Inghilterra: è la Premier degli allenatori, da Conte a Guardiola e Mourinho in panchina 80 titoli
di NICOLA SELLITTIIl prossimo sarà il campionato inglese più atteso di sempre: e stavolta non c'entra la favola del Leicester di Ranieri. Alla guida delle squadre più importanti ci saranno sei fuoriclasse (con Klopp e Wenger). Nessun altro torneo in tutta Europa può vantare un simile record
ROMA - Conferenze stampa sold out come gli stadi. Centinaia di flash, un titolo per tutti, flussi di hashtag per Twitter, social network in tilt. Gli Europei? No, la Premier League 2016/2017. Tra poco più di dieci giorni parte il torneo continentale in Francia ma è già scattato il conto alla rovescia per lo spin off del campionato nazionale più atteso di sempre. Una febbre, un soffio di calcio virale che contagia Europa, Asia, Stati Uniti, i mercati privilegiati del prodotto inglese. E stavolta non c'entrano Ranieri e lo straordinario Leicester, la favola di Vardy e Mahrez, le pratiche buddiste per la vittoria del patron delle Foxes. La nuova sceneggiatura punta tutto su Josè Mourinho, Pep Guardiola. Arsene Wenger, Jurgen Klopp, Antonio Conte, Claudio Ranieri. Il Dream Team della panchina. Vincenti, perdenti di successo, saggi, filosofi e motivatori. Sei nomi, sei rockstar della panchina, nel sottoclou altri italiani dal pedigree certificato, Wal…
ROMA - Conferenze stampa sold out come gli stadi. Centinaia di flash, un titolo per tutti, flussi di hashtag per Twitter, social network in tilt. Gli Europei? No, la Premier League 2016/2017. Tra poco più di dieci giorni parte il torneo continentale in Francia ma è già scattato il conto alla rovescia per lo spin off del campionato nazionale più atteso di sempre. Una febbre, un soffio di calcio virale che contagia Europa, Asia, Stati Uniti, i mercati privilegiati del prodotto inglese. E stavolta non c'entrano Ranieri e lo straordinario Leicester, la favola di Vardy e Mahrez, le pratiche buddiste per la vittoria del patron delle Foxes. La nuova sceneggiatura punta tutto su Josè Mourinho, Pep Guardiola. Arsene Wenger, Jurgen Klopp, Antonio Conte, Claudio Ranieri. Il Dream Team della panchina. Vincenti, perdenti di successo, saggi, filosofi e motivatori. Sei nomi, sei rockstar della panchina, nel sottoclou altri italiani dal pedigree certificato, Walter Mazzarri e Francesco Guidolin. Scavando nei loro curriculum, si contano in totale 80 titoli vinti in carriera, anzi 'tituli', doveroso omaggio al ritorno in scena dello Special One. Ventuno per Mou e Pep, 17 per Wenger, cinque per Conte, Klopp, Ranieri. E quattro in più se Manuel Pellegrini troverà una panca dopo il Manchester City, forse all'Everton. E non ha ancora sollevato coppe per il Tottenham Mauricio Pochettino, in Inghilterra ritenuto al momento il miglior allenatore 'pound for pound' della Premier. Senza dimenticare che qualche settimana fa è finito in Championship Rafa Benitez, che perde colpi da oltre un anno ma si siederebbe al tavolo con 12 titoli tra Premier League, Italia, Spagna. Con lui sulla panchina del Newcastle, si flirtava con quota 100 trofei.
Impossibile per Bundesliga, Liga e Serie A esporre una simile mercanzia. Nel torneo spagnolo ci sono i calciatori più forti del mondo, Messi, Ronaldo, Neymar, Suarez, Iniesta, le due finaliste di Champions League, il Siviglia che vince tre Europa League in fila, mentre gli inglesi negli ultimi mesi hanno spedito solo il City in semifinale di Champions League. Ma il confronto sul curriculum dei tecnici è impietoso: 21 titoli complessivi in Liga, con sette trofei per Luis Enrique al Barcellona, cinque per Diego Simeone all'Atletico Madrid e tre Europa League per Unai Emery con il Siviglia. E la corsa è impari anche per la Serie A, con 27 titoli totali tra gli allenatori che guidano le big, tra Roberto Mancini (12 titoli), Massimiliano Allegri (sette titoli), Luciano Spalletti (sei), Paulo Sousa (due). E anche in Bundesliga, campionato con più presenze sugli stadi assieme alla Premier League, non c'è gara con i colleghi d'Oltremanica.
Regge la sfida con Mou, Pep, Wenger solo Carlo Ancelotti, che ancora deve accomodarsi sul pino del Bayern Monaco esibendo però 16 trofei, tra Milan, Chelsea, Psg e Real Madrid. A seguire, Thomas Schaaf, ora all'Hannover, con cinque trofei vinti con il Werder Brema. Dunque, Premier regina in panchina. E in attesa che Zlatan Ibrahimovic accenda l'opzione Man United oppure che qualche asso del Bayern faccia le valigie per raggiungere Guardiola ai Citizens, oppure che Roman Abramovich faccia spese in Italia per Conte, il main show, anzi il concerto più atteso, nella casa storica degli Smiths e degli Oasis, vede sul palco lo Special One e Guardiola. Mai così vicini dai tempi del Barcellona con il portoghese vice di Bobby Robson e lo spagnolo barometro del centrocampo blaugrana. Eppure lontani. Un duello filosofico, concettuale, il pallone identitario, socratico del Pep per aprire le porte della percezione dei calciatori del Manchester City e il pragmatismo di Mou, 13 milioni di euro l'anno per riedificare l'anima dei Diavoli Rossi. Una resa dei conti lunga un anno, per cominciare. E il tam tam mediatico è già al limite dei livelli di guardia, la compagnia aerea cinese Hainan Airlines ha inserito tra i suoi voli la tratta Pechino-Manchester, per assistere al duello al vertice che metterà in palio il primo posto tra i tecnici più decorati del torneo. Nel frattempo, Arsene Wenger (17 titoli) si giocherà l'ultimo asso con l'Arsenal prima di lasciare Londra, i Gunners e un tifo che non gli perdona la Premier che regolarmente scappa di mano ai Gunners. Mentre forse partono un attimo dietro Jurgen Klopp e Antonio Conte, forse più affamati di Mou e Pep, alla ricerca dell'ultimo 30 per la laurea con lode: il titolo in Premier League da sfilare a Claudio Ranieri. Che ha già vinto la sua partita. Una Premier con le Foxes vale dieci successi di Mou e Pep.
Impossibile per Bundesliga, Liga e Serie A esporre una simile mercanzia. Nel torneo spagnolo ci sono i calciatori più forti del mondo, Messi, Ronaldo, Neymar, Suarez, Iniesta, le due finaliste di Champions League, il Siviglia che vince tre Europa League in fila, mentre gli inglesi negli ultimi mesi hanno spedito solo il City in semifinale di Champions League. Ma il confronto sul curriculum dei tecnici è impietoso: 21 titoli complessivi in Liga, con sette trofei per Luis Enrique al Barcellona, cinque per Diego Simeone all'Atletico Madrid e tre Europa League per Unai Emery con il Siviglia. E la corsa è impari anche per la Serie A, con 27 titoli totali tra gli allenatori che guidano le big, tra Roberto Mancini (12 titoli), Massimiliano Allegri (sette titoli), Luciano Spalletti (sei), Paulo Sousa (due). E anche in Bundesliga, campionato con più presenze sugli stadi assieme alla Premier League, non c'è gara con i colleghi d'Oltremanica.
Regge la sfida con Mou, Pep, Wenger solo Carlo Ancelotti, che ancora deve accomodarsi sul pino del Bayern Monaco esibendo però 16 trofei, tra Milan, Chelsea, Psg e Real Madrid. A seguire, Thomas Schaaf, ora all'Hannover, con cinque trofei vinti con il Werder Brema. Dunque, Premier regina in panchina. E in attesa che Zlatan Ibrahimovic accenda l'opzione Man United oppure che qualche asso del Bayern faccia le valigie per raggiungere Guardiola ai Citizens, oppure che Roman Abramovich faccia spese in Italia per Conte, il main show, anzi il concerto più atteso, nella casa storica degli Smiths e degli Oasis, vede sul palco lo Special One e Guardiola. Mai così vicini dai tempi del Barcellona con il portoghese vice di Bobby Robson e lo spagnolo barometro del centrocampo blaugrana. Eppure lontani. Un duello filosofico, concettuale, il pallone identitario, socratico del Pep per aprire le porte della percezione dei calciatori del Manchester City e il pragmatismo di Mou, 13 milioni di euro l'anno per riedificare l'anima dei Diavoli Rossi. Una resa dei conti lunga un anno, per cominciare. E il tam tam mediatico è già al limite dei livelli di guardia, la compagnia aerea cinese Hainan Airlines ha inserito tra i suoi voli la tratta Pechino-Manchester, per assistere al duello al vertice che metterà in palio il primo posto tra i tecnici più decorati del torneo. Nel frattempo, Arsene Wenger (17 titoli) si giocherà l'ultimo asso con l'Arsenal prima di lasciare Londra, i Gunners e un tifo che non gli perdona la Premier che regolarmente scappa di mano ai Gunners. Mentre forse partono un attimo dietro Jurgen Klopp e Antonio Conte, forse più affamati di Mou e Pep, alla ricerca dell'ultimo 30 per la laurea con lode: il titolo in Premier League da sfilare a Claudio Ranieri. Che ha già vinto la sua partita. Una Premier con le Foxes vale dieci successi di Mou e Pep.