ROMA - Resta il principe di Giordania Alì Bin Al-Hussein a sbarrare la strada a Sepp Blatter nel suo progetto di rielezione a presidente della Fifa. Dopo Michael Van Praag, anche Luis Figo fa infatti un passo indietro. L'ex giocatore di Barcellona, Real Madrid e Inter annuncia il ritiro della candidatura dalla sua pagina Facebook e i toni sono aspri.
"Le reazioni del mondo del calcio mi avevano convinto che avevo fatto la scelta giusta, ho viaggiato e incontrato persone straordinarie che condividevano la necessità di cambiare e ripulire la reputazione della Fifa come oscura organizzazione che è spesso vista come luogo di corruzione - scrive Figo - Ma sono stato anche testimone di svariati episodi che dovrebbero far vergognare chiunque desidera un calcio libero, pulito e democratico. Ho visto coi miei occhi presidenti di Federazioni che un giorno paragonano i leader della Fifa al diavolo e il giorno dopo a Gesù. Ai candidati è stato vietato di rivolgersi alle Federazioni durante i congressi mentre un candidato - il riferimento a Blatter - ha sempre parlato dal palco. Non c'è stato nemmeno un dibattito sulle proposte dei vari candidati. Pensate sia normale in vista di un'elezione? Questo processo elettorale è tutto tranne che un'elezione, è un pleibiscito per consegnare il potere assoluto a un uomo. E io mi rifiuto di prendervi parte. Dopo una riflessione personale e aver condiviso con gli altri due candidati i nostri punti di vista, credo che il 29 maggio a Zurigo non sarà un normale atto elettorale. E quindi non contate su di me".
Figo, che a differenza di Van Praag non dice esplicitamente di sostenere la candidatura del principe Alì, ribadisce che dall'esterno continuerà a recitare "un ruolo attivo nella rinascita della Fifa e sarò disponibile qualora mi si dimostri che non viviamo in una dittatura. Non ho paura dell'esito dell'urna ma non parteciperò a un processo dal quale il calcio non emergerà vincitore. Ho preso la mia decisione, non mi candiderò".
"Le reazioni del mondo del calcio mi avevano convinto che avevo fatto la scelta giusta, ho viaggiato e incontrato persone straordinarie che condividevano la necessità di cambiare e ripulire la reputazione della Fifa come oscura organizzazione che è spesso vista come luogo di corruzione - scrive Figo - Ma sono stato anche testimone di svariati episodi che dovrebbero far vergognare chiunque desidera un calcio libero, pulito e democratico. Ho visto coi miei occhi presidenti di Federazioni che un giorno paragonano i leader della Fifa al diavolo e il giorno dopo a Gesù. Ai candidati è stato vietato di rivolgersi alle Federazioni durante i congressi mentre un candidato - il riferimento a Blatter - ha sempre parlato dal palco. Non c'è stato nemmeno un dibattito sulle proposte dei vari candidati. Pensate sia normale in vista di un'elezione? Questo processo elettorale è tutto tranne che un'elezione, è un pleibiscito per consegnare il potere assoluto a un uomo. E io mi rifiuto di prendervi parte. Dopo una riflessione personale e aver condiviso con gli altri due candidati i nostri punti di vista, credo che il 29 maggio a Zurigo non sarà un normale atto elettorale. E quindi non contate su di me".
Figo, che a differenza di Van Praag non dice esplicitamente di sostenere la candidatura del principe Alì, ribadisce che dall'esterno continuerà a recitare "un ruolo attivo nella rinascita della Fifa e sarò disponibile qualora mi si dimostri che non viviamo in una dittatura. Non ho paura dell'esito dell'urna ma non parteciperò a un processo dal quale il calcio non emergerà vincitore. Ho preso la mia decisione, non mi candiderò".