LONDRA - Il Chelsea ha invitato la vittima dell'incidente razzista nel metrò di Parigi ad assistere a una delle sue partite in tribuna d'onore allo Stamford Bridge, lo stadio del club londinese. La squadra di proprietà di Roman Abramovich, che si dice "disgustato" dall'episodio, ha contattato il 33enne francese identificato come Souleymane S. (è probabile che il nome completo non venga reso pubblico per proteggerlo da possibili vendette), che mercoledì sera è stato spintonato fuori da un treno del metrò parigino e insultato con cori razzisti da un gruppo di ultrà del Chelsea.
L'uomo ha dichiarato stamane di essere rimasto scioccato dall'accaduto e di vivere ora in condizioni di paura che prima non aveva mai provato. Poi ha declinato l'invito a recarsi a Stamford Bridge il prossimo 11 marzo per assistere al ritorno degli ottavi fra Blues e Paris Saint Germain.
"Non ho la testa in questo momento per andare allo stadio", ha annunciato a Le Parisien.
Da anni dentro allo Stamford Bridge campeggiano soltanto due grandi striscioni che affermano: "Il Chelsea contro il razzismo". Anche Josè Mourinho è intervenuto nella vicenda: afferma di provare "vergogna" per quello che è successo nel nome della squadra da lui allenata. "Queste persone non appartengono a noi. Provo vergogna ad essere collegato a questo triste episodio", ha detto il tecnico portoghese. Finora sono stati identificati tre degli ultrà, che il Chelsea ha prontamente messo al bando "a vita" dall'entrare nel suo stadio.
La polizia francese e quella inglese continuano le indagini per decidere se incriminare i responsabili. Intanto il presidente del Chelsea, Bruce Buck, ha incontrato il direttore di Kick It Out (Dagli un calcio), l'associazione inglese che si batte contro il razzismo negli stadi, per riconfermare il sostegno suo e della società alle iniziative del gruppo. Commenta Arsene Wenger, l'allenatore francese dell'Arsenal: "Quei tifosi razzisti sono gente patetica e orribile. Purtroppo nel mondo del calcio, così come in altri settori della società, esistono ancora persone così. E' un fenomeno che va combattuto a fondo, a partire dalla scuola, e punito con la massima severità".
L'uomo ha dichiarato stamane di essere rimasto scioccato dall'accaduto e di vivere ora in condizioni di paura che prima non aveva mai provato. Poi ha declinato l'invito a recarsi a Stamford Bridge il prossimo 11 marzo per assistere al ritorno degli ottavi fra Blues e Paris Saint Germain.
"Non ho la testa in questo momento per andare allo stadio", ha annunciato a Le Parisien.
Da anni dentro allo Stamford Bridge campeggiano soltanto due grandi striscioni che affermano: "Il Chelsea contro il razzismo". Anche Josè Mourinho è intervenuto nella vicenda: afferma di provare "vergogna" per quello che è successo nel nome della squadra da lui allenata. "Queste persone non appartengono a noi. Provo vergogna ad essere collegato a questo triste episodio", ha detto il tecnico portoghese. Finora sono stati identificati tre degli ultrà, che il Chelsea ha prontamente messo al bando "a vita" dall'entrare nel suo stadio.
La polizia francese e quella inglese continuano le indagini per decidere se incriminare i responsabili. Intanto il presidente del Chelsea, Bruce Buck, ha incontrato il direttore di Kick It Out (Dagli un calcio), l'associazione inglese che si batte contro il razzismo negli stadi, per riconfermare il sostegno suo e della società alle iniziative del gruppo. Commenta Arsene Wenger, l'allenatore francese dell'Arsenal: "Quei tifosi razzisti sono gente patetica e orribile. Purtroppo nel mondo del calcio, così come in altri settori della società, esistono ancora persone così. E' un fenomeno che va combattuto a fondo, a partire dalla scuola, e punito con la massima severità".