ROMA - Da Torino a Sydney passando per Delhi. Sognando la California e, perché no, un giorno anche l'Africa. Non è il diario di una viaggiatrice incallita ma l'obiettivo di una ragazza palermitana di poco più di trent'anni con un'unica grande passione: Alessandro Del Piero. Lucia Bordonaro fa la giornalista. Tranne quando molla tutto per qualche mese e si mette sulle tracce del suo idolo. E quindi, dopo il doloroso addio ai colori bianconeri, indossati per quasi 20 anni, Lucia ha cominciato a seguire il "capitano" in giro per il mondo. Sessantamila chilometri, forse anche qualcosa in più, prima per andare in Australia e poi, qualche settimana fa, per raggiungere l'India dove Ale guida i Dynamos Delhi. Senza contare i viaggi della memoria sulle tracce del numero 10: basta sfogliare le foto su Facebook per scoprire che Lucia è approdata persino nella nursery dell'ospedale di Conegliano Veneto, quella nella quale il futuro campione ha emesso i suoi primi vagiti: "Quanto ho investito in questi anni per Del Piero? Non lo so, mai fatto i conti. So che in tasca mi resta sempre pochissimo ma che comunque, tutto quello che spendo per Ale è un regalo che mi rallegra la vita".
Lucia è una "predestinata". Famiglia juventina fino al midollo - "però nessuno mi ha imposto di fare il tifo, è stata una mia libera scelta - infanzia trascorsa a vedere vecchi filmati di Sivori e quelli un po' più recenti di Michel Platini: "Poi ho conosciuto Baggio ed è stato subito amore. Solo che ci ha "traditi", se n'è andato quando all'orizzonte è spuntato questo ragazzino veneto per cui ho perso la testa". Un ragazzino capace di vincere tutto con la maglia bianconera, sempre nel segno dell'eleganza e della buona educazione: "Mai una parola fuori posto, mai un gesto scomposto. Ale è eleganza pura, impossibile non innamorarsi di lui". Sarà, tante fan l'hanno applaudito dagli spalti ma non sono certo andate dall'altro capo del mondo solo per seguire i suoi allenamenti: "Dopo l'addio alla Juve e l'approdo al Sydney, ho immediatamente avuto l'idea di andare a trovarlo. Perché Ale io lo seguivo da un sacco di tempo: il primo incontro con lui è datato 5 settembre 2004, prima di Italia-Norvegia 2-1 che si giocò allo stadio di Palermo. Lo beccai in albergo e gli dissi: "Grazie del gol di tacco contro il Torino". Lui mi sorrise e mi fece l'occhiolino. E gli ho anche portato bene perché nella partita successiva con la Nazionale andò ancora una volta a segno...".
La prima foto con il capitano - "mai chiamato Ale, davanti a lui divento timida, per me resta solo il "capitano"" - dopo un Palermo-Juventus: "Gli portai alcuni articoli che avevo scritto su di lui per il "Giornale di Sicilia". Chissà se ce li ha ancora". Trasferte a Torino e in giro per l'Italia, fra campionato e Champions, emozioni a raffica e vittorie una dopo l'altra. Ma il 5 settembre del 2012 arriva la conferenza stampa che spezza il cuore di Lucia: "Lo guardavo in tv e piangevo. Al Lingotto annunciava di aver scelto Sydney e mi crollò il mondo addosso: 32 mila km andata e ritorno, un giorno e mezzo di viaggio, benedetto "capitano" giusto dall'altra parte del mondo dovevi andare?". Lucia, però, non è una che si arrende tanto facilmente: "Decisi che sarei partita per il mio trentesimo compleanno, mi abbonai al Sydney e spulciai tutte le offerte di voli low-cost per l'Australia. E a febbraio del 2013 mi presentai al campus della Mcquarie University per assistere al mio primo allenamento". Alessandro era lì, che scherzava con i compagni e piazzava all'angolino decine di punizioni. "In mano avevo un paio di peluche, un'aquila e un delfino, da consegnare al "capitano". Perché sapevo che in un tema, da ragazzino, Ale aveva paragonato la sua famiglia a una fattoria: il padre orso, la mamma canguro - premonizione australiana? - il fratellino delfino e lui, appunto un'aquila. Alla fine dell'allenamento mi sono avvicinata e lui, sentendo che ero venuta da Palermo solo per rivederlo, mi ha abbracciata. Praticamente stavo svenendo per l'emozione".
La delpierina folle resta in Australia un mese, non si perde un allenamento, vede tre gare della "sua" nuova squadra del cuore - due vittorie e, purtroppo, anche una sconfitta - prima di tornare a casa a malincuore: "Sapevo che l'avrei rivisto, prima o poi. Certo che il trasferimento in India proprio non l'avevo messo nel conto. In fondo, tra i 16 mila km e passa per Sydney e gli 8 mila per Delhi ci ho anche guadagnato. Solo che riabbracciarlo è stata durissima". Misure di sicurezza fuori dal comune, custodi dello stadio che non si lasciano commuovere nemmeno da una ragazza indifesa che arriva da lontano solo per salutare il suo idolo: "Alla fine, però, ho mostrato a una guardia le mie foto con Del Piero e si è convinto a farmi entrare. Il "capitano" ha sgranato gli occhi, non se l'aspettava. Abbiamo scattato un paio di foto insieme, si è messo a chiacchierare con me sotto il pullman, mi ha chiesto più volte come stavo. E' stato molto carino, come sempre. In India sono rimasta otto giorni, ho visto la città che è bellissima e l'immancabile Taj Mahal, anche se dopo tutto quello che avevo letto sui giornali, stupri e violenze, non posso certo dire di essere partita tranquilla per questa vacanza".
Adesso Lucia è tornata, ha ripreso il suo lavoro a Roma dove da oltre un anno raccoglie i soldi per trasferirsi a Sydney, ma già pensa ai prossimi viaggi: "Gira voce che la famiglia di Ale si sia stabilita in California. Penso che quella potrebbe essere la prossima meta. E poi dove si va, "capitano"? Magari in Africa? Saresti il primo calciatore al mondo a giocare in cinque continenti, sono pronta a seguirti anche lì. Eppure, lo sai quale sarebbe il mio più grande sogno? Portarti a Palermo con la tua splendida famiglia a mangiare un'arancina. Sono sicura, ce la farò". Come dubitarne?
Lucia è una "predestinata". Famiglia juventina fino al midollo - "però nessuno mi ha imposto di fare il tifo, è stata una mia libera scelta - infanzia trascorsa a vedere vecchi filmati di Sivori e quelli un po' più recenti di Michel Platini: "Poi ho conosciuto Baggio ed è stato subito amore. Solo che ci ha "traditi", se n'è andato quando all'orizzonte è spuntato questo ragazzino veneto per cui ho perso la testa". Un ragazzino capace di vincere tutto con la maglia bianconera, sempre nel segno dell'eleganza e della buona educazione: "Mai una parola fuori posto, mai un gesto scomposto. Ale è eleganza pura, impossibile non innamorarsi di lui". Sarà, tante fan l'hanno applaudito dagli spalti ma non sono certo andate dall'altro capo del mondo solo per seguire i suoi allenamenti: "Dopo l'addio alla Juve e l'approdo al Sydney, ho immediatamente avuto l'idea di andare a trovarlo. Perché Ale io lo seguivo da un sacco di tempo: il primo incontro con lui è datato 5 settembre 2004, prima di Italia-Norvegia 2-1 che si giocò allo stadio di Palermo. Lo beccai in albergo e gli dissi: "Grazie del gol di tacco contro il Torino". Lui mi sorrise e mi fece l'occhiolino. E gli ho anche portato bene perché nella partita successiva con la Nazionale andò ancora una volta a segno...".
La prima foto con il capitano - "mai chiamato Ale, davanti a lui divento timida, per me resta solo il "capitano"" - dopo un Palermo-Juventus: "Gli portai alcuni articoli che avevo scritto su di lui per il "Giornale di Sicilia". Chissà se ce li ha ancora". Trasferte a Torino e in giro per l'Italia, fra campionato e Champions, emozioni a raffica e vittorie una dopo l'altra. Ma il 5 settembre del 2012 arriva la conferenza stampa che spezza il cuore di Lucia: "Lo guardavo in tv e piangevo. Al Lingotto annunciava di aver scelto Sydney e mi crollò il mondo addosso: 32 mila km andata e ritorno, un giorno e mezzo di viaggio, benedetto "capitano" giusto dall'altra parte del mondo dovevi andare?". Lucia, però, non è una che si arrende tanto facilmente: "Decisi che sarei partita per il mio trentesimo compleanno, mi abbonai al Sydney e spulciai tutte le offerte di voli low-cost per l'Australia. E a febbraio del 2013 mi presentai al campus della Mcquarie University per assistere al mio primo allenamento". Alessandro era lì, che scherzava con i compagni e piazzava all'angolino decine di punizioni. "In mano avevo un paio di peluche, un'aquila e un delfino, da consegnare al "capitano". Perché sapevo che in un tema, da ragazzino, Ale aveva paragonato la sua famiglia a una fattoria: il padre orso, la mamma canguro - premonizione australiana? - il fratellino delfino e lui, appunto un'aquila. Alla fine dell'allenamento mi sono avvicinata e lui, sentendo che ero venuta da Palermo solo per rivederlo, mi ha abbracciata. Praticamente stavo svenendo per l'emozione".
La delpierina folle resta in Australia un mese, non si perde un allenamento, vede tre gare della "sua" nuova squadra del cuore - due vittorie e, purtroppo, anche una sconfitta - prima di tornare a casa a malincuore: "Sapevo che l'avrei rivisto, prima o poi. Certo che il trasferimento in India proprio non l'avevo messo nel conto. In fondo, tra i 16 mila km e passa per Sydney e gli 8 mila per Delhi ci ho anche guadagnato. Solo che riabbracciarlo è stata durissima". Misure di sicurezza fuori dal comune, custodi dello stadio che non si lasciano commuovere nemmeno da una ragazza indifesa che arriva da lontano solo per salutare il suo idolo: "Alla fine, però, ho mostrato a una guardia le mie foto con Del Piero e si è convinto a farmi entrare. Il "capitano" ha sgranato gli occhi, non se l'aspettava. Abbiamo scattato un paio di foto insieme, si è messo a chiacchierare con me sotto il pullman, mi ha chiesto più volte come stavo. E' stato molto carino, come sempre. In India sono rimasta otto giorni, ho visto la città che è bellissima e l'immancabile Taj Mahal, anche se dopo tutto quello che avevo letto sui giornali, stupri e violenze, non posso certo dire di essere partita tranquilla per questa vacanza".
Adesso Lucia è tornata, ha ripreso il suo lavoro a Roma dove da oltre un anno raccoglie i soldi per trasferirsi a Sydney, ma già pensa ai prossimi viaggi: "Gira voce che la famiglia di Ale si sia stabilita in California. Penso che quella potrebbe essere la prossima meta. E poi dove si va, "capitano"? Magari in Africa? Saresti il primo calciatore al mondo a giocare in cinque continenti, sono pronta a seguirti anche lì. Eppure, lo sai quale sarebbe il mio più grande sogno? Portarti a Palermo con la tua splendida famiglia a mangiare un'arancina. Sono sicura, ce la farò". Come dubitarne?