ATENE - E' finita l'avventura di Rino Gattuso sulla panchina dell'Ofi Creta. L'ex giocatore rossonero ha presentato "le proprie irrevocabili dimissioni, con effetto immediato" dal club greco di prima divisione. La decisione fa seguito agli ultimi gravi episodi di una lunghissima serie, che prosegue inininterrottamente dall'inizio della corrente stagione: lunedì scorso, dopo la pausa natalizia, parecchi calciatori non si sono presentati agli allenamenti e altri hanno manifestato la stessa intenzione, se non verranno loro garantiti gli stipendi. Tale situazione - unita al blocco parziale del mercato di gennaio da parte della Federazione greca calcio (all'Ofi è consentito di tesserare soltanto calciatori greci, di cui uno solo over 24 e i restanti under 24), al rischio di penalizzazione in classifica e alla costante scoperta di debiti pregressi e di cause vecchie e nuove intentate dai creditori - "rende oggettivamente impossibile continuare con serietà e con la necessaria serenità il lavoro dell'allenatore e del suo staff, già provati da 6 mesi di stillicidio per le enormi difficoltà logistiche quotidiane, che pure hanno affrontato con abnegazione, senza mai indietreggiare e cercare alibi".
Gattuso, che è già rientrato in Italia, si è rivolto ai tifosi dell'Ofi: "Avevo già segnalato per tempo pubblicamente, prima col famoso sfogo dello scorso mese di settembre diffuso dai media e poi con le dimissioni di ottobre rientrate per volontà dei tifosi, la deriva in atto. Mi ero convinto che fosse possibile arginarla, raddoppiando la fatica e un impegno già totalizzante. Non immaginavo che i problemi sarebbero ulteriormente aumentati, fino a rendere vano qualsiasi tentativo di superarli. Mi dispiace tantissimo per la gente di Creta, che non merita tutto questo, e per l'isola, dove con la mia famiglia e con i miei collaboratori mi sono trovato benissimo. Ne serberò un ricordo magnifico. Ho lottato con tutte le mie forze per l'Ofi, senza lesinare l'impegno anche economico: non soltanto non ho percepito tutti gli stipendi, ma ho pagato di tasca mia alcune spese del club. Tuttavia non è questo il punto. Io sono abituato a combattere, come testimonia tutta la mia carriera sportiva, e l'attaccamento alla maglia è da sempre il mio credo: intendo trasmetterlo ai calciatori che alleno. Purtroppo stavolta mi sono dovuto arrendere: l'attuale situazione va ben oltre le mie forze. Rimanere ancora, senza alcuna reale prospettiva di evitare il naufragio societario e sportivo, sarebbe stato poco dignitoso e soprattutto poco rispettoso verso la gente di Creta".
"Che ringrazio - prosegue l'ex allenatore del Palermo - assieme a quei dirigenti, a quei dipendenti e a quei calciatori dell'Ofi che fino all'ultimo mi hanno sostenuto in una battaglia durata sei mesi, durante i quali, non certo per mia volontà, sono stato costretto a ricoprire svariati ruoli di supplenza da dirigente, senza potermi dedicare esclusivamente a fare l'allenatore, compito per il quale ero stato ingaggiato nel luglio scorso dall'allora presidente, il signor Manthos Poulinakis, e che avevo accettato con un entusiasmo che non è mai venuto meno. Fino a quando, lunedì scorso, ho trovato la squadra dimezzata al campo d'allenamento e altri calciatori che battevano cassa da me. A quel punto ho capito che i miei sforzi erano stati davvero vani. Auguro all'Ofi e ai suoi tifosi un futuro più sereno e i migliori successi".
Gattuso, che è già rientrato in Italia, si è rivolto ai tifosi dell'Ofi: "Avevo già segnalato per tempo pubblicamente, prima col famoso sfogo dello scorso mese di settembre diffuso dai media e poi con le dimissioni di ottobre rientrate per volontà dei tifosi, la deriva in atto. Mi ero convinto che fosse possibile arginarla, raddoppiando la fatica e un impegno già totalizzante. Non immaginavo che i problemi sarebbero ulteriormente aumentati, fino a rendere vano qualsiasi tentativo di superarli. Mi dispiace tantissimo per la gente di Creta, che non merita tutto questo, e per l'isola, dove con la mia famiglia e con i miei collaboratori mi sono trovato benissimo. Ne serberò un ricordo magnifico. Ho lottato con tutte le mie forze per l'Ofi, senza lesinare l'impegno anche economico: non soltanto non ho percepito tutti gli stipendi, ma ho pagato di tasca mia alcune spese del club. Tuttavia non è questo il punto. Io sono abituato a combattere, come testimonia tutta la mia carriera sportiva, e l'attaccamento alla maglia è da sempre il mio credo: intendo trasmetterlo ai calciatori che alleno. Purtroppo stavolta mi sono dovuto arrendere: l'attuale situazione va ben oltre le mie forze. Rimanere ancora, senza alcuna reale prospettiva di evitare il naufragio societario e sportivo, sarebbe stato poco dignitoso e soprattutto poco rispettoso verso la gente di Creta".
"Che ringrazio - prosegue l'ex allenatore del Palermo - assieme a quei dirigenti, a quei dipendenti e a quei calciatori dell'Ofi che fino all'ultimo mi hanno sostenuto in una battaglia durata sei mesi, durante i quali, non certo per mia volontà, sono stato costretto a ricoprire svariati ruoli di supplenza da dirigente, senza potermi dedicare esclusivamente a fare l'allenatore, compito per il quale ero stato ingaggiato nel luglio scorso dall'allora presidente, il signor Manthos Poulinakis, e che avevo accettato con un entusiasmo che non è mai venuto meno. Fino a quando, lunedì scorso, ho trovato la squadra dimezzata al campo d'allenamento e altri calciatori che battevano cassa da me. A quel punto ho capito che i miei sforzi erano stati davvero vani. Auguro all'Ofi e ai suoi tifosi un futuro più sereno e i migliori successi".