Soldi in paradiso fiscale, nuovi guai giudiziari per Messi
Una nuova inchiesta fiscale del tribunale di Madrid vede coinvolta la stella argentina in relazione ad alcune gare di beneficenza disputate nel continente americano tra il 2012 e il 2013. Un conto corrente in un paradiso fiscale dei Caraibi, su cui sono stati versati compensi del giocatore potrebbe essere intestato a la "Pulce"di GIORGIO BARATTO
MADRID - I problemi di Lionel Messi con la giustizia spagnola sembrano non avere fine. Dopo l'accusa di presunta frode fiscale per non aver dichiarato gli incassi ricevuti per lo sfruttamento della propria immagine negli esercizi fiscali 2007, 2008 e 2009, di cui l'argentino dovrà testimoniare presso il tribunale di Barcellona, ora anche il tribunale di Madrid ha avviato un'inchiesta che ha nel mirino alcune partite di beneficenza disputate sul continente americano tra il 2012 e il 2013 che, a quanto hanno scoperto gli investigatori della Guardia Civil, con la beneficenza hanno avuto poco a che fare.
PARADISI FISCALI - In giugno gli investigatori spagnoli avevano interrogato l'imprenditore argentino Guillermo Marin, la persona che organizzò e rappresentò Lionel Messi nelle partite che vennero presentate come "Messi e i suoi amici contro il resto del Mondo". Durante l'interrogatorio Marin era caduto più volte in contraddizione. Prima aveva dichiarat…
PARADISI FISCALI - In giugno gli investigatori spagnoli avevano interrogato l'imprenditore argentino Guillermo Marin, la persona che organizzò e rappresentò Lionel Messi nelle partite che vennero presentate come "Messi e i suoi amici contro il resto del Mondo". Durante l'interrogatorio Marin era caduto più volte in contraddizione. Prima aveva dichiarat…
MADRID - I problemi di Lionel Messi con la giustizia spagnola sembrano non avere fine. Dopo l'accusa di presunta frode fiscale per non aver dichiarato gli incassi ricevuti per lo sfruttamento della propria immagine negli esercizi fiscali 2007, 2008 e 2009, di cui l'argentino dovrà testimoniare presso il tribunale di Barcellona, ora anche il tribunale di Madrid ha avviato un'inchiesta che ha nel mirino alcune partite di beneficenza disputate sul continente americano tra il 2012 e il 2013 che, a quanto hanno scoperto gli investigatori della Guardia Civil, con la beneficenza hanno avuto poco a che fare.
PARADISI FISCALI - In giugno gli investigatori spagnoli avevano interrogato l'imprenditore argentino Guillermo Marin, la persona che organizzò e rappresentò Lionel Messi nelle partite che vennero presentate come "Messi e i suoi amici contro il resto del Mondo". Durante l'interrogatorio Marin era caduto più volte in contraddizione. Prima aveva dichiarato che Messi non aveva ricevuto denaro per la sua partecipazione, in seguito ammise che per ogni partita disputata l'asso del Barcellona aveva intascato 50 mila dollari, per un totale di 300 mila, e per finire raccontò agli agenti che depositò una cifra non ben definita presso la First Caribbean International Bank di Curaçao, uno dei paradisi fiscali dei Caraibi, intestato alla società Mandatos Valneg.
PRESTANOME SCONOSCIUTO - L'interesse degli investigatori è quello di scoprire chi ci sia dietro a questa società, cosa che Marin non ha voluto chiarire, aggiungendo che sono degli avvocati del posto che gestiscono quel tipo di conti bancari. Questi avvocati altro non sono che dei semplici prestanome al servizio del miglior offerente. L'indagine della Guardia Civil è riuscita a scoprire che la quantità di denaro trasferito sul conto della banca di Curaçao è di gran lunga superiore ai 300 mila dollari di cui aveva parlato Marin, le sole due partite che Messi disputò in Colombia generaro 5 bonifici bancari, ordinati proprio da Guillermo Marin per conto della società Total Conciertos, per un totale che supera il milione di Euro.
COMMISSIONE D'INCHIESTA - Per scoprire chi ci sai realmente dietro questo conto bancario gli agenti hanno richiesto al giudice di Madrid che venga inviata una commissione a Curaçao. Ma non è solo il paradiso fiscale nei Caraibi sotto osservazione, gli investigatori sospettano che siano stati fatti altri versamenti presso una banca di Hong Hong, perché alcuni "testimoni" di cui non si consoce l'identità, avrebbero parlato di "Quattro meloni", quattro milioni di dollari, che Messi avrebbe ricevuto per partecipare alle partite sotto accusa.
IRREPERIBILE - Dall'interrogatorio di giugno, Guillermo Marin è ritornato in Argentina con la promessa d'inviare tutta la documentazione dei pagamenti agli investigatori, ma nessun documento è stato ricevuto. Per di più, raggiunto telefonicamente a Buenos Aires da un agente, Marin disse di essere in riunione e che avrebbe richiamato subito. Una chiamata che non venne mai fatta.
DELITTO FISCALE - La posizione di Messi, se fosse davvero il beneficiario del conto di Curaçao, sarebbe grave per il fatto che, residendo a Barcellona, l'argentino è obbligato a pagare le tasse in Spagna, e occultare una cifra che supera i 120mila euro fa scattare l'accusa di delitto fiscale. Un'accusa ben più pesante da quella per cui Messi dovrà presentarsi a testimoniare a Barcellona. Uno dei motivi che hanno portato a pensare che ci sia proprio l'asso argentino dietro il conto caraibico è che nei documenti dei bonifici appaiono scritti a mano i nomi di Messi e di Marin.
BICCHIERE PIENO - Il nome di Messi, insomma, salta fuori per l'ennesima volta in un'inchiesta di natura fiscale. È chiaro che non è stata formulata nessuna accusa formale al giocatore argentino, ma che ancora una volta s'indaghi su di lui e sulla gestione del denaro che un campione del suo calibro è in grado di generare, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso e fargli perdere definitivamente la pazienza. Potrebbe trasformarsi in un motivo in più per lasciare la Spagna e il Barcellona.
PARADISI FISCALI - In giugno gli investigatori spagnoli avevano interrogato l'imprenditore argentino Guillermo Marin, la persona che organizzò e rappresentò Lionel Messi nelle partite che vennero presentate come "Messi e i suoi amici contro il resto del Mondo". Durante l'interrogatorio Marin era caduto più volte in contraddizione. Prima aveva dichiarato che Messi non aveva ricevuto denaro per la sua partecipazione, in seguito ammise che per ogni partita disputata l'asso del Barcellona aveva intascato 50 mila dollari, per un totale di 300 mila, e per finire raccontò agli agenti che depositò una cifra non ben definita presso la First Caribbean International Bank di Curaçao, uno dei paradisi fiscali dei Caraibi, intestato alla società Mandatos Valneg.
PRESTANOME SCONOSCIUTO - L'interesse degli investigatori è quello di scoprire chi ci sia dietro a questa società, cosa che Marin non ha voluto chiarire, aggiungendo che sono degli avvocati del posto che gestiscono quel tipo di conti bancari. Questi avvocati altro non sono che dei semplici prestanome al servizio del miglior offerente. L'indagine della Guardia Civil è riuscita a scoprire che la quantità di denaro trasferito sul conto della banca di Curaçao è di gran lunga superiore ai 300 mila dollari di cui aveva parlato Marin, le sole due partite che Messi disputò in Colombia generaro 5 bonifici bancari, ordinati proprio da Guillermo Marin per conto della società Total Conciertos, per un totale che supera il milione di Euro.
COMMISSIONE D'INCHIESTA - Per scoprire chi ci sai realmente dietro questo conto bancario gli agenti hanno richiesto al giudice di Madrid che venga inviata una commissione a Curaçao. Ma non è solo il paradiso fiscale nei Caraibi sotto osservazione, gli investigatori sospettano che siano stati fatti altri versamenti presso una banca di Hong Hong, perché alcuni "testimoni" di cui non si consoce l'identità, avrebbero parlato di "Quattro meloni", quattro milioni di dollari, che Messi avrebbe ricevuto per partecipare alle partite sotto accusa.
IRREPERIBILE - Dall'interrogatorio di giugno, Guillermo Marin è ritornato in Argentina con la promessa d'inviare tutta la documentazione dei pagamenti agli investigatori, ma nessun documento è stato ricevuto. Per di più, raggiunto telefonicamente a Buenos Aires da un agente, Marin disse di essere in riunione e che avrebbe richiamato subito. Una chiamata che non venne mai fatta.
DELITTO FISCALE - La posizione di Messi, se fosse davvero il beneficiario del conto di Curaçao, sarebbe grave per il fatto che, residendo a Barcellona, l'argentino è obbligato a pagare le tasse in Spagna, e occultare una cifra che supera i 120mila euro fa scattare l'accusa di delitto fiscale. Un'accusa ben più pesante da quella per cui Messi dovrà presentarsi a testimoniare a Barcellona. Uno dei motivi che hanno portato a pensare che ci sia proprio l'asso argentino dietro il conto caraibico è che nei documenti dei bonifici appaiono scritti a mano i nomi di Messi e di Marin.
BICCHIERE PIENO - Il nome di Messi, insomma, salta fuori per l'ennesima volta in un'inchiesta di natura fiscale. È chiaro che non è stata formulata nessuna accusa formale al giocatore argentino, ma che ancora una volta s'indaghi su di lui e sulla gestione del denaro che un campione del suo calibro è in grado di generare, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso e fargli perdere definitivamente la pazienza. Potrebbe trasformarsi in un motivo in più per lasciare la Spagna e il Barcellona.