LONDRA - Sono passati pochi giorni da quando la Premier League ha stabilito un record europeo, e di fatto mondiale, per il football, firmando un contratto triennale da 1 miliardo e mezzo di sterline a stagione per i diritti televisivi. Una montagna di soldi che rende i club inglesi sempre più ricchi. Ma non necessariamente più forti? L'interrogativo rimbalza stamani sulle pagine dei giornali di Londra, dopo l'eliminazione del Manchester City dagli ottavi di Champions nella gara di ritorno di a Barcellona. Più che di eliminazione, ci sarebbe da parlare di umiliazione, ammettono i giornali locali: la partita poteva finire 8-0 per i catalani, invece che 1-0, se non fosse stato per le parate di un Hart in gran forma (e per i pali e le traverse che gli hanno dato una mano). Ma non è questione soltanto di un match. L'Inghilterra si ritrova senza una sola squadra qualificata ai quarti della più importante competizione europea. E questo succede per la seconda volta negli ultimi tre anni. "Non sembra più un incidente di percorso", scrive il Guardian. "Sembra ormai una tendenza".
Nell'immediato c'è chi chiede la testa di Manuel Pellegrini, l'allenatore del City, a meno di una rimonta in Premier sulla capolista Chelsea che al momento appare improbabile. Né mancano polemiche nei confronti di Arsene Wenger, il cui Arsenal, per quanto brillante terzo (a un solo punto dal City) in campionato, in Champions viene eliminato da ben sei anni di seguito agli ottavi. E sempre agli ottavi è stato eliminato il Chelsea di Josè Mourinho, che nella sua seconda era a Londra doveva fare sfracelli. L'anno scorso, invece, non ha vinto nulla. Quest'anno ha vinto la Coppa di Lega e ha quasi in tasca la Premier. Ma la sua terza Champions, dopo quelle con Porto e Inter, rimane una chimera. L'unica vinta dai Blues di Roman Abramovich è venuta, ironia della sorte, quando erano guidati da Roberto Di Matteo, subentrato in panchina a metà stagione. Quanto al Manchester United, quest'anno non era neppure riuscito a qualificarsi per la Champions. E il Liverpool, che ne ha preso il posto, è uscito ancora prima degli ottavi, dopo il girone eliminatorio.
Eppure le squadre inglesi hanno dominato a lungo in Europa. In un'era lontana, quando si chiamava Coppa dei Campioni, e la vincevano anche con club poi entrati in declino, come il Nottingham Forest e l'Aston Villa. E in tempi recenti. Fra il 2005 e il 2012, c'è stato un club inglese in finale di Champions sette volte su otto. Nel 2012 l'hanno vinta per l'ultima volta, con il Chelsea di Di Matteo battendo in finale il Bayern, appunto. Poi, nei successivi tre tornei, sono dunque usciti di scena agli ottavi due volte su tre. "Fa una brutta impressione vedere i quarti di Champions senza neanche una squadra inglese fra le prime otto d'Europa", commenta Mourinho. Deve fare una brutta impressione a lui per primo, sbattuto fuori a sorpresa in casa dal Psg, un avversario sulla carta più debole.
Che cosa è successo? Perché le squadre inglesi non vincono più in Europa? I commentatori di qui danno due spiegazioni. La prima ha a che fare con l'ascesa di altre squadre, in particolare con il momento d'oro di quelle spagnole, Barcellona e Real a cui si è aggiunto l'Atletico, e tedesche, il Bayern e (perlomeno lo scorso anno) il Borussia Dortmund. L'altra motivazione è che la Premier League è non solo il campionato più ricco del mondo ma anche il più stressante. Il più faticoso. E' l'opinione di Roberto Martinez, allenatore dell'Everton: "In altri paesi, le squadre più forti possono dare il 50 per cento per vincere una partita di campionato, se non giocano contro le avversari dirette per il titolo. In Inghilterra devi dare sempre il 100 per cento, anche contro le meno forti, altrimenti rischi di perdere". La distanza in classifica tra le prime quattro e il resto, in effetti, si è ridotta rispetto a un decennio fa, confermando l'analisi. E poi c'è la frequenza degli impegni. Qui si gioca il campionato, la Coppa d'Inghilterra e pure, unico caso in Europa, un'altra competizione, la Coppa di Lega (quella appena vinta dal Chelsea). Se si aggiungono le coppe europee, i giocatori, a dispetto di una rosa larga e solida, sono a volte stremati. André Schurle, ex-centrocampista del Chelsea, è stato nei giorni scorsi l'ultimo di una lunga serie a dire che in Inghilterra i giocatori fanno appena in tempo a recuperare tra una partita e l'altra. Per questo in Champions, contro avversari sempre più qualificati, non ce la fanno più ad andare oltre gli ottavi di finale.
Esiste anche un'altra spiegazione, forse più cruda e pragmatica. In Europa, negli ultimi anni, i colpi più grossi della campagna acquisti hanno portato i giocatori più forti versi altri lidi. Cristiano Ronaldo, Bale e Suarez in Spagna. Tevez in Italia. Tutti e quattro, prima, giocavano in Inghilterra. Se l'anno prossimo Bale tornerà a giocare in Premier, al Manchester United o al Chelsea secondo le indiscrezioni, forse almeno una squadra inglese tornerà a vincere anche in Champions. O perlomeno tornerà a superare gli ottavi di finale.
Nell'immediato c'è chi chiede la testa di Manuel Pellegrini, l'allenatore del City, a meno di una rimonta in Premier sulla capolista Chelsea che al momento appare improbabile. Né mancano polemiche nei confronti di Arsene Wenger, il cui Arsenal, per quanto brillante terzo (a un solo punto dal City) in campionato, in Champions viene eliminato da ben sei anni di seguito agli ottavi. E sempre agli ottavi è stato eliminato il Chelsea di Josè Mourinho, che nella sua seconda era a Londra doveva fare sfracelli. L'anno scorso, invece, non ha vinto nulla. Quest'anno ha vinto la Coppa di Lega e ha quasi in tasca la Premier. Ma la sua terza Champions, dopo quelle con Porto e Inter, rimane una chimera. L'unica vinta dai Blues di Roman Abramovich è venuta, ironia della sorte, quando erano guidati da Roberto Di Matteo, subentrato in panchina a metà stagione. Quanto al Manchester United, quest'anno non era neppure riuscito a qualificarsi per la Champions. E il Liverpool, che ne ha preso il posto, è uscito ancora prima degli ottavi, dopo il girone eliminatorio.
Eppure le squadre inglesi hanno dominato a lungo in Europa. In un'era lontana, quando si chiamava Coppa dei Campioni, e la vincevano anche con club poi entrati in declino, come il Nottingham Forest e l'Aston Villa. E in tempi recenti. Fra il 2005 e il 2012, c'è stato un club inglese in finale di Champions sette volte su otto. Nel 2012 l'hanno vinta per l'ultima volta, con il Chelsea di Di Matteo battendo in finale il Bayern, appunto. Poi, nei successivi tre tornei, sono dunque usciti di scena agli ottavi due volte su tre. "Fa una brutta impressione vedere i quarti di Champions senza neanche una squadra inglese fra le prime otto d'Europa", commenta Mourinho. Deve fare una brutta impressione a lui per primo, sbattuto fuori a sorpresa in casa dal Psg, un avversario sulla carta più debole.
Che cosa è successo? Perché le squadre inglesi non vincono più in Europa? I commentatori di qui danno due spiegazioni. La prima ha a che fare con l'ascesa di altre squadre, in particolare con il momento d'oro di quelle spagnole, Barcellona e Real a cui si è aggiunto l'Atletico, e tedesche, il Bayern e (perlomeno lo scorso anno) il Borussia Dortmund. L'altra motivazione è che la Premier League è non solo il campionato più ricco del mondo ma anche il più stressante. Il più faticoso. E' l'opinione di Roberto Martinez, allenatore dell'Everton: "In altri paesi, le squadre più forti possono dare il 50 per cento per vincere una partita di campionato, se non giocano contro le avversari dirette per il titolo. In Inghilterra devi dare sempre il 100 per cento, anche contro le meno forti, altrimenti rischi di perdere". La distanza in classifica tra le prime quattro e il resto, in effetti, si è ridotta rispetto a un decennio fa, confermando l'analisi. E poi c'è la frequenza degli impegni. Qui si gioca il campionato, la Coppa d'Inghilterra e pure, unico caso in Europa, un'altra competizione, la Coppa di Lega (quella appena vinta dal Chelsea). Se si aggiungono le coppe europee, i giocatori, a dispetto di una rosa larga e solida, sono a volte stremati. André Schurle, ex-centrocampista del Chelsea, è stato nei giorni scorsi l'ultimo di una lunga serie a dire che in Inghilterra i giocatori fanno appena in tempo a recuperare tra una partita e l'altra. Per questo in Champions, contro avversari sempre più qualificati, non ce la fanno più ad andare oltre gli ottavi di finale.
Esiste anche un'altra spiegazione, forse più cruda e pragmatica. In Europa, negli ultimi anni, i colpi più grossi della campagna acquisti hanno portato i giocatori più forti versi altri lidi. Cristiano Ronaldo, Bale e Suarez in Spagna. Tevez in Italia. Tutti e quattro, prima, giocavano in Inghilterra. Se l'anno prossimo Bale tornerà a giocare in Premier, al Manchester United o al Chelsea secondo le indiscrezioni, forse almeno una squadra inglese tornerà a vincere anche in Champions. O perlomeno tornerà a superare gli ottavi di finale.