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Usa, ecco il 'Superdraft' del soccer: ma in pochi riescono a sfondare

Con un meccanismo praticamente simile a quello della Nba, nella Mls vanno in scena i quattro round delle 'scelte', "simbolo perfetto di un calcio democratico", dove tutte le franchigie hanno l'opportunità di ingaggiare i migliori giovani delle Università. E' il primo vero atto ufficiale del calciomercato nordamericano

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BALTIMORA - A un’ora di autostrada c’è la Casa Bianca, a un isolato di distanza i cancelli di Camden Yards, – lo stadio degli Orioles e di Babe Ruth, il figlio di immigrati diventato leggenda del baseball – nell’aria il salino della Chesapeake Bay, sede della battaglia navale che più di tutte segnò la guerra d’indipendenza americana. E nel cuore esatto di questo concentrato di storia a stelle e strisce, in Maryland, c’è il Convention Center di Baltimora, che questo pomeriggio (dalle otto di sera in poi, ora italiana) ospiterà il primo, vero atto ufficiale del calciomercato americano: il "Superdraft" della Major League Soccer, la serie A d’oltreoceano. Grande evento insieme americanissimo e un poco europeo, patria del soccer più ammirato, dove esattamente come nella Nba le franchigie del Paese potranno scegliere, scambiarsi o investire sui giovani calciatori più promettenti dei college nazionali. Simbolo perfetto di “un calcio ancora davvero democratico” – tengono a spiegare con orgoglio negli States – che pare invece destinato ogni anno di più a vendersi l’anima al dio denaro.

Edizione numero 17 su 20 anni di storia del torneo più importante del soccer Usa, come quelli degli anni scorsi il draft 2016 sarà diviso in quattro round (i primi due in programma oggi, i secondi in conference call il 19 gennaio), e allo stesso tavolo della stessa, immensa sala metterà tutti i migliori giovani soccer player dei college del Paese (per primi quelli della NCAA, la National Collegiate Athletic Association, che gestisce i programmi sportivi di college ed università negli Stati Uniti) faccia a faccia con dirigenti, allenatori e rappresentanti di tutte le 20 squadre della Major League. Che un team alla volta – a turno e a seconda della posizione in campionato dello scorso anno, partendo dai Chicago Fire, ultimissimi nella stagione finita un mese fa – potranno scegliere e ingaggiare gli atleti, oppure accordarsi per scambiarsi i turni, inserendo in questi “change” contropartite economiche o tecniche. In modo da dare a ogni realtà, come nella pallacanestro – spiegano da Baltimora – “la possibilità di allestire la miglior squadra possibile”.

Tutto così profondamente diverso dalle atmosfere degli ultimi giorni di calciomercato da questa parte dell’Atlantico, lontano anni luce dalle sessioni all’Ata Hotel Quark di Milano, per dire, non ci fossero i palloni adidas personalizzati su ogni tavolo il Superdraft parebbe in effetti in tutto e per tutto il draft della pallacanestro più bella del mondo. Rispetto all’Nba regole e alcuni tecnicismi cambiano leggermente, ma lo stile, i riti, lo spirito sono gli stessi. La cerimonia è un pieno di colori, slogan, dichiarazioni ad effetto e retorica a stelle e strisce come per la palla a spicchi, e il draft rimane uno dei simboli più belli di un calcio "democratico", dove non per forza – l’ultima finale scudetto tra outsider, Portland e Columbus, insegna – “chi ha più soldi vince”. Con una sola notevole differenza: l’abisso tra il livello tecnico dei talenti in lizza per i contratti dei due sport.

Tra i giovani aspiranti campioni della pedata che questa sera si contenderanno una scelta dai club più ambiti (o più ricchi), probabilmente, non ci saranno mai corrispettivi in scarpini e calzettoni di un Duncan, un Irving, un LeBron James – tanto per rimanere alle prime scelte più celebri dei draft Nba più recenti – ma difficilmente, la storia insegna, ci saranno anche future stelle del soccer americano. Nessuna prima scelta diventata grande, ad oggi (il nome più noto è Freddy Adu, primo nel draft 2004, passato in Europa da Monaco e Benfica), ma neanche grandi successi per i baby calciatori scelti nel “round” successivi, “dei 19 giocatori giocatori scelti nel secondo turno del draft 2013, per esempio – calcola la stessa MLS – solo otto sono ancora in roster del campionato”, e tra quelli dell’anno scorso, solo una minima percentuale ha messo piede in campo più di 10 partite.

L'ordine con cui si viene scelti nel draft non è garanzia di futuro anche nel basket, in realtà, ma è proprio il sistema calcio nelle università americane che parrebbe funzionare ancora pochino. E così, nonostante i continui dati trionfalistici diffusi sulla crescita del calcio americano – in un anno la media spettatori è cresciuta del 12,5% a stagione, “il calcio si vede di più in tv e si pratica esponenzialmente di più nelle scuole”, si legge nei report della MLS – per tanti addetti ai lavori l’unica strada per dare slancio definitivo al calcio yankee rimane l’abolizione dei tetti salariali, e l’apertura totale delle frontiere ai calciatori del football del resto del mondo. Ad oggi ancora legata al sistema dei designated player – tre giocatori extra budget ingaggiabili senza tetto allo stipendio, come i vari Villa, Giovinco, Kakà, Gerrard e Lampard, mentre il resto della squadra non può superare globalmente i tre milioni di dollari di ingaggi – la Major League Soccer va veloce, e non è detto che i cambiamenti strutturali non arrivino già nelle prossime stagioni. L’anno prossimo aggiungerà altre due squadre (Atlanta United e Los Angeles Fc) e un nuovo derby (quello della California, appunto, tra Galaxy e i nuovi Los Angeles di Magic Johnson e Mia Hamm, ex stella del soccer femminile e già consigliera d’amministrazione della Roma di Pallotta) al campionato, di qui alla fine del 2018 prevede la costruzione di almeno tre nuovi stadi (tra questi anche quello di Dc, su iniziativa del patron nerazzurro Thohir), e ogni mese di più punta un nuovo calciatore europeo.

I sogni a lungo termine delle franchigie rimangono Ibra e Cristiano Ronaldo, per ora si accontenteranno di aspettare la fine dei mercati invernali del resto del mondo, e fare shopping tra i calciatori del vecchio pallone d’Europa.
 
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