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Leicester, Ranieri: ''La nostra è una favola, le piccole meritano una chance''

Il tecnico romano a colloquio con John Foot, storico inglese del calcio: "Adesso che ho vinto un titolo mi chiamano vincente, ma sono sempre la stessa persona. Nel calcio i soldi continueranno a farla da padrone ma spero non facciano la Super Lega europea"

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LONDRA - "Quando ero l'eterno secondo mi chiamavano perdente, adesso che ho vinto un titolo mi chiamano vincente, ma sono sempre la stessa persona: è il giudizio degli altri ad essere cambiato, non sono cambiato io". Senza saperlo, Claudio Ranieri cita la morale di Jack London in "Martin Eden", l'amaro romanzo sul successo del grande scrittore americano: "Grazie del paragone", dice al giornalista che glielo propone, prima di andarsene. Per un'ora, l'allenatore campione della Premier League ha risposto alle domande di John Foot, storico inglese del calcio, in un dibattito pubblico all'Istituto di Cultura Italiano di Londra. Il cui direttore Marco Delogu lo presenta così: "E' un buon momento per il nostro paese in Inghilterra, i romanzi della Ferrante, l'ultimo film di Moretti, il Leicester di Ranieri" - e non c'è dubbio, senza togliere niente ai primi due, che oggi sia quest'ultimo l'italiano più famoso di Gran Bretagna, se non del mondo. Ecco una sintesi del loro dialogo.
 
Cosa si aspettava un anno fa quando arrivò al Leicester?
"Ero così felice di tornare in Premier dopo l'avventura finita male della Grecia. Mi piacevano il presidente, lo staff, la squadra. La stagione prima si erano salvati nel finale, l'obiettivo era fare 40 punti e salvarsi senza drammi, poi entro due-tre anni aspirare magari a un piazzamento da Europa League".
 
Quando ha cominciato a credere che, invece della salvezza, avrebbe vinto il campionato?
"Quando Hazard ha fatto il gol del pareggio in Chelsea-Tottenham, anzi quando l'arbitro ha fischiato la fine. Il calcio è bellissimo ma pericoloso, può illuderti fino all'ultimo e poi farti rimanere male".
 
Allora non è vero che per vincere contano i soldi?
"E' vero invece: i soldi contano. Quello che è successo a noi ha del miracoloso, ma non cambierà il calcio, i soldi continueranno a farle da padroni. Però spero che non facciano la Super Lega europea, mettendo insieme tutte le grandi squadre, bisogna dare una chance anche alle piccole".
 
Il suo Leicester non somiglia un po' al Catanzaro in cui giocava lei, che arrivò settimo in serie A?
"La favola del Leicester è stata resa possibile da 20 giocatori amici che si aiutavano uno con l'altro e soffrivano insieme. E il Catanzaro in cui giocavo io era simile, come prova il fatto che sette giocatori su undici di quella squadra sono ancora amici e passano insieme le vacanze estive".
 
E un po' somiglia anche al Cagliari che lei portò in due anni dalla C alla A?
"La favola, per me, in effetti è cominciata là".

Claudio Ranieri è Grande Ufficiale

Nel Catanzaro c'era Palanca che segnava dei gol incredibili dalla bandierina del calcio d'angolo, ma il merito non era anche suo?
"Mazzone aveva studiato uno schema per far colpire la palla di testa a me, che dovevo stazionare su un palo e poi rientrare in area per colpirla. Ma Palanca la tirava sempre verso la porta e così io saltavo in contro tempo, per togliere la visuale al portiere, e la palla finiva in rete".
 
Ancelotti ha appena scritto un libro intitolato "Quiet leadership": la leadership tranquilla è anche il suo stile?
"Al Leicester ho cercato di non stressare troppo i giocatori, di non colpevolizzarli se sbagliavano, di correggere gli errori senza fare urlacci".
 
Come reagiva a essere soprannominato "Tinkerman", quando allenava il Chelsea?
"Per alcuni si traduce 'aggiustatore', che ha una valenza positiva, per altri vuol dire 'pasticcione', io preferisco la prima traduzione".
 
A proposito di aggiustare, una volta alla Roma sostituì Totti e De Rossi a fine primo tempo e poi vinse.
"Meno male, se no sarei stato crocefisso".
 
I bookmaker davano il titolo al Leicester 5000 a 1.
"Significa che qualche volta sbagliano anche i bookmaker. In questa stagione hanno sbagliato due volte, previdero anche che il primo allenatore licenziato sarei stato io".
 
E' vero che ha fatto costruire un ristorante per i giocatori allo stadio di Leicester?
"In Italia siamo abituati ad andare in ritiro prima delle partite, qui no, i giocatori arrivano allo stadio da casa. Volevo che almeno mangiassimo insieme prima del match, per fare gruppo".
 
Come mai quest'anno ci saranno tanti allenatori italiani in Inghilterra?
"In parte il football segue le mode: ha vinto un italiano, proviamo con quelli. Ma la nostra è una delle scuole migliori".
 
 Che obiettivo ha con il Leicester nella prossima stagione?
"Divertirci in Champions, piazzarci fra le prime dieci in Premier, possibilmente qualificandoci per le coppe europee".
 
Ha allenato alcune delle più forti squadre d'Europa, un giorno le piacerebbe allenare la nazionale italiana?
"Non ora, ma un giorno, fra un po' di anni, se ci sarà l'opportunità, chissà. Anche se a me piace andare in campo tutti i giorni. Sei stressato, mi chiedono, prima di una partita? No, sono stressato quando non alleno".
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