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Mourinho ha perso il tocco da Special One: e al Chelsea rischia l'esonero

Josè Mourinho (lapresse)
Inizio in campionato (sedicesimo dopo la quarta sconfitta in otto partite) e Champions League disastroso per i Blues. L'ambiente ha tolto la fiducia al tecnico portoghese che rilancia: "Se mi cacciano, sbagliano di grosso". Ma Abramovich ci sta pensando
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ESSERE come tutti, ecco la peggiore delle condanne. Per questo Josè Mourinho è virtualmente già l'ex allenatore del Chelsea, anche se Roman Abramovich non ha ancora preso decisioni ufficiali: perché di colpo è diventato uno come tanti altri, altro che Special, e quando uno come Josè diventa uno qualsiasi vuol dire che non è più lui, che ha perso il tocco, insomma che è ora di andarsene. La giornata di sabato 3 ottobre passerà alla storia, è stata probabilmente il punto più basso della carriera di Mourinho, e per tutta una serie di motivi. Elenchiamoli.

Il Chelsea, campione d'Inghilterra in carica, perde in casa dal Southampton, 3-1, con ciliegina finale dell'italiano Graziano Pellè, e sotto gli occhi di Roman Abramovich: è la quarta sconfitta in otto partite di campionato, la seconda in casa, e dire che c'era un tempo in cui le squadre di Mourinho perdevano in casa una pa…
ESSERE come tutti, ecco la peggiore delle condanne. Per questo Josè Mourinho è virtualmente già l'ex allenatore del Chelsea, anche se Roman Abramovich non ha ancora preso decisioni ufficiali: perché di colpo è diventato uno come tanti altri, altro che Special, e quando uno come Josè diventa uno qualsiasi vuol dire che non è più lui, che ha perso il tocco, insomma che è ora di andarsene. La giornata di sabato 3 ottobre passerà alla storia, è stata probabilmente il punto più basso della carriera di Mourinho, e per tutta una serie di motivi. Elenchiamoli.

Il Chelsea, campione d'Inghilterra in carica, perde in casa dal Southampton, 3-1, con ciliegina finale dell'italiano Graziano Pellè, e sotto gli occhi di Roman Abramovich: è la quarta sconfitta in otto partite di campionato, la seconda in casa, e dire che c'era un tempo in cui le squadre di Mourinho perdevano in casa una partita ogni tre anni; il Chelsea sprofonda al quindicesimo posto in classifica con 8 punti in 8 gare, a -10 dal Manchester City capolista, mentre anche in Champions League ha rimediato una sconfitta (in casa del Porto) nelle prime due partite; è la peggior partenza dei Blues in campionato negli ultimi 37 anni; quando Mourinho sostituisce Matic, entrato da 28 minuti, con l'attaccante Remy, il pubblico fischia sonoramente la sostituzione, e sono fischi per l'allenatore; Matic, uscendo, non dà la mano a Mourinho; alla fine i tifosi contestano squadra e allenatore, cantando "We're a fucking shit", cioè, annacquando il significato, "facciamo proprio schifo", anche se letteralmente sarebbe "siamo una fottuta merda"; negli spogliatoi Josè parla per sette minuti consecutivi in tv, poi prosegue la sua filippica in sala stampa, e il senso delle sue parole è: "Non c'è alcuna possibilità che io me ne vada. Semmai sono Abramovich e il board a dover decidere di licenziarmi. Ma sbaglierebbero di grosso. In giro ci sono alcuni manager al mio livello, ma nessuno migliore di me. Sono il miglior allenatore che questo club abbia mai avuto. Insieme ai giocatori possiamo rialzarci, e chiudere il campionato tra le prime quattro. E' ancora possibile".

Insomma, una bella tristezza. All'osso: l'allenatore quindicesimo in classifica (anzi: sedicesimo per differenza reti) che chiede tempo al presidente, perché solo lui conosce i segreti per risollevare la squadra, ma intanto il pubblico e buona parte dei giocatori l'hanno già mollato. Sembra una di quelle banali storie da zona retrocessione, e da allenatori da zona retrocessione. Non cose da Josè Mourinho, ecco. Per questo, di fatto, la sua seconda avventura al Chelsea è destinata a concludersi presto. Perché un Mourinho così normalizzato e banalizzato, semplicemente, non è lui, quindi non ha senso che continui. Perché ha perso completamente il controllo dello spogliatoio, e dire che appena cinque mesi fa il Chelsea trionfava in Premier League: ma i giocatori in estate hanno visto il loro manager cercare disperatamente nuove soluzioni sul mercato, senza trovarne molte per l'opposizione del club che ha deciso di non spendere, ma hanno comunque capito che Josè non aveva più totale fiducia nel gruppo, e si sono regolati di conseguenza. Perché persino il pubblico adorante di Stamford Bridge non ha più fiducia nel suo manager, anzi ne disapprova le sostituzioni. Perché non tira fuori più niente dai suoi giocatori migliori, anzi sono proprio loro ad aver tradito in questo inizio di stagione: Eden Hazard, Cesc Fabregas e Diego Costa sono l'ombra di se stessi; il nuovo acquisto Pedro non si raccapezza; il portierone Thibaut Courtois si è infortunato gravemente; Branislav Ivanovic non ne imbrocca più una, John Terry è al lumicino e lo dimostra ogni volta che scende in campo.

La difesa, che da sempre è l'architrave di ogni squadra che si rispetti, e non parliamo di quelle di Mourinho, fa orrore: 17 gol incassati in 8 partite, con almeno 2 gol concessi in 7 gare su 8, e l'unica in cui non ha incassato reti è stata contro l'Arsenal, che però chiuse la partita in 9.

Troppe mestizie e troppe mediocrità: segno che il tocco di Josè non c'è più. E non essendo abituato a navigare in simili acque, Mourinho molto difficilmente riuscirà a riportare la squadra ai suoi livelli, perché tra l'altro le notizie che arrivano da Londra raccontano di un rapporto sempre più complicato con lo spogliatoio, di un gruppo che sta rigettando i metodi di Josè e che non è più disposto a seguirlo. Insomma, la fine è vicina. "Io non scappo, semmai è il club che deve cacciarmi", insiste l'ex Special, e intanto parla, parla, parla, non la smette più di parlare per difendersi. Una volta le sue filippiche facevano tremare la sala stampa e infiammavano la platea, creavano polemiche incendiarie, titoli sui giornali. Ora sono soltanto le parole di un famoso allenatore che ha perso il tocco e il controllo della sua squadra, che è sedicesimo in classifica e lambisce la zona retrocessione, che chiede al suo presidente di non cacciarlo. Tutto molto triste, solitario y final.