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Atletico Madrid, che festa per Torres: in 45 mila alla presentazione

L'attaccante torna nella sua Madrid dopo sette anni. La presentazione ufficiale al Vicente Calderon ha richiamato più di 45 mila persone. "Ho vinto tanto in carriera, - ha detto l'attaccante spagnolo, - Ma mi manca vincere qualcosa d'importante con l'Atletico." Il debutto, forse, in Coppa del Re mercoledì 7 contro il Real Madrid.
di GIORGIO BARATTO

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MADRID - La fila dei tifosi per entrare, le stime parlano di 45 mila persone, faceva il giro dello stadio Vicente Calderon due ore prima dell'inizio della cerimonia di presentazione ufficiale del giocatore. Per fortuna dei molti appassionati dell'Atletico la temperatura nella capitale spagnola oggi sfiorava i 15 gradi, molti di più a quanto si erano abituati in questi giorni, ma a scaldare definitivamente i cuori dei tifosi ci ha pensato Fernando Torres quando è sceso in campo a palleggiare con la maglia dei Colchoneros numero 19, colori che lo accompagneranno per il prossimo anno e mezzo, proprio come aveva smesso di fare sette anni fa, quando aveva lasciato Madrid per Liverpool.

GIORNO SPECIALE - Il colpo d'occhio, all'interno del Calderon è impressionante. Lo stadio è pieno come in una giornata di Liga, e poco importa se Torres arriva con il solito iberico ritardo (la conferenza stampa è cominciata 20 minuti più tardi del dovuto) oggi c'è da applaudire un "niño" che torna a casa dopo sette anni. Ed è così che lo spiega il Presidente dell'Atletico Enrique Cerezo: "Oggi è un giorno speciale per tutti i tifosi dell'Atletico Madrid. Finalmente, Fernando torna a casa, - dice ai microfoni della sala d'onore del Calderon il Presidente, - Sette anni fa, in questo stesso stadio, io e Fernando ci siamo salutati, ma entrambi sapevamo che non era un addio, bensì un arrivederci, un arrivederci che finalmente diventa realtà. Questo ritorno va al di là del professionismo di un grande calciatore, si sposa con l'affetto e l'attaccamento ai colori del Club di un grande uomo."

"EMOZIONATO, QUASI NON CI CREDO"
- Da parte sua Fernando Torres sembra davvero un bambino che ha ricevuto un regalo speciale da parte dei Re Magi (in Spagna la Befana non la conoscono), sorride, con gl occhi ludici. "Per me è un giorno emozionante, felice, quasi non ci credo di essere tornato. Ma so che a partire da domini dovrò pensare solo a giocare a calcio, - risponde l'ex milanista alle prime domande ufficiali della stampa, - Ho sempre seguito l'Atletico in questi anni. Andandomene, sette anni fa, sapevo che era una scelta obbligata affinché il Club potesse crescere e io potessi maturare come calciatore. Ho vinto tanto, ma quel che mi è mancato è poter vincere con L'Atletico."

SIMEONE E I COMPAGNI - E oltre a ritrovare la squadra che l'ho lanciato, Torres ritrova un ex compagno di squadra come allenatore, Diego Simeone. "Il Cholo è stato importantissimo per il mio ritorno, - spiega Torres, - Mi ha sempre fatto sentire la sua fiducia, il suo appoggio. Lo conosco bene come compagno di squadra, adesso dovrò imparare a conoscerlo come allenatore." Torres parla umilmente del suo ritorno, sa che non sarà una prima donna, che il posto in squadra dovrà sudarselo. "Nell'ultimo anno ho imparato a conoscere un Atletico Campione, - racconta, - Ho gioito quando vinceva e sofferto quando ha perso quello che sembrava già nostro a pochi minuti dalla fine. A partire da domani spero che i miei compagni e il corpo tecnico mi aiutino a capire com'è questa squadra vivendola da dentro. Io da parte mia non vedo l'ora d'indossare la maglia dell'Atletico e scendere in campo."

DOMENICA IN FAMIGLIA - Non c'è tempo per dire molto altro: "Non vorrei far aspettare troppo i tifosi sulle gradinate," spiega Fernando Torres. Scende a cambiarsi e a indossare la sua nuova maglia, ma prima i ringraziamenti di rito: grazie al presidente, al direttore tecnico, all'allenatore, per il Milan nemmeno una parola, ormai appartiene al passato. È strano, ma quando riappare sul prato del Vicente Calderon sotto gli applausi dei suoi tifosi, Fernando Torres, accompagnato dal figlio e dalla figlia in tenuta da Colchoneros, non ricorda neppure da lontano quel "niño" che lasciò Madrid sette anni fa. Ora è un uomo di trent'anni, tornato nella speranza di ritrovare sé stesso e il suo gioco. Qualcuno sugli spalti se lo chiede: ce la farà? Ma poi bacia lo scudo cucito sulla maglietta e il Calderon esplode. Per le domande scomode ci sarà tempo.



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