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Leicester, ora il Tottenham fa paura. E Ranieri trema

Mentre i produttori cinematografici pensano a un film sulla favola del Leicester, gli Spurs si sono riportati a -5 dalla vetta. E la stampa è sicura: "Il titolo si deciderà all'ultima giornata". I tifosi londinesi entusiasti: "Veniamo a prendervi"

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Titolo del Telegraph: "Si deciderà tutto alla fine". Giudizio del Guardian: "Il Tottenham gioca il calcio più bello". Coro dei tifosi londinesi: "Leicester, stiamo venendo a prenderti". In mezzo c'è il povero Ranieri, che solo due partite fa era uscito dal campo con le lacrime agli occhi, commosso, e con l'inconfessabile certezza che sì, andiamo, ormai è quasi fatta. Macché. Sereni e tranquilli si viveva finché il vantaggio era un soffio, fra la tredicesima e la diciannovesima giornata; poi di nuovo dalla ventesima, quando l'Arsenal ha cominciato a sfilarsi dall'alta classifica e il Manchester City a rifugiarsi nella Champions. Sereni e tranquilli fino a quando la vittoria in campionato era immaginabile solo nei termini di un'impresa, non di un traguardo vicino, e perciò gambe e cuori volavano ancora leggeri. Ma appena sette punti di margine sono parsi sufficienti, e addirittura prossimi a diventare dieci, quelli del Leicester in un attimo se ne sono ritrovati fra le mani soltanto cinque. È così da ieri sera, dopo il 4-0 del Tottenham in casa dello Stoke, squadra di metà classifica, mica l'ultima della fila. Dopo aver provato l'ebbrezza inedita dell'invulnerabilità, a quattro giornate dal termine il Leicester fa la conoscenza della tremarella. È sempre più facile gestire il sogno di un trionfo che la paura di uno smacco, soprattutto se conosci il sapore dello scorno meglio di quello della gloria.

La felicità del Leicester è adesso una cittadella assediata. Il centravanti Jamie Vardy, espulso per doppia ammonizione domenica contro il West Ham, è stato messo sotto inchiesta dalla federazione inglese per gli eccessi nelle proteste verso l'arbitro Moss, insulti compresi. Per un episodio simile, Diego Costa ha preso due giornate. È sotto inchiesta pure il club. Entro stasera andranno presentate le tesi difensive per evitare le squalifiche. È il primo passaggio della stagione in cui il Leicester smette di avvertire intorno a sé quel clima diffuso di simpatia che finora aveva spinto anche i tifosi avversari a tifare per la più grande sorpresa del calcio europeo nell'era delle pay-tv, un quarto di secolo di classifiche bloccate e di albi d'oro ingessati dalla ripartizione oligarchica dei proventi. Vardy salterà di sicuro la sfida di domenica contro lo Swansea, la squadra gallese allenata da Francrsco Guidolin, estimatore di Ranieri e ora nei panni di Jep Gambardella, nell'imbarazzante ruolo dell'uomo che si presenta a una festa per vederla fallire. Se le giornate di stop saranno due, il centravanti che ha sparso stupore si perderà pure la partita del 1° maggio in casa del Manchester United di van Gaal, la stazione della verità prima degli ultimi 180 minuti.

Mentre i produttori cinematografici già pensano a un film, concentrati come siamo sulla favola mezza italiana di "Leicesternerentola", abbiamo perso di vista il fatto che senza l'impresa di Ranieri un grande copione sarebbe stato il Tottenham. Non vince il campionato dal 1961 e non arriva fra le prime tre dal 1990. Ha un mucchio di tratti che ne farebbero una meravigliosa storia, se non ce ne fosse una più grande centosessanta chilometri più a nord. È la squadra più giovane della Premier, con un solo trentenne (il portiere di riserva) e un diciannovenne preso in serie B (Alli) e portato in Nazionale. È la squadra con meno stranieri nel torneo europeo con la percentuale più alta di esterofilia. Per arrivare quassù s'è dovuto privare del suo gioiello, rifacendo la rosa, e non una volta sola, con i 100 milioni della cessione di Bale al Real Madrid. Oggi ha la miglior difesa e il miglior attacco. Se il Leicester ha Vardy, il Tottenham ha Harry Kane (o Hurricane), 22 gol il primo e 24 l'altro. Ha un allenatore emergente come Mauricio Pochettino, argentino, 44 anni, ventuno in meno di Ranieri, un bielsista, nel senso di seguace di Bielsa detto el Loco, il suo scopritore. Scopritore in ogni senso, giacché raccontano che nella casa a Santa Fe del Mauricio quattordicenne, arrivò di notte questo allenatore fanatico di calcio, chiedendo ai signori Pochettino di tirar giù le coperte durante il sonno del ragazzo, e di scoprirgli le gambe, per capire se davvero fossero quelle di un futuro calciatore. Tanto è essenziale il gioco del Leicester - difesa e contropiede - quanto raffinato quello del Tottenham. Se Ranieri esibisce un calcio primitivo, senza imbarazzo per quelle radici italiane che oggi in serie A paiono una macchia da cui emanciparsi, Pochettino sfoggia lo stile portato al vertice da Klopp e il suo Borussia: terzini larghissimi, tre trequartisti dietro la punta e il "gegenpressing", cioè la caccia rapida al pallone nella zona e nell'istante in cui il pallone è stato appena perso.

Nelle prossime tre giornate, il Tottenham giocherà sempre un giorno dopo il Leicester, conoscendone già il risultato. Solo Sarri lo troverebbe uno svantaggio. Questa è la sfida, un duello di stili. Al Leicester non capiterà mai più un'occasione così, ma al Tottenham non capiterà mai più di avere per rivale il Leicester. È un anno buono per due, solo che una è di troppo.
 
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