ROMA - C'è chi non vorrebbe. Non ce ne voglia Ranieri. Il Leicester potenziale campione d'Inghilterra imbarazza una frangia di pensatori. Secondo molti, la sola prospettiva sta facendo ripiegare in due, come un cuscinetto, l'entusiasmo degli investitori. E' un po' la stessa paura che colse qualcuno in Germania quando si prospettava una Bundesliga privata di squadre blasonate, al cui posto stavano entrando Ingolstadt, Darmstadt. Una specie di sindrome Lotito. Non basta l'endorsement di Sir Alex Ferguson, al quale, sempre secondo i più timorosi, importa e non importa che il calcio inglese possa essere rappresentato da un club che sino a qualche anno fa poteva al massimo proporsi come "giant killer", quindi il suo parere conta sino ad un certo punto. E a poco valgono i sorrisi e la trepidante attesa di Gary Lineker, troppo sbilanciato nei giudizi a causa della sua provenienza anagrafica e sportiva (Leicester). Di fatto, anche se non ufficialmente, tutti vorrebbero una squadra campione emblematica (e quindi sempre la stessa o le stesse). Proprio uno che ha fatto lo stesso percorso professionistico di Lineker, passando dal Leicester al Tottenham, rappresenta adesso l'ultimo punto d'appoggio "della decenza" sulla parete del "tracollo", visualizzato da Ranieri, anzi da Westley Morgan che solleva la coppa del campionato e punta alla Champions League.
Si chiama Harry Kane, centravanti del Tottenham e prima stella inglese del dopo-Rooney. I suoi soprannomi fanno a botte tra loro: Hurricane, Citizen Kane, Sugar Kane, Yes We Kane. Che il ragazzo sia un predestinato lo dice il cronometro: non può essere che un predestinato (e per diventare dei campioni occorre anche un po' di buona sorte o quantomeno che tutto fili liscio) uno che al suo debutto in Nazionale va a segno dopo 78 secondi. In Premier Kane è già riuscito, altro dato che rinfocola le speranze dei nemici delle Foxes, in un'impresa realizzativa sfuggita a personaggi di poco conto come Michael Owen, Fernando Torres, Didier Drogba, Wayne Rooney, Sergio Agüero, Carlos Tevez e Cristiano Ronaldo, che hanno avuto a disposizione molte più stagioni, alcuni una decade: andare oltre i 20 gol per due stagioni consecutive. Non è colpa sua, evidentemente, se il Tottenham è in ritardo di sette lunghezze sul Leicester. Ventidue reti in trentadue partite (lo scorso anno s'era fermato a ventuno), con una ricchezza di repertorio, con serbatoio di qualità dal quale il ragazzo (compirà 23 anni a luglio) continua a pescare senza controllo. Un fisico talmente asciutto (1,88 per meno di 70 kg al netto di qualche scappatella nella cioccolata più che nella birra) da far sospettare una minor potenza d'impatto (che è invece devastante).
Un dettaglio stimolante che si sposa con i valori del calcio di Pochettino, le varianti umane e tattiche a disposizione del manager argentino e che fa ben sperare i nemici della Foxes, che possono anche contare su un dato: quando il City vinse il titolo nel 2012 a questo punto della stagione era indietro di otto punti. Kane vuole vincere con la squadra, ma tiene anche d'occhio Kevin Phillips, l'unico attaccante inglese ad aver chiuso una stagione segnando più di 30 gol (accadde nel 2000 quando Phillips era al Sunderland). Proprio il Sunderland domenica ospita il gruppo Ranieri. Mentre Kane e il Tottenham se la vedranno, sempre domenica, con l'ambivalente e mai troppo chiaro United di Van Gaal, convinto di restare sulla panchina dell'Old Trafford anche il prossimo anno. Harry è un inglese dall'aspetto principesco, non ha niente dell'oleografica idea di centravanti inglese con cui abbiamo avuto a che fare per decenni, brutto, sporco, cattivo, spesso sdentato. Non è nemmeno il "local hero" alla Wayne Rooney. Potrebbe forse ricordare Geoff Hurst. Ma a differenza sua Hurst ebbe praticamente un solo giorno di gloria (la finale mondiale del '66), mentre Kane sta dando strattoni alla fantasie e un giorno forse lo farà anche con la leggenda. Piuttosto Kane potrebbe essere stato pescato fra gli attori di "Momenti di gloria". Ha un che di polisportivo il suo incedere.
Kane ha aggiunto al dna del calciatore inglese la compostezza di molti di quegli stranieri che hanno modificato la natura e l'immagine del calcio inglese, appoggiandosi alla regale fierezza del modello Beckham. Kane viene dall'Essex, nasce a Chingford il 28 luglio del '93. A otto anni passa mesi nell'Academy dell'Arsenal, ma qualcosa non funziona. Si sposta tra i ragazzi del Tottenham nel 2004. Ad appena 16 anni compare sulla panchina del Tottenham contro l'Everton in Coppa di Lega. Deve farsi le ossa: va in prestito al Leyton Orient. Debutta con la prima squadra del Tottenham in Europa League (contro gli Hearts di Edinburgo). In realtà non è un debutto coi fiocchi: si procura un rigore ma poi ("mi tremavano le gambe") lo sbaglia. Siamo alla fine di agosto 2011. Sempre in Europa League arriva il primo gol ufficiale (contro gli irlandesi dello Shamrock Rovers. Chiude la stagione al Millwall (quelli con la tifoseria più cattiva del mondo), sempre in prestito. Debutta in Premier nell'agosto 2012, la vita gli si complica, lo mandano in prestito al Norwich ma lo richiamano subito perché il Tottenham non trova modo di acquistare un attaccante. Nel gennaio 2013 va al Leicester. Sembra che il Tottenham non lo voglia. Lui almeno si convince di questo e cerca di capire se forse non è meglio sbaraccare. Ma fa progressi. Debutta nell'U.21 inglese, a ottobre sigla una tripletta. Va bene, era San Marino, ma il primo "hat trick" non si scorda mai.
A ottobre 2013 arriva la prima rete a White Hart Lane, ai rigori contro l'Hull (Coppa di Lega). Tutto questo mentre il Tottenham vive giorni tecnicamente indecifrabili. Del resto è una squadra che soffre da anni e che soprattutto non vince da anni (l'ultimo campionato fu vinto nel '61). Debutta da titolare nell'aprile del 2014. Ovviamente segna: apre il 5-1 al Sunderland. Si ripete nelle due partite successive contro West Bromwich e Fulham. Altra tripletta. Va bene, erano i non fenomenali greci dell'Asteras Tripolis, ma anche il secondo "hat trick" non si scorda mai. Nel febbraio 2015 firma un contratto di cinque anni. Due giorni dopo capovolge da solo il derby con l'Arsenal: da 0-1 a 2-1. Poi tutto il resto. Sino al trascinarsi dietro, cosa mai accaduta negli ultimi anni, un numero impressionante di "striker" indigeni, da Vardy a Rashford, che fanno sorridere il ct Hodgson (fino a quando non dovrà preoccuparsi perché dovrà decidere chi portare agli Europei e successivamente chi lasciare in panchina). Su Kane, che deve molto a Franco Baldini, grava la suggestiva ma proibitiva responsabilità di dover trasformare una certezza in dubbio: che i giochi per la conquista del titolo non siano ancora fatti. Che il Leicester non abbia ancora vinto.
Si chiama Harry Kane, centravanti del Tottenham e prima stella inglese del dopo-Rooney. I suoi soprannomi fanno a botte tra loro: Hurricane, Citizen Kane, Sugar Kane, Yes We Kane. Che il ragazzo sia un predestinato lo dice il cronometro: non può essere che un predestinato (e per diventare dei campioni occorre anche un po' di buona sorte o quantomeno che tutto fili liscio) uno che al suo debutto in Nazionale va a segno dopo 78 secondi. In Premier Kane è già riuscito, altro dato che rinfocola le speranze dei nemici delle Foxes, in un'impresa realizzativa sfuggita a personaggi di poco conto come Michael Owen, Fernando Torres, Didier Drogba, Wayne Rooney, Sergio Agüero, Carlos Tevez e Cristiano Ronaldo, che hanno avuto a disposizione molte più stagioni, alcuni una decade: andare oltre i 20 gol per due stagioni consecutive. Non è colpa sua, evidentemente, se il Tottenham è in ritardo di sette lunghezze sul Leicester. Ventidue reti in trentadue partite (lo scorso anno s'era fermato a ventuno), con una ricchezza di repertorio, con serbatoio di qualità dal quale il ragazzo (compirà 23 anni a luglio) continua a pescare senza controllo. Un fisico talmente asciutto (1,88 per meno di 70 kg al netto di qualche scappatella nella cioccolata più che nella birra) da far sospettare una minor potenza d'impatto (che è invece devastante).
Un dettaglio stimolante che si sposa con i valori del calcio di Pochettino, le varianti umane e tattiche a disposizione del manager argentino e che fa ben sperare i nemici della Foxes, che possono anche contare su un dato: quando il City vinse il titolo nel 2012 a questo punto della stagione era indietro di otto punti. Kane vuole vincere con la squadra, ma tiene anche d'occhio Kevin Phillips, l'unico attaccante inglese ad aver chiuso una stagione segnando più di 30 gol (accadde nel 2000 quando Phillips era al Sunderland). Proprio il Sunderland domenica ospita il gruppo Ranieri. Mentre Kane e il Tottenham se la vedranno, sempre domenica, con l'ambivalente e mai troppo chiaro United di Van Gaal, convinto di restare sulla panchina dell'Old Trafford anche il prossimo anno. Harry è un inglese dall'aspetto principesco, non ha niente dell'oleografica idea di centravanti inglese con cui abbiamo avuto a che fare per decenni, brutto, sporco, cattivo, spesso sdentato. Non è nemmeno il "local hero" alla Wayne Rooney. Potrebbe forse ricordare Geoff Hurst. Ma a differenza sua Hurst ebbe praticamente un solo giorno di gloria (la finale mondiale del '66), mentre Kane sta dando strattoni alla fantasie e un giorno forse lo farà anche con la leggenda. Piuttosto Kane potrebbe essere stato pescato fra gli attori di "Momenti di gloria". Ha un che di polisportivo il suo incedere.
Kane ha aggiunto al dna del calciatore inglese la compostezza di molti di quegli stranieri che hanno modificato la natura e l'immagine del calcio inglese, appoggiandosi alla regale fierezza del modello Beckham. Kane viene dall'Essex, nasce a Chingford il 28 luglio del '93. A otto anni passa mesi nell'Academy dell'Arsenal, ma qualcosa non funziona. Si sposta tra i ragazzi del Tottenham nel 2004. Ad appena 16 anni compare sulla panchina del Tottenham contro l'Everton in Coppa di Lega. Deve farsi le ossa: va in prestito al Leyton Orient. Debutta con la prima squadra del Tottenham in Europa League (contro gli Hearts di Edinburgo). In realtà non è un debutto coi fiocchi: si procura un rigore ma poi ("mi tremavano le gambe") lo sbaglia. Siamo alla fine di agosto 2011. Sempre in Europa League arriva il primo gol ufficiale (contro gli irlandesi dello Shamrock Rovers. Chiude la stagione al Millwall (quelli con la tifoseria più cattiva del mondo), sempre in prestito. Debutta in Premier nell'agosto 2012, la vita gli si complica, lo mandano in prestito al Norwich ma lo richiamano subito perché il Tottenham non trova modo di acquistare un attaccante. Nel gennaio 2013 va al Leicester. Sembra che il Tottenham non lo voglia. Lui almeno si convince di questo e cerca di capire se forse non è meglio sbaraccare. Ma fa progressi. Debutta nell'U.21 inglese, a ottobre sigla una tripletta. Va bene, era San Marino, ma il primo "hat trick" non si scorda mai.
A ottobre 2013 arriva la prima rete a White Hart Lane, ai rigori contro l'Hull (Coppa di Lega). Tutto questo mentre il Tottenham vive giorni tecnicamente indecifrabili. Del resto è una squadra che soffre da anni e che soprattutto non vince da anni (l'ultimo campionato fu vinto nel '61). Debutta da titolare nell'aprile del 2014. Ovviamente segna: apre il 5-1 al Sunderland. Si ripete nelle due partite successive contro West Bromwich e Fulham. Altra tripletta. Va bene, erano i non fenomenali greci dell'Asteras Tripolis, ma anche il secondo "hat trick" non si scorda mai. Nel febbraio 2015 firma un contratto di cinque anni. Due giorni dopo capovolge da solo il derby con l'Arsenal: da 0-1 a 2-1. Poi tutto il resto. Sino al trascinarsi dietro, cosa mai accaduta negli ultimi anni, un numero impressionante di "striker" indigeni, da Vardy a Rashford, che fanno sorridere il ct Hodgson (fino a quando non dovrà preoccuparsi perché dovrà decidere chi portare agli Europei e successivamente chi lasciare in panchina). Su Kane, che deve molto a Franco Baldini, grava la suggestiva ma proibitiva responsabilità di dover trasformare una certezza in dubbio: che i giochi per la conquista del titolo non siano ancora fatti. Che il Leicester non abbia ancora vinto.