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Infantino, il figlio di emigranti che vuole cambiare il calcio: "Riconquisteremo rispetto"

I genitori emigrarono in Svizzera, il nuovo presidente della Fifa quando può torna a Reggio Calabria dove ha un piccolo appartamento. "Il calcio ha vissuto dei momenti difficili, di crisi, ma tutto questo è finito, dobbiamo andare avanti e implementare le riforme"

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Figlio di due emigrati italiani in Svizzera, Gianni Infantino, 46 anni, è il volto nuovo, pulito del calcio mondiale. Ha vinto nettamente le elezioni, conquistandosi la fiducia in tutto il mondo. Per il calcio europeo un autentico trionfo (anche la Figc di Tavecchio ha votato Infantino): l'Uefa aveva scelto lui, l'avvocato italo-svizzero che parla cinque lingue, per rimpiazzare Michel Platini, squalificato per sei anni. E' stato bravo Infantino nella sua campagna elettorale: ha girato il mondo, è stato in Africa, ha conquistato voti in Sudamerica, oltre che in Nord e Centro America. Ha dimostrato che, nonostante tutto, nel calcio mondiale c'è tanta voglia di rinnovamento, di voltare pagina e ricominciare a ricostruire su basi più solide, più serie. Gianni è preparato: non è un politico, ma conosce come pochi il calcio mondiale, e le sue trappole. Sa che lo attende un lavoro duro. Appena eletto, commosso, ha detto: "Voglio essere il presidente di tutte e 209 le Federazioni. Cari amici, non posso esprimere le mie sensazioni in questo momento. Ho affrontato un viaggio eccezionale che mi ha fatto incontrare molte persone fantastiche, che amano, respirano calcio ogni giorno, molte persone che meritano che la Fifa venga rispettata. E restituiremo alla Fifa il rispetto che si merita, tutti ci applaudiranno per quello che faremo alla Fifa, dovremo essere orgogliosi di quello che faremo assieme. Abbiamo bisogno di rispetto e ce lo riguadagneremo". Da Infantino il proposito di "lavorare assieme a tutti voi per ricostruire una nuova era nella Fifa, in cui possiamo rimettere il calcio al centro del palcoscenico. Il calcio ha vissuto dei momenti difficili, di crisi, ma tutto questo è finito, dobbiamo andare avanti e implementare le riforme". Infantino è fiero delle sue origini italiane, dei sacrifici che hanno fatto i suoi genitori costretti ad emigrare: quando può torna a Reggio Calabria, dove ha un piccolo appartamento. Una bella favola, per un italiano che è riuscito e ora guida 209 Federazioni, più dei Paesi che fanno parte dell'Onu.
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Gianni Infantino in mattinata aveva difeso la sua proposta di distribuire più soldi alle Federazioni calcistiche nazionali nel suo discorso di fronte al Congresso. "Quando parlo di cifre so cosa voglio dire: durante i miei anni a Nyon, nel pieno di un periodo di crisi economica siamo riusciti a triplicare gli introiti. I soldi della Fifa sono il vostro denaro- ha detto ai 207 delegati-, non il denaro del presidente. Se si utilizza il denaro per sviluppare il gioco del calcio, vuol dire che stiamo facendo qualcosa di sensato". La proposta di aumentare fino a cinque milioni di dollari il denaro per ciascuna delle 209 Federazioni affiliate della Fifa era stata criticata dallo sceicco Salman Bin Ibrahim Al Khalifa, “così si va alla bancarotta”.
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Infantino ha ammesso che cinque mesi fa non avrebbe pensato di candidarsi ma che le circostanze (la squalifica di Platini) lo ha costretto a prendere questa decisione. "Nelle situazioni difficili puoi nasconderti o metterci la faccia e penso di aver fatto la cosa giusta, perché nella mia vita non mi sono mai mascosto", ha sottolineato lo svizzero. "Sono qui perché la Fifa ha bisogno di una leadership forte". Fra le sue proposte un Mondiale a 40 squadre. Ora l'Uefa dovrà trovare un nuovo presidente, si voterà a maggio: Platini spera ancora di restare in sella per due anni, e chissà che il suo amico-delfino non possa dargli una mano...
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