ROMA - Paradossalmente, in città si sono tranquillizzati quando hanno visto l'orlo del burrone: "Ora sappiamo che il titolo non ci sfuggirà". Nel momento più nero i tifosi blaugrana si sono aggrappati alla storia (che dice che una crisi da queste parte dura al massimo venti giorni) e al calendario (che fino a qualche giorno fa appariva irrilevante): "Cinque finali. Le vinciamo tutte". Il Barcellona sta meglio di Atletico e Real Madrid, ha un programma meno pesante. Domani in casa del Deportivo, poi il Gijon al Camp Nou, quindi a Siviglia contro il Betis e per chiudere il derby con l'Espanyol e a Granada. Tutte squadre posizionate nel grigio terminale della classifica, impotenti sulla carta per alimentare la speranza delle due rivali di Madrid (il Barcellona gode anche del vantaggio degli scontri diretti). Atletico e Real Madrid debbono giocare partite decisamente più scomode e soprattutto hanno ancora la Champions da gestire. Ma che crisi è questa del Barcellona? Apparentemente inspiegabile, essa in realtà si radica nel cuore avanzato del gruppo restringendo il motivo del momentaneo disagio al rendimento di "quei tre", della ditta MSN, ossia della più straordinaria linea d'attacco che il calcio ricordi, una vera e propria trimurti.
Messi, Suarez e Neymar stanno rifiatando. Basta che i loro meccanismi s'inceppino in qualche punto oscuro, non tanto dei muscoli quanto della coscienza, e il risultato, ancorché eccezionale, muta, le avversarie ringhiano, gli avversari di giornata tornano a casa gongolando. I loro dialoghi in campo rallentano di frazioni di secondo e il Barcellona s'addormenta. E' un fatto inoppugnabile. Quando si dice che il singolo non fa la differenza. La verità è che il Barcellona è sostanzialmente "quei tre". Non ci sono rincalzi per il trio delle magie, appena subentra Munir se ne accorgono pure su Marte (e l'altro giovanissimo Ramirez si è infortunato e dispiace per lui ma non se n'è accorto nessuno). Il ragazzino è bravo ma non regge il confronto con la bellezza straripante e la altrettanto straripante concretezza dei titolari. I quali stanno dimostrando proprio in questi giorni di avere anche loro un tallone d'Achille: sono umani. I quali, in aggiunta a questo dato che li rende più simili a tutti noi, avranno forse organizzato la preparazione atletica personalizzata non per essere folgoranti ad aprile, né a maggio, ma in Coppa America (è bene non dimenticarlo). Messi ha segnato contro il Valencia una rete inutile, non importa se è la n.500 o, come conta ufficialmente "Marca", la n. 499 della sua carriera. Quel che più incide, in questo momento, non è lo score complessivo bensì il fatto che Messi, prima della rete al Valencia, non segnava da 515 minuti, che nel suo universo temporale corrisponde più o meno a un'eternità.
Ecco perché il Barcellona ha rallentato, perché "quei tre" stanno sperimentando sulla loro pelle e sulla diminuita voglia di cercarsi in campo che non si può sempre andare a trecento all'ora. La loro pausa di riflessione ha costretto club e tifosi a collezionare tre sconfitte consecutive in Liga, cosa che non accadeva da 16 anni. Ma ci sta. A tutto questo va aggiunto il fatto che Luis Enrique non ha l'autorevolezza per dire a Neymar di stare in panchina nel Clasico (come forse sarebbe stato meglio o forse no...). Dopo una stagione trionfale può succedere di non avere le batterie sufficientemente cariche per sconfiggere la maledizione della Champions, la quale impietosa schiaccia la detentrice in un angolo, la prende a pugni in faccia e le impedisce di rivincere la coppa "back to back" (l'ultima squadra a conquistare per due volte consecutive il trofeo continentale, e si chiamava ancora Coppa dei Campioni, fu il Milan). Può succedere che dopo aver giocato 16 mila minuti nel 2015 (16.058 per l'esattezza, fra club e nazionali) deliziando il mondo (il 18% in più degli attaccanti del Bayern, il 42% in più degli attaccanti del City, il 57% in più degli attaccanti del Real Madrid e addirittura il 63% in più degli attaccanti dell'Atletico Madrid) "quei tre" avvertano un leggerissimo affaticamento di reparto. Negli ultimi 30 giorni hanno segnato, collettivamente, 3 gol. Nei 30 precedenti molto di più: 16. Nei 60 ancora precedenti 43. Ecco spiegata la crisi. Solo 56 gol in meno dalla fonte meravigliosa che nessun altro al mondo ha. Il resto del Barcellona, diciamolo pure, è funzionale ma non decisivo. Oppure decisivo alla rovescia (il crollo psicologico di molti giocatori dopo l'eliminazione dalla Champions). Le reti di MSN sono capaci di portarti in paradiso e di nascondere l'inferno, ove mai si avvicinasse. Possono occultare persino la mancanza di un progetto tattico complessivo, una panchina corta (dovuta anche al divieto di fare mercato), il fallimento di qualche scelta (Turan e Vidal) e una difesa peggiorata nel corso del tempo (37 reti subite nella stagione scorsa, 51 in quella in corso). Un vanto e un limite, se vogliamo, "quei tre". Ma se riprendono finisce tutto. Liga e Copa del Rey. Contateci pure.
Messi, Suarez e Neymar stanno rifiatando. Basta che i loro meccanismi s'inceppino in qualche punto oscuro, non tanto dei muscoli quanto della coscienza, e il risultato, ancorché eccezionale, muta, le avversarie ringhiano, gli avversari di giornata tornano a casa gongolando. I loro dialoghi in campo rallentano di frazioni di secondo e il Barcellona s'addormenta. E' un fatto inoppugnabile. Quando si dice che il singolo non fa la differenza. La verità è che il Barcellona è sostanzialmente "quei tre". Non ci sono rincalzi per il trio delle magie, appena subentra Munir se ne accorgono pure su Marte (e l'altro giovanissimo Ramirez si è infortunato e dispiace per lui ma non se n'è accorto nessuno). Il ragazzino è bravo ma non regge il confronto con la bellezza straripante e la altrettanto straripante concretezza dei titolari. I quali stanno dimostrando proprio in questi giorni di avere anche loro un tallone d'Achille: sono umani. I quali, in aggiunta a questo dato che li rende più simili a tutti noi, avranno forse organizzato la preparazione atletica personalizzata non per essere folgoranti ad aprile, né a maggio, ma in Coppa America (è bene non dimenticarlo). Messi ha segnato contro il Valencia una rete inutile, non importa se è la n.500 o, come conta ufficialmente "Marca", la n. 499 della sua carriera. Quel che più incide, in questo momento, non è lo score complessivo bensì il fatto che Messi, prima della rete al Valencia, non segnava da 515 minuti, che nel suo universo temporale corrisponde più o meno a un'eternità.
Ecco perché il Barcellona ha rallentato, perché "quei tre" stanno sperimentando sulla loro pelle e sulla diminuita voglia di cercarsi in campo che non si può sempre andare a trecento all'ora. La loro pausa di riflessione ha costretto club e tifosi a collezionare tre sconfitte consecutive in Liga, cosa che non accadeva da 16 anni. Ma ci sta. A tutto questo va aggiunto il fatto che Luis Enrique non ha l'autorevolezza per dire a Neymar di stare in panchina nel Clasico (come forse sarebbe stato meglio o forse no...). Dopo una stagione trionfale può succedere di non avere le batterie sufficientemente cariche per sconfiggere la maledizione della Champions, la quale impietosa schiaccia la detentrice in un angolo, la prende a pugni in faccia e le impedisce di rivincere la coppa "back to back" (l'ultima squadra a conquistare per due volte consecutive il trofeo continentale, e si chiamava ancora Coppa dei Campioni, fu il Milan). Può succedere che dopo aver giocato 16 mila minuti nel 2015 (16.058 per l'esattezza, fra club e nazionali) deliziando il mondo (il 18% in più degli attaccanti del Bayern, il 42% in più degli attaccanti del City, il 57% in più degli attaccanti del Real Madrid e addirittura il 63% in più degli attaccanti dell'Atletico Madrid) "quei tre" avvertano un leggerissimo affaticamento di reparto. Negli ultimi 30 giorni hanno segnato, collettivamente, 3 gol. Nei 30 precedenti molto di più: 16. Nei 60 ancora precedenti 43. Ecco spiegata la crisi. Solo 56 gol in meno dalla fonte meravigliosa che nessun altro al mondo ha. Il resto del Barcellona, diciamolo pure, è funzionale ma non decisivo. Oppure decisivo alla rovescia (il crollo psicologico di molti giocatori dopo l'eliminazione dalla Champions). Le reti di MSN sono capaci di portarti in paradiso e di nascondere l'inferno, ove mai si avvicinasse. Possono occultare persino la mancanza di un progetto tattico complessivo, una panchina corta (dovuta anche al divieto di fare mercato), il fallimento di qualche scelta (Turan e Vidal) e una difesa peggiorata nel corso del tempo (37 reti subite nella stagione scorsa, 51 in quella in corso). Un vanto e un limite, se vogliamo, "quei tre". Ma se riprendono finisce tutto. Liga e Copa del Rey. Contateci pure.