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Bayern, Guardiola vince sempre: ma i nemici aumentano

(ansa)
Nonostante la schiacciante vittoria sul Porto, non c'è un'aria serena intorno al tecnico catalano. Il Kaiser Beckenbauer, Robben e signora, i vecchi santoni Uli Hoeness e Lothar Matthäus, il dottor Müller-Wohlfahrt: sono tutte nuvole che si addensano su di lui
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MONACO DI BAVIERA  -  Nonostante l'oggettiva bellezza del prodotto finito, nonostante l'ubriacante Bayern abbia ieri segnato la sua 115ª rete stagionale (la punizione di Xabi Alonso che ha inchiodato il Porto al 6-1) regalando un calcio d'altri ritmi più che d'altri tempi e conquistando la semifinale con una personalità sconosciuta a tutte le altre, Barcellona incluso,  il cielo di Guardiola non è sgombro, né terso, né limpido, l'orizzonte è macchiato, l'aria intorno al centro tecnico dei bavaresi a Säbener Strasse non così pulita. Le nuvole che perseguitano Pep, ignorando palate di buon senso, hanno nomi precisi. Eccone alcuni: Franz Beckenbauer, Uli Hoeness, Lothar Matthäus, Jürgen Klopp, Müller-Wohlfahrt, Marco Reus, Arjen Robben e signora (Bernadienne Eillert), Txiki Begiristain. Dunque la fronda del dissenso interno è scossa ancora da cento mani, malgrado sia evidente che ci sono tecnici capaci di trasformare Bernat in un fenomeno. Per questo i tifosi non capiscono il perché di tutto questo malcontento. Beckenbauer, da quando entra ed esce inquieto dal suo "buen retiro", non ha mai accettato sino in fondo l'innesto spagnolo nella genetica della sua stirpe, non ha mai sorriso agli intrusi e spesso si è rivolto a loro, per interposta persona, come se fossero dei domestici assunti da uno zelante impiegato.

Alla pari di un moderno Ludwig, sollevato da terra da chissà quale moderna versione della musica wagneriana, e da chissà quanta superbia, creativo e pazzoide (due aspetti di un'emotività sempre al limite di guardia o piuttosto di Guardiola), il Kaiser ha trascorso l'ultimo anno e mezzo ad aspettare dalla finestra più avita del suo maniero, fra torri e balli in maschera, che un messaggero gli portasse a cavallo qualche ferale notizia, secondo la ben nota teoria del tanto peggio tanto meglio, così da scatenare se stesso e l'opinione pubblica contro l'invasore catalano. Una volta attaccò Guardiola sostenendo che stava umiliando il talento di Götze. Prima ancora Beckenbauer s'era messo a fomentare il malumore di Robben e attraverso l'olandese di sua moglie, la quale ad un certo punto venne quasi costretta ad annunciare: "Mio marito vuole tornare a Londra". Tutto per diffondere la sensazione che Guardiola stesse facendo il male del Bayern. E ci vuole un bel coraggio. Come ce ne vuole ad aver sospettato che Lewandowski potesse rivelarsi un flop, che non fosse un centravanti adatto al gioco dell'allenatore. Dopo il 3-1 dell'andata contro il Porto, Beckenbauer ha masticato amaro senza lasciarsi andare a dichiarazioni, ma il rumore dei suoi denti che digrignavano, sostengono in molti a Monaco, si è sentito fino alle estreme propaggini dell'universo conosciuto. Marco Reus è una delle altre frecce nell'arco del vecchio leader. Lo voleva a corte, subito. Non ha mai capito che l'ennesimo strappo al Dortmund non sarebbe mai dipeso da Guardiola e nemmeno che se fosse dipeso veramente da Guardiola di Reus ne sarebbero arrivati tre. Klopp è il nome che gira per un'eventuale sostituzione, nel caso fossero vere le voci secondo le quali Pep non sarebbe poi tanto convinto di restare e che comunque la sua permanenza non sarebbe vincolata alle vittorie. Anzi qualcuno sposa addirittura la tesi opposta: "Se fa il triplete va via sicuro, come Heynckes".
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Per questo, si dice in Germania, Klopp aspetta prima di legarsi a qualche altro club, magari all'estero. La polemica con lo staff medico è un'altra spina nel fianco. Criticando i tempi di recupero stabiliti da Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt per Robben e Ribéry, trovandosi in disaccordo anche sulla questione Alaba, Guardiola avrebbe spinto l'ortopedico più amato dai campioni, Bolt compreso, a rassegnare le dimissioni dopo 37 anni di collaborazione col club. Quello che è successo dopo, stiamo parlando di meno di una settimana fa, non può aver fatto piacere a Pep: tutti i suoi giocatori hanno dichiarato che loro comunque avrebbero continuato a farsi seguire da Müller-Wohlfahrt. "Nessuno del club gli ha mai chiesto di farsi da parte, né ad altri della sua "klinik"", ha spiegato il ds Sammer. Dopo il 6-1 di ieri, poi, è avvenuto qualcosa di paradossale, fra mille rimuginamenti: non avendo i cospiratori più un alibi decente dietro cui nascondersi, non essendo più al centro dell'attenzione una prematura eliminazione del Bayern dalla Champions, di colpo si viene a sapere che le dimissioni dello staff medico potrebbero rientrare: "Non è stato ancora deciso nulla", prosegue Sammer.
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Ciò vuol dire che le dimissioni non erano neppure state accettate. Il che escluderebbe che il problema potesse essere, appunto, Guardiola. Altri nemici: Matthäus e Hoeness. Ieri l'ex interista ha dichiarato che certe cose (un imprecisato numero di imperfezioni gestionali) al Bayern non accadrebbero mai se fosse ancora operativo, come presidente, Uli Hoeness, finito com'è noto in carcere per frode fiscale e da gennaio in regime di semi-libertà. Infine Txiki Begiristain. Il ds del Manchester City è da mesi sulle tracce di Pep, al quale lo legano amicizia e passato blaugrana, Benché in epoche diverse. Sembra che ieri, in caso di uscita dalla coppa, fosse pronta un'offerta ufficiale del management dello sceicco Mansour. Pellegrini è da mesi sulla graticola. Ma Guardiola non c'entra. Lui pensa alla felicità di chi ama il calcio a prescindere dalle bandiere. Nel prossimo fine settimana potrebbe conquistare la seconda Bundesliga consecutiva, lasciando le briciole. Ieri, in metropolitana, tornando in città, alcuni tifosi del Porto confessavano apertamente ad alcuni ragazzi tedeschi: "Che invidia!". Con buona pace di Beckenbauer.
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