Una grande carriera da calciatore dal Marsiglia al Manchester United. Il colpo da kung fu al tifoso che lo insultava. E poi una carriera da attore: il film più importante "Il mio amico Eric" con Ken Loach
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ROMA - Da un po' è un divo del cinema. E una telefonata, anzi un messaggio sarà di sicuro partito in direzione Ken Loach per la Palma d'oro a Cannes. Oppure sarà stato il regista inglese a chiamare Eric Cantona, 50 anni oggi. Una strana coppia, forse neppure tanto, assieme ne Il mio amico Eric sette anni fa, commedia dai contorni sportivi nata dalla penna dell'ex attaccante francese, con pennellate del profeta del cinema del lavoro e del proletariato. E Loach sarebbe perfetto per un film sui 50 anni dell'ex attaccante francese. Uno che non è stato mai possibile confinare nelle traiettorie di una sfera, di un successo, di una sconfitta. E' stato una rockstar del pallone, Keith Richards che suonava Rocks off ma con la casacca rossa. E' ancora Le Roi. The King, anche senza calciare in porta o servire un compagno con un colpo di tacco.
Cantona, da calciatore a attore ne 'Il mio amico Eric"
Il re di Manchester, sponda United, tra i Diavoli rossi. Old Trafford ha edificato la sua leggenda. Con Sir Alex Ferguson non si era preso subito. "Non so se sei abbastanza bravo per giocare all' Old Trafford" gli chiedeva lo scozzese, "non so se Manchester è abbastanza per me" ribatteva il numero sette dello United. Caratteri forti, spigoli da smussare. O anche no. In mezzo, quattro Premier League, due FA Cup, gol e assist, petto in fuori e mento sporgente, il colletto della maglia sollevato, aperto come due alettoni, come nel famoso spot di una multinazionale americana in cui diceva "au revoir" prima di calciare in porta. Cantona, un anarchico, sempre fedele a se stesso. A Marsiglia, a Nimes (pallone scagliato contro un arbitro, definito idiota in commissione disciplinare, dove si difese da solo) poi a Leeds, gol, assist ai compagni e risse.
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Tante risse. Sarebbe stato in grado di scatenarne una in una stanza vuota, come disse Gianluca Vialli di Dennis Wise, suo compagno di squadra al Chelsea. Il francese è unico abitante nel suo mondo. In campo e soprattutto fuori, una volta smesso con i Red Devils ha inseguito e vissuto la sua Rivoluzione, come Michail Bakunin, che inseguiva il sogno esattamente un secolo prima della nascita del francese. The King ha pure invitato i connazionali a fare la rivoluzione, a ritirare i risparmi dalla banche, sei anni fa, svuotare i conti correnti per far cadere il sistema finanziario. Una provocazione, subito definito anarchico, comunista. E lo era, lo è. Con Yannick Noah ha girato un video contro il Front National di Marie Le Pen. Due secondi in scena, sguardo fisso nella telecamera. Il silenzio, le inevitabili polemiche.
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Nel suo vecchio mondo, il calcio, solo qualche cameo, qualche puntata nel beach soccer, sino al ruolo di direttore tecnico ai New York Cosmos. Un rapporto subito problematico, gli americani tendono a far seguire le regole, liturgia non contemplata dal Re, divorzio dalla franchigia newyorkese, reclamando pagamenti mancati per un milione di dollari. Il coro "Oh ah Cantona" nel Teatro dei Sogni non manca mai. Qualche giorno fa ha detto a un quotidiano che Anthony Martial, giovane punta francese dello United è l'erede di Ronaldo, il Fenomeno. Ma preferisce scrivere copioni, aggirarsi per i set, recitare in commedie e western, con qualche chilo in più, la barba lunga, trascurato come Jim Morrison all'abbrivio degli anni Settanta, prima del volo a Parigi. A France Football, oltre 20 anni prima spiegava di ritenere il calcio un'arte minore, mentre lui voleva vivere la follia creativa dell'artista. Ma il finale per Eric è diverso, non è stato ancora scritto. Non è su un copione, non può esserlo per divinità scapigliate del pallone come lui, George Best, Socrates, Diego Armando Maradona. Quelli benedetti e dannati, con occhi segnati dalla nostalgia e la lingua affilata. Due anni fa Le Roi definiva Michel Platini un politico come gli altri, oltre a schierarsi contro gli Europei in Ucraina e quelli Under 21 a Israele, con il calcio contro i diritti umani.
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Anche se Cantona non è stato come loro, come i più grandi, non ha raggiunto l'eccellenza, è stato decisivo per un paio di stagioni, per esempio non ha mai inciso nelle Coppe europee, mai a segno contro le italiane. Best gli è stato superiore, Cristiano Ronaldo due o tre spanne sopra. Ma il Mito è altra cosa. Si serve di racconti, sguardi, silenzi. Il carisma fa la differenza. E 20 anni fa non c'era il flusso dei social network, che avrebbero amplificato le imprese, prodezze, le frasi a effetto del francese. L'anno scorso, per il ventennale del calcio a mezz'aria rifilato al tifoso del Crystal Palace al Selhurst Park, costato otto mesi di squalifica e svariate ore ai servizi sociali, The Guardian riproponeva la scena ma con i Lego. Festeggia oggi Eric, come Bob Dylan. Candeline per gente che ha seminato tracce di grandezza.