BARCELLONA - Le pessime notizie (per la Juventus) degli ultimi tre mesi vengono pienamente confermate dalla finale di Copa del Rey: Lionel Messi, con ogni probabilità, non è mai stato così in forma come adesso, e di sicuro si è mai trovato in simili sconvolgenti condizioni psicofisiche a maggio, quando di solito le sue energie si esaurivano. E' grazie a lui, a un altro dei suoi gol di crudele bellezza e a un altro segnato quasi in surplace, alle sue giocate e alle sue intuizioni, da fermo o in movimento, nonostante avesse addosso una marcatura a uomo che a questi livelli non si vedeva da 25 anni, che il Barcellona si aggiudica la sua ventisettesima Coppa del Re, battendo per 3-1 l'Athletic Bilbao e centrando il Doblete (Liga e Copa), in attesa del Triplete che però fa gola anche alla Juventus. Segnano Messi e Neymar, tanto per cambiare, mentre Luis Suarez, dopo due settimane di assenza, si limita a un assist, ma intanto il bottino dei tre caballeros del Barça lievita a una cifra anch'essa mostruosa, incommensurabile, infatti è da record: insieme sono arrivati a quota 120 gol (Messi 58, Neymar 38, Suarez 24), battendo il primato di Cristiano Ronaldo-Benzema-Higuain che nel 2012 erano arrivati a 118. A oggi, quando manca ormai meno di una settimana alla finale di Champions League a Berlino, non si riesce a capire come la Juventus potrà arginare una simile marea, perché quando il Barça attacca, e quando attacca con Messi palla al piede, sembra davvero inarrestabile. E quando difende, lo fa con nove uomini di movimento, perché anche Messi e Neymar rientrano partecipando alla fase difensiva, diligenti come due giocatori qualsiasi, quando non lo sono affatto. Per tutti questi motivi il Barça pare davvero inattaccabile: ma le finali possono nascondere insidie, trappole e colpi di scena, e a quelli la Juventus si affiderà. L'unica preoccupazione di una squadra in ottima salute è per le condizioni di Iniesta, uscito nella ripresa per un problema muscolare al gemello della gamba destra.
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La finale si gioca al Camp Nou, eppure per la prima volta nella storia i tifosi del Barça sono in minoranza nel loro tempio. Quelli dell'Athletic sono piovuti a Barcellona da Bilbao in 60mila e dentro il Camp ce ne sono almeno cinquantamila, con la marea biancorossa che tinteggia più di metà stadio, e non certo perché l'Athletic nominalmente è la squadra padrona di casa (infatti ha preteso lo spogliatoio che di solito è del Barcellona, e anche la panchina su cui siede Luis Enrique): l'amara verità, almeno per i romantici, è che parecchi soci del Barça hanno rivenduto agli ospiti circa diecimila biglietti, pare a prezzi folli, intorno ai 500 euro a tagliando. Accordo perfetto tra le due tifoserie anche quando prima della partita viene diffuso l'inno spagnolo: fierissimamente separatisti, catalani e baschi fischiano la Marcha Real, che è il simbolo del potere centrale di Madrid, e sentire quasi centomila persone che fischiano in modo assordante, tutte insieme, è straordinario e indimenticabile. L'Athletic aggredisce la gara con le uniche armi che può usare contro un Barcellona in condizioni scintillanti: il pressing alto e le corse a perdifiato per aggredire ogni portatore di palla, per costringere il Barça ad arretrare di qualche metro, e intanto anche una marcatura a uomo, di quelle dei bei tempi andati, di Balenziaga su Messi. Per un buon quarto d'ora il disegno di Ernesto Valverde acquista un senso, con l'Athletic ben presente in campo, aggressivo e ordinato, e i catalani a soffrire senza potersi distendere in avanti, e Messi a prendere qualche calcione, di cui si lamenta assai, da Balenziaga, anche se al 10' Leo già dipinge un assist meraviglioso da un lato all'altro del campo per Neymar, che splendido segna al volo di destro, ma il gol viene annullato per un fuorigioco (che non c'è) del brasiliano.
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Ma l'effetto-sorpresa dura poco, o non abbastanza, per i baschi. Al primo vero scrollone, e pochi secondi dopo essersi infuriato per un fallo di Balenziaga non fischiato su di lui, Lionel Messi decide di cambiare il corso della partita. Prende palla larghissimo a destra, salta Balenziaga, salta un raddoppio, fa ancora un tunnel a Balenziaga, salta Mikel Rico che va a triplicarlo, entra in area, si accentra saltando il quarto difensore (Laporte) e infine calcia di sinistro sul primo palo, ed è ovviamente gol. Un gol mostruoso, un gol da Messi. Da lì in poi l'Athletic capisce che proprio non c'è verso, contro un Leo così. E la partita diventa un monologo della divina Pulce: prende palla e sventaglia assist da destra a sinistra, seminando il panico; assiste da fermo ancora Neymar (27'), e il portiere Herrerin deve salvarsi in corner; si sposta dall'altra parte, sempre inseguito da Balenziaga che sembra uno di quegli stopperoni di un tempo, e inventa altre cose. Mai visto un Messi così. Al 36' è ancora lui a innescare con un tocco nel traffico Rakitic, che invia in profondità per Suarez, solo in area: assist al centro e 2-0 a porta vuota di Neymar. I cinquantamila baschi sono impietriti, ora ci sono solo catalani da ammirare, in campo e nelle tribune, anche se nel finale di tempo Williams scheggia la traversa di Ter Stegen, nell'unica vera occasione per l'Athletic, mentre Messi al 44' mette la palla sotto l'incrocio dei pali su punizione (altro prodigio) ma trova il portiere Herrerin.
Nella ripresa il Barça controllo sicuro il territorio, e comincia anche a risparmiare qualche energia, tanto l'avversario è domato, anche se lo splendido pubblico basco continua a tifare come se fosse il primo minuto e si fosse sullo 0-0. Ma al 29', dopo una fuga di Dani Alves e cross basso da destra, Messi si infila in mezzo ai centrali dell'Athletic e tocca di esterno sinistro in rete per il 3-0. Finisce tutto qui, anche se le riserve d'orgoglio dei baschi sono infinite: al 35' Williams raccoglie un cross da sinistra e pettina in rete di testa, beffando Busquets in chiusura. Finale convulso e nervosissimo, perché i baschi si sentono presi in giro da un paio di dribbling beffardi di Neymar (tenta anche un sombrero alzando la palla sull'avversario con tutti e due i malleoli, come faceva tanti anni fa Vito Chimenti) e pestano per bene il brasiliano, che però si diverte tanto. Contro di lui e soprattutto contro questo Messi non si può davvero nulla, o almeno finora nessuno ha potuto. Chissà se l'ultimo avversario della stagione, sabato prossimo a Berlino, riuscirà nell'impresa.
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La finale si gioca al Camp Nou, eppure per la prima volta nella storia i tifosi del Barça sono in minoranza nel loro tempio. Quelli dell'Athletic sono piovuti a Barcellona da Bilbao in 60mila e dentro il Camp ce ne sono almeno cinquantamila, con la marea biancorossa che tinteggia più di metà stadio, e non certo perché l'Athletic nominalmente è la squadra padrona di casa (infatti ha preteso lo spogliatoio che di solito è del Barcellona, e anche la panchina su cui siede Luis Enrique): l'amara verità, almeno per i romantici, è che parecchi soci del Barça hanno rivenduto agli ospiti circa diecimila biglietti, pare a prezzi folli, intorno ai 500 euro a tagliando. Accordo perfetto tra le due tifoserie anche quando prima della partita viene diffuso l'inno spagnolo: fierissimamente separatisti, catalani e baschi fischiano la Marcha Real, che è il simbolo del potere centrale di Madrid, e sentire quasi centomila persone che fischiano in modo assordante, tutte insieme, è straordinario e indimenticabile. L'Athletic aggredisce la gara con le uniche armi che può usare contro un Barcellona in condizioni scintillanti: il pressing alto e le corse a perdifiato per aggredire ogni portatore di palla, per costringere il Barça ad arretrare di qualche metro, e intanto anche una marcatura a uomo, di quelle dei bei tempi andati, di Balenziaga su Messi. Per un buon quarto d'ora il disegno di Ernesto Valverde acquista un senso, con l'Athletic ben presente in campo, aggressivo e ordinato, e i catalani a soffrire senza potersi distendere in avanti, e Messi a prendere qualche calcione, di cui si lamenta assai, da Balenziaga, anche se al 10' Leo già dipinge un assist meraviglioso da un lato all'altro del campo per Neymar, che splendido segna al volo di destro, ma il gol viene annullato per un fuorigioco (che non c'è) del brasiliano.
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Ma l'effetto-sorpresa dura poco, o non abbastanza, per i baschi. Al primo vero scrollone, e pochi secondi dopo essersi infuriato per un fallo di Balenziaga non fischiato su di lui, Lionel Messi decide di cambiare il corso della partita. Prende palla larghissimo a destra, salta Balenziaga, salta un raddoppio, fa ancora un tunnel a Balenziaga, salta Mikel Rico che va a triplicarlo, entra in area, si accentra saltando il quarto difensore (Laporte) e infine calcia di sinistro sul primo palo, ed è ovviamente gol. Un gol mostruoso, un gol da Messi. Da lì in poi l'Athletic capisce che proprio non c'è verso, contro un Leo così. E la partita diventa un monologo della divina Pulce: prende palla e sventaglia assist da destra a sinistra, seminando il panico; assiste da fermo ancora Neymar (27'), e il portiere Herrerin deve salvarsi in corner; si sposta dall'altra parte, sempre inseguito da Balenziaga che sembra uno di quegli stopperoni di un tempo, e inventa altre cose. Mai visto un Messi così. Al 36' è ancora lui a innescare con un tocco nel traffico Rakitic, che invia in profondità per Suarez, solo in area: assist al centro e 2-0 a porta vuota di Neymar. I cinquantamila baschi sono impietriti, ora ci sono solo catalani da ammirare, in campo e nelle tribune, anche se nel finale di tempo Williams scheggia la traversa di Ter Stegen, nell'unica vera occasione per l'Athletic, mentre Messi al 44' mette la palla sotto l'incrocio dei pali su punizione (altro prodigio) ma trova il portiere Herrerin.
Nella ripresa il Barça controllo sicuro il territorio, e comincia anche a risparmiare qualche energia, tanto l'avversario è domato, anche se lo splendido pubblico basco continua a tifare come se fosse il primo minuto e si fosse sullo 0-0. Ma al 29', dopo una fuga di Dani Alves e cross basso da destra, Messi si infila in mezzo ai centrali dell'Athletic e tocca di esterno sinistro in rete per il 3-0. Finisce tutto qui, anche se le riserve d'orgoglio dei baschi sono infinite: al 35' Williams raccoglie un cross da sinistra e pettina in rete di testa, beffando Busquets in chiusura. Finale convulso e nervosissimo, perché i baschi si sentono presi in giro da un paio di dribbling beffardi di Neymar (tenta anche un sombrero alzando la palla sull'avversario con tutti e due i malleoli, come faceva tanti anni fa Vito Chimenti) e pestano per bene il brasiliano, che però si diverte tanto. Contro di lui e soprattutto contro questo Messi non si può davvero nulla, o almeno finora nessuno ha potuto. Chissà se l'ultimo avversario della stagione, sabato prossimo a Berlino, riuscirà nell'impresa.