ROMA - Il mercato non basta più: essere il re incontrastato (o quasi) dei trasferimenti estivi paga eccome, ma vuoi mettere con il potere politico? O forse è davvero solo una battaglia "per la democrazia". Certo è che, sorprendendo chi negli anni aveva voluto dipingerlo come un pizzaiolo arricchito, Mino Raiola ha annunciato la propria candidatura alla poltrona della Fifa. "Mi sento male, malissimo al pensiero che Sepp Blatter venga rieletto. Mi candido per la presidenza della Fifa anche se sarò come un elefante in una cristalleria". La discesa in campo del potentissimo agente di Ibrahimovic e Balotelli apre come un tuono la corsa alla poltrona più ambita del calcio mondiale. Il motivo? "Anche un ragazzino di 12 anni sa che l'unica cosa buona della Fifa è il videogioco: deve essere più trasparente". Ma al di là delle provocazioni, è un motivo nobile - persino condivisibile - quello che anima l'improvvisa, e forse soltanto provocatoria, candidatura di Raiola: rovesciare un sistema poco incline al dialogo e decisamente vicino alle potenze del calcio. "Volete un dittatore come presidente della Fifa oppure volete vivere in una democrazia?", domanda il procuratore, che promette al quotidiano olandese 'De Volkskrant' di concorrere per l'elezione presentando entro il 29 gennaio la propria candidatura, che si andrebbe ad aggiungere a quelle del favoritissimo Blatter, di Jerome Champagne, Ali bin Hussein e David Ginola. A Raiola servirà l'appoggio di almeno 5 federazioni, lui ha già incontrato i rappresentanti di 20 leghe mondiali e promette di investire fino a 5 milioni per sostenere la propria voce. Se poi ci sia davvero da credergli, si vedrà.
IL METODO RAIOLA - In fondo Raiola sa far fruttare le parole quanto i piedi dei propri campioni. Ne usa poche, ma mai a caso. Getta un sasso, scatena tsunami mediatici, pronto però a innalzare la diga appena prima di farsi travolgere. Un fare e disfare continuo per tenere vivo l'interesse di chi vuole comprare i suoi uomini, da Ibrahimovic a Balotelli, e non irritare chi dovrà cedere: il prossimo pezzo d'argenteria in vetrina è Paul Pogba, croce e delizia di juventini e oggetto extralusso del desiderio delle più grandi squadre d'Europa in vista dell'estate. Il metodo è sempre lo stesso: il campione di turno smania, l'agente entra in scena: rinnovo o trasferimento, sempre a migliorare gli emolumenti del proprio cliente e - inevitabilmente - i propri. Una Penelope al contrario Mino, che al buio cuce affari per disfarli - spesso solo apparentemente - alla luce del sole.
IN PRINCIPIO FU NEDVED - "Ma io non creo casini - giura lui - solo che se c'è casino i giocatori li porto via". Perché dai "casini" nessuno come lui sa cavare l'oro. Nato in Campania, trapiantato a Haarlem dove lavorava nella pizzeria della famiglia ma trova il tempo per una laurea in lettere, prima di diventare un globe-trotter del pallone grazie a contatti maturati nel ristorante: sette lingue parlate correntemente, un portfolio di campioni spostati a velocità supersonica, un colpo da vetrina ogni sei mesi. E capacità diplomatiche fuori norma: era nemico di Moggi, lo ha domato cucendo con lui il più grande affare della carriera all'alba dell'euro: Nedved dalla Lazio alla Juve, con il famoso "ratto di Praga", perpetrato dall'allora dg bianconero e concretizzato grazie al lavoro di persuasione sul giocatore dell'agente di Angri. Spuntando il contratto più ricco -forse - della sua carriera: chi pensò a un colpo di fortuna, non ha dovuto attendere molto prima di dover cambiare idea.
LO STRAPPO CON REAL E BARCELLONA - "Un furbacchione", lo definì Galliani che lo conosce bene, e per questo da Ibra a Balo non ha mai fatto a meno di fidarsi del suo lavoro. Al Real Madrid, dove il "metodo" hanno potuto apprezzarlo solo da lontano, hanno deciso di rinunciare a priori a giocatori della scuderia: e a Perez non ha fatto cambiare idea neanche la tentazione Ibra nel 2013. Forte forse dell'esperienza del Barça, a cui per lo svedesone Raiola strappò un contratto di 5 anni con la propria agenzia per 1,2 milioni di euro annui. Salvo stracciarlo dopo appena 12 mesi, incassando penali record: "Perché chi sbaglia paga". Ora è pronto a fare il bis anche alla Fifa.
IL METODO RAIOLA - In fondo Raiola sa far fruttare le parole quanto i piedi dei propri campioni. Ne usa poche, ma mai a caso. Getta un sasso, scatena tsunami mediatici, pronto però a innalzare la diga appena prima di farsi travolgere. Un fare e disfare continuo per tenere vivo l'interesse di chi vuole comprare i suoi uomini, da Ibrahimovic a Balotelli, e non irritare chi dovrà cedere: il prossimo pezzo d'argenteria in vetrina è Paul Pogba, croce e delizia di juventini e oggetto extralusso del desiderio delle più grandi squadre d'Europa in vista dell'estate. Il metodo è sempre lo stesso: il campione di turno smania, l'agente entra in scena: rinnovo o trasferimento, sempre a migliorare gli emolumenti del proprio cliente e - inevitabilmente - i propri. Una Penelope al contrario Mino, che al buio cuce affari per disfarli - spesso solo apparentemente - alla luce del sole.
IN PRINCIPIO FU NEDVED - "Ma io non creo casini - giura lui - solo che se c'è casino i giocatori li porto via". Perché dai "casini" nessuno come lui sa cavare l'oro. Nato in Campania, trapiantato a Haarlem dove lavorava nella pizzeria della famiglia ma trova il tempo per una laurea in lettere, prima di diventare un globe-trotter del pallone grazie a contatti maturati nel ristorante: sette lingue parlate correntemente, un portfolio di campioni spostati a velocità supersonica, un colpo da vetrina ogni sei mesi. E capacità diplomatiche fuori norma: era nemico di Moggi, lo ha domato cucendo con lui il più grande affare della carriera all'alba dell'euro: Nedved dalla Lazio alla Juve, con il famoso "ratto di Praga", perpetrato dall'allora dg bianconero e concretizzato grazie al lavoro di persuasione sul giocatore dell'agente di Angri. Spuntando il contratto più ricco -forse - della sua carriera: chi pensò a un colpo di fortuna, non ha dovuto attendere molto prima di dover cambiare idea.
LO STRAPPO CON REAL E BARCELLONA - "Un furbacchione", lo definì Galliani che lo conosce bene, e per questo da Ibra a Balo non ha mai fatto a meno di fidarsi del suo lavoro. Al Real Madrid, dove il "metodo" hanno potuto apprezzarlo solo da lontano, hanno deciso di rinunciare a priori a giocatori della scuderia: e a Perez non ha fatto cambiare idea neanche la tentazione Ibra nel 2013. Forte forse dell'esperienza del Barça, a cui per lo svedesone Raiola strappò un contratto di 5 anni con la propria agenzia per 1,2 milioni di euro annui. Salvo stracciarlo dopo appena 12 mesi, incassando penali record: "Perché chi sbaglia paga". Ora è pronto a fare il bis anche alla Fifa.