Sport

Usa, Columbus sfida Portland. E' la finale delle novità

Domenica (le 22 in Italia) l'ultimo atto della Major League Soccer, il campionato a stelle e strisce. In campo due sorprese, simbolo perfetto di uno sport che negli States è ancora soprattutto tanto cuore

3 minuti di lettura
ROMA - Non farà mai i numeri del gigante Super Bowl, non emozionerà milioni di spettatori nel mondo come l'ultima della serie dell'anello Nba, la giocheranno persino in uno stadio di "provincia": neanche 20mila posti persi nel North East, lontano dalle grandissime città. Eppure, la finalissima della Major League Soccer, il campionato di calcio a stelle e strisce, in programma nella mattinata di domani al Mapfre Stadium di Columbus, Ohio  -  alle 22 di domenica, ora italiana  -  in questa edizione 2015 potrebbe raccontare l'America meglio di ogni altra cosa. In campo, sul quale lo scudetto d'oltreoceano se lo contenderanno i padroni di casa del Columbus Crew e i Portland Timbers, entrambe simbolo perfetto di uno sport che qui è ancora soprattutto tanto cuore, tanti muscoli e poca, pochissima tecnica, e ancora di più sugli spalti. Dove per i tifosi il pallone è scoperta recente, i risultati riservano ancora sorprese, e davanti c'è un futuro radioso da conquistarsi a grandi passi.

"Long trip", grande viaggio lungo dieci mesi di gironi e playoff, rappresentato al meglio dalla traversata degli States al sapore di epica che sta facendo a bordo di un tir l'amuleto portafortuna di Portland  -  un grande tronco lungo dieci metri, simbolo della squadra dei "boscaioli", i "Timbers" che in queste ore sta percorrendo le 2500 miglia che separano l'Oregon all'Ohio per arrivare in tempo per il match  -  il campionato dell'America del soccer alla finalissima si ritrova in effetti le squadre meno attese. Dimostrazione, probabilmente, che davvero "qui avremo magari un gioco ancora lontano anni luce da quello europeo  -  spiegavano all'inizio della stagione gli opinionisti che seguono da vicino la MLS, tra questi c'è anche l'ex difensore rockstar del Padova Alexi Lalas  -  ma per certi versi più sano, incerto fino all'ultimo, più libero, più entusiasta".

Cadute una a una tra regular season e playoff le squadre che avevano fatto sognare l'America ingaggiando i "designated player" più noti dall'Europa  -  i New York di Villa, Pirlo e Lampard, i Montreal di Drogba, il Toronto di Giovinco, l'Orlando di Kaka, i Galaxy di Keane e Gerrard e persino i Dc United di Thohir, che di campioni non ne avevano ma a inizio anno parevano l'Inter di Mancini, primi in classifica a forza di 1-0 e 2-1 -  a fare la storia del soccer, domani, saranno due outsider, "la Crew" e "i Timbers". Le due squadre che probabilmente hanno interpretato al meglio lo spirito di questo calcio americano dei pionieri. Un calcio operaio, di fisico, contrasti, tanta corsa e agonismo, entusiasta e spensierato come forse dovrebbe essere un po' ovunque il gioco più bello del mondo.

Da una parte della finalissima di domani ci saranno così i Columbus giallo neri di Justin Meram, Kei Kamara (24 gol in stagione) e il fenomeno Higuain (cognome caldo del momento, si vede, da una parte e dell'altra dell'Atlantico), cresciuti partita dopo partita nel cuore dell'Ohio agricolo e industriale. E dall'altra i Portland di coach Caleb Porter, maglia verde come gli sterminati boschi dell'Oregon, gemellaggio con la squadra di soccer femminile della stessa città (le "Thorns" della bella Alex Morgan), qualche straniero di qualità in rosa (su tutti, gli argentini Valeri e Melano) ma soprattutto taglialegna in scarpini e calzettoni come Nat Borchers. Difensore dell'Arizona con barba da eremita, in gol nell'andata della finale della "conference" dell'Ovest contro Dallas, testimonial ideale di quella che una volta era "Portland la pazza" e oggi  -  anche grazie a serie tv cult come "Portlandia"  -  è diventata la capitale degli hipster, della cultura alternativa, vegetariana e ambientalista.

Una contro l'altra nei novanta minuti finali, insomma, giocheranno anche due idee diverse della stessa, immensa America, oltre che i campioni delle leghe  -  rispettivamente  -  di Est e Ovest. E comunque vada a finire, sarà un bello spot per il campionato della pedata più in crescita di tutto il pianeta. Che con tutti i suoi difetti  -  il livello tecnico tattico come il pubblico che ancora scarseggia: il calcio che tira qui è ancora quello della Liga spagnola, in televisione  -  negli ultimi anni ha dimostrato di avere le idee chiare, e un piano in testa per fare grande, nello sport "born in the Usa", anche il vecchio football inglese. Attraverso nuovi stadi, rigorosamente tutti di proprietà (nel 2018 la fine dei lavori al Buzzard Point del Dc di Thohir, e di lì a poco tanti altri), nuovi "brand" (dall'anno prossimo nuove franchigie si aggiungeranno alla compagnia, da Miami ad Atlanta), e una probabile futura, nuova gestione del salary cap che dovrebbe far crescere gli americani e attirare nuovi campioni (Ibra e Cristiano Ronaldo, sognano da un po' da queste parti).

Il tutto, però, reso più speciale da "The spirit of America". Accanto al tronco amuleto arrivato dall'Oregon, domani sotto le tribune dello stadio di Columbus, ci sarà ad esempio la mascotte di Portland, "Timber Joe". Un taglialegna armato di motosega che in campionato taglia una fetta di albero ad ogni gol dei gialloverdi, e a fine partita ci premia il goleador di giornata. Non sarà il massimo della sicurezza, avere una motosega in azione a bordocampo, ma per i tifosi di qui è tutto, semplicemente, dannatamente e incredibilmente yankee.   
 
I commenti dei lettori