopo un mese di campionato, in cui la sua squadra non ne azzeccava una giusta e sembrava addirittura destinata a lottare per la retrocessione. Allo stadio i tifosi chiedevano apertamente la sua testa. Ma Pardew ha tenuto duro, la società gli ha dato tempo e adesso il Newcastle è quinto in classifica solo in virtù della differenza gol, a parità di punti con il Manchester United quarto. A dimostrazione che nel calcio bastano due o tre partite per ribaltare reputazione e giudizi. Il viaggio dalla polvere agli altari, e viceversa, può durare 180 minuti o poco più.
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