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Tutti contro il ricco Lipsia, in Germania ormai è un caso

Esultanza di Burke dopo il gol del Lipsia a Colonia (ansa)
La protesta dei tifosi del Colonia è solo una delle tante contro la squadra dell'est, 'responsabile' di essere priva di storia ed espressione della potenza economica di una multinazionale
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ROMA - Entrare a gamba tesa sulla storia del calcio tedesco facendo leva sul proprio potere economico. E' questo il concetto che passa in Germania sul Lipsia, visto come esempio di pura espressione del capitale e senza poesia e passato. Spesso oggetto di attenzione da parte delle tifoserie avversarie, la squadra dell'est ha subito domenica la protesta più eclatante a Colonia: un centinaio di tifosi di casa si sono seduti davanti all'ingresso dello stadio bloccando il pullman della squadra ospite e causando il ritardo di un quarto d'ora dell'inizio della partita. Un sit-in condito da striscioni e cartelli contro la società di proprietà della Red Bull di Dietrich Mateschitz, della quale fino al 2009 non esisteva traccia nel calcio tedesco. Poi la svolta, fortemente voluta dalla multinazionale austriaca: viene sfruttata una possibilità che in Italia non sarebbe possibile in quanto espressamente vietata, l'acquisto di un titolo sportivo. Viene rilevato l'SSV Markranstädt (formazione di quinta divisione), prende il via una scalata irresistibile quando mal digerita dalla massa.

"Una protesta insensata -commenta l'ad del Lipsia, Oliver Mintzlaff- che però non ha creato alcun mal di testa ai nostri giocatori durante la partita (finita 1-1, ndr)". Gli fa eco il difensore Marvin Compper: "Se continueremo a giocare con coraggio e forza di volontà ci guadagneremo il rispetto. Noi continueremo in questo modo". I risultati per ora ci sono: cinque partite senza sconfitte, settimo posto con 9 punti ed una vittoria di grande prestigio sul Borussia Dortmund.

Il problema però è destinato a restare. Forse perché preoccupate dal fatto che il loro giardino possa essere violato, molte tifoserie dell'ovest si scagliano contro la squadra senza tradizione. La cosa non riguarda tanto il potentissimo e -al momento- inattaccabile Bayern Monaco, quanto quel novero di blasonatissime (vedere Hsv e Werder Brema, tanto per fare un esempio) che annaspano nei bassifondi delal classifica. Circa quelle dell'est, forse non è neanche il caso di parlare di invidia. Ad esempio la prima idea della Red Bull era stata di puntare su una società gloriosa come la Dynamo Dresda: fu accantonata per il timore che la rovente tifoseria della Sassonia avrebbe creato parecchi intralci.

Per non parlare poi di un'altra squadra di Lipsia, l'Fc Sachsen (seconda nel blasone alla mitica Lokomotive): l'attenzione della multinazionale si concentrò su di loro, probabilmente in Italia una cosa del genere sarebbe stata accolto a braccia aperte (la scalata del Sassuolo ad esempio coincide con l'avvento di una proprietà importante). Inoltre il Sachsen navigava in brutte acque e rischiava il fallimento (puntualmente verificatosi nel 2011) ma... I tifosi fecero fuoco e fiamme e tutto saltò. Anche i sostenitori del Markranstadt provarono una resistenza, sparsero persino del diserbante sul terreno casalingo, distrussero i riferimento pubblicitari Red Bull, ma non la ebbero vinta. Da allora la scalata del Lipsia, da allora tutti contro il Lipsia. Per ora, risultati alla mano, la società sta vincendo. Il tempo dirà l'ultima parola.


 
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