MOSCA - Dimenticare Fabio Capello. Non sarà facile per i cassieri della federazione russa di calcio, ancora sotto choc per la liquidazione record da venti milioni di euro, sborsata per esonerare l'ingombrante commissario tecnico della nazionale. È stato invece facilissimo per i tifosi che ancora ringraziano il cielo per una svolta di spettacolo e risultati che nessuno si sarebbe mai sognato. Liberata dal peso di un allenatore-mito, che pretendeva perfezione assoluta e che snobbava i giovani talenti locali con la puzza sotto al naso di chi "ha gestito campioni veri", la squadra di calcio russa si è messa incredibilmente a volare. Affidata a un tecnico casareccio e taciturno, la nazionale ha cominciato a giocare sul serio con un filotto di quattro vittorie di fila che non si vedeva dall'era sovietica quando il team dell'Urss raccoglieva, e compattava quasi militarmente, i migliori calciatori dell'impero.
Certo non ha incontrato avversari impossibili, ma la sequenza di successi fa davvero impressione: il 5 settembre 1 a 0 in casa alla Svezia; tre giorni dopo, un facile ma ubriacante 7 a 0 in Liechtenstein; venerdì scorso un complicato 2 a 1 in casa della Moldova; e domenica il gran finale con un 2 a 0 casalingo al Montenegro, che garantiva un sontuoso accesso alle fasi finali dell'Europeo 2016. Non è male per un team che si prepara a giocare da padrone di casa il Mondiale 2018, su cui il governo sta puntando risorse immense alla ricerca di un trionfo di immagine da sfruttare anche in chiave politica. Proprio nell'ansia di trasformare a tutti i costi la Nazionale russa in una squadra temibile e competitiva, Vladimir Putin aveva scelto personalmente di investire una grande somma di denaro pur di assicurarsi Fabio Capello. A dargli il consiglio decisivo, dicono, sarebbe stato l'amico Silvio Berlusconi, che nel Milan di tanti anni fa aveva "inventato" Capello come allenatore e che si era goduto, con quattro scudetti in cinque anni, l'inizio della sua sfolgorante carriera.
Con un curriculum impressionante, arricchito da trionfi con Roma, Juventus, Real Madrid, Capello era arrivato a Mosca con la fama del mago che avrebbe risollevato un calcio mediocre e un tantino noioso portandolo a chissà quali traguardi. Né erano serviti a moderare gli entusiasmi, i due anni così così trascorsi sulla panchina da ct della nazionale inglese. Ma le stelle si comportano da stelle, fanno programmi ambiziosi, cercano di cambiare troppe cose. Capello pensava in grande, ai metodi di allenamento, all'alimentazione, pretendeva una disciplina che da queste parti è difficile da far passare. Sembrava, dicono adesso i giornalisti sportivi russi, che pensasse sempre e soltanto a una grande rivoluzione del sistema piuttosto che alla prima partita in calendario. Con risultati deludenti. Partite orribili con un gioco lento e senza idee. E una delusione clamorosa al Mondiale di Rio de Janeiro: nessuna vittoria, eliminazione al primo turno e, uniche scene da ricordare, le tragicomiche papere del giovane portiere preferito al vecchio titolare.
Adesso è tutto più lineare e pragmatico. La Russia gioca come può, con lo spirito della provinciale che mira al sodo, i giocatori cominciano a divertirsi. E vincono. Il ct Leonid Sltuskij, 44 anni, non fa dichiarazioni proiettate al futuro ma si occupa delle piccole cose del campo. Ai russi comincia a piacere. Perfino la sua storia personale, che un tempo originava solo battute cattive e risate di scherno, adesso è diventata sinonimo di semplicità e bontà. Nel clima patriottico di questi tempi, un vero inno alla genuinità russa. Slutskij, infatti, non ha il passato brillante da grande calciatore di Fabio Capello, campione di Roma, Juventus, Milan e Nazionale. Da giovane faceva il portiere ma fu costretto a smettere a soli 19 anni per un infortunio gravissimo al ginocchio. Non un infortunio di gioco, ma una catastrofica caduta dall'albero del suo giardino mentre cercava di recupare il gatto dei vicini. Studiando e sgomitando riuscì però a diventare un allenatore. Prima in provincia, poi a Mosca e finalmente sulla panchina del Cska, la più titolata e più amata squadra di Russia. Con trionfi inaspettati: due scudetti, due coppe nazionali e due super coppe in cinque anni. Una cavalcata trionfale che lo ha portato direttamente a prendere il posto di Fabio Capello garantendo capacità, impegno, e soprattutto un prezzo ragionevole.
E adesso i tifosi russi si augurano solo che Leonid non si monti la testa e non creda di essere arrivato. Qualcuno già mugugna sulle voci che dicono abbia incassato un milione di dollari in premi per le quattro vittorie consecutive. E si preoccupa leggendo che grandi team internazionali, a cominciare dal Chelsea del russo Abramovich, abbiano messo gli occhi su di lui. "Speriamo che rimanga con i piedi per terra e che continui a lavorare sodo senza pensare a rivoluzioni epocali", diceva, ieri un noto cronista sportivo. Slutskij tace. E prepara la spedizione francese per l'Europeo con il solito stile un po' ruspante e andando a vedere le partite di campionato con la solita vecchia tuta rossa e blu. Guai a scegliere abiti di sartoria che possano evocare l'eleganza e i fallimenti del passato.
Pubblicato su RSera il 14 ottobre 2015
Certo non ha incontrato avversari impossibili, ma la sequenza di successi fa davvero impressione: il 5 settembre 1 a 0 in casa alla Svezia; tre giorni dopo, un facile ma ubriacante 7 a 0 in Liechtenstein; venerdì scorso un complicato 2 a 1 in casa della Moldova; e domenica il gran finale con un 2 a 0 casalingo al Montenegro, che garantiva un sontuoso accesso alle fasi finali dell'Europeo 2016. Non è male per un team che si prepara a giocare da padrone di casa il Mondiale 2018, su cui il governo sta puntando risorse immense alla ricerca di un trionfo di immagine da sfruttare anche in chiave politica. Proprio nell'ansia di trasformare a tutti i costi la Nazionale russa in una squadra temibile e competitiva, Vladimir Putin aveva scelto personalmente di investire una grande somma di denaro pur di assicurarsi Fabio Capello. A dargli il consiglio decisivo, dicono, sarebbe stato l'amico Silvio Berlusconi, che nel Milan di tanti anni fa aveva "inventato" Capello come allenatore e che si era goduto, con quattro scudetti in cinque anni, l'inizio della sua sfolgorante carriera.
Con un curriculum impressionante, arricchito da trionfi con Roma, Juventus, Real Madrid, Capello era arrivato a Mosca con la fama del mago che avrebbe risollevato un calcio mediocre e un tantino noioso portandolo a chissà quali traguardi. Né erano serviti a moderare gli entusiasmi, i due anni così così trascorsi sulla panchina da ct della nazionale inglese. Ma le stelle si comportano da stelle, fanno programmi ambiziosi, cercano di cambiare troppe cose. Capello pensava in grande, ai metodi di allenamento, all'alimentazione, pretendeva una disciplina che da queste parti è difficile da far passare. Sembrava, dicono adesso i giornalisti sportivi russi, che pensasse sempre e soltanto a una grande rivoluzione del sistema piuttosto che alla prima partita in calendario. Con risultati deludenti. Partite orribili con un gioco lento e senza idee. E una delusione clamorosa al Mondiale di Rio de Janeiro: nessuna vittoria, eliminazione al primo turno e, uniche scene da ricordare, le tragicomiche papere del giovane portiere preferito al vecchio titolare.
Adesso è tutto più lineare e pragmatico. La Russia gioca come può, con lo spirito della provinciale che mira al sodo, i giocatori cominciano a divertirsi. E vincono. Il ct Leonid Sltuskij, 44 anni, non fa dichiarazioni proiettate al futuro ma si occupa delle piccole cose del campo. Ai russi comincia a piacere. Perfino la sua storia personale, che un tempo originava solo battute cattive e risate di scherno, adesso è diventata sinonimo di semplicità e bontà. Nel clima patriottico di questi tempi, un vero inno alla genuinità russa. Slutskij, infatti, non ha il passato brillante da grande calciatore di Fabio Capello, campione di Roma, Juventus, Milan e Nazionale. Da giovane faceva il portiere ma fu costretto a smettere a soli 19 anni per un infortunio gravissimo al ginocchio. Non un infortunio di gioco, ma una catastrofica caduta dall'albero del suo giardino mentre cercava di recupare il gatto dei vicini. Studiando e sgomitando riuscì però a diventare un allenatore. Prima in provincia, poi a Mosca e finalmente sulla panchina del Cska, la più titolata e più amata squadra di Russia. Con trionfi inaspettati: due scudetti, due coppe nazionali e due super coppe in cinque anni. Una cavalcata trionfale che lo ha portato direttamente a prendere il posto di Fabio Capello garantendo capacità, impegno, e soprattutto un prezzo ragionevole.
E adesso i tifosi russi si augurano solo che Leonid non si monti la testa e non creda di essere arrivato. Qualcuno già mugugna sulle voci che dicono abbia incassato un milione di dollari in premi per le quattro vittorie consecutive. E si preoccupa leggendo che grandi team internazionali, a cominciare dal Chelsea del russo Abramovich, abbiano messo gli occhi su di lui. "Speriamo che rimanga con i piedi per terra e che continui a lavorare sodo senza pensare a rivoluzioni epocali", diceva, ieri un noto cronista sportivo. Slutskij tace. E prepara la spedizione francese per l'Europeo con il solito stile un po' ruspante e andando a vedere le partite di campionato con la solita vecchia tuta rossa e blu. Guai a scegliere abiti di sartoria che possano evocare l'eleganza e i fallimenti del passato.
Pubblicato su RSera il 14 ottobre 2015