Brasile, addio a Carlos Alberto: segnò all'Italia nella finale del 1970
di LUIGI PANELLA
Su spegne a 72 anni uno dei più grandi terzini fluidificanti della storia del calcio. Segnò la rete del 4-1 agli azzurri a Città del Messico
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ROMA - Un giorno di giugno del 1970: Pelè fermo ai 20 metri, sembra quasi giochicchiare con il pallone. Il Brasile è ormai sicuro di portare definitivamente la coppa Rimet a Rio, onore che spetta a chi conquista per tre volte il trofeo. L'Italia perde già 3-1, da due minuti è entrato in campo Gianni Rivera e in patria già si prepara il processo a Valcareggi: O'Rei non ha alcuna fretta, non ha neanche bisogno di guardare chi arriva, gli basta indirizzare il pallone sulla sua destra, sta per arrivare un treno sempre in orario. E quel treno arriva: si chiama Carlos Alberto, velocissimo, a tripla velocità rispetto agli azzurri, devastati nel morale e spossati nel fisico dall'altitudine di Città del Messico e dalla terribile semifinale con la Germania Ovest, quella del 4-3. Il diagonale di Carlos Alberto, morto oggi a 72 anni, con Albertosi irrimediabilmente trafitto, è l'immagine più famosa della carriera del fluidificante brasiliano. Fenomeno in una squadra di fenomeni, forse ancora di più perchè parte di una sorta di follia tattica. Pelé, Jairzinho, Rivelino, Gerson e Tostao, tutti insieme, tutti a dipingere un calcio fantastico e poetico. Gente però che non amava dedicarsi troppo alla copertura. E allora erano gli altri 5 di movimento che dovevano portare l'acqua: qui Carlos Alberto eccelleva, perché non solo arrivava puntuale quando Pelè chiamava, ma sapeva difendere, al punto da fare all'occorrenza anche lo stopper.
Brasile, morto Carlos Alberto: il gol contro l'Italia ai Mondiali 1970
Con la Seleçao Carlos Alberto vinse, oltre al Mondiale del 1970, anche i Giochi panamericani del 1963. Anche a livello di club però ha attraversato la storia del calcio brasiliano. Prima nello stato di Rio con il Fluminense, quindi il salto paulista con il Santos di Pelè, quindi di nuovo a Rio con il Flamengo. Fenomeno tra fenomeni, andò successivamente ad incantare nei leggendari Cosmos di New York. Fu il più grande esperimento di lancio del soccer negli Usa: con Chinaglia, Pelé, Beckenbauer e tanti altri a correre sulle fascia di quei campi prestati dal football americano, a divorare le yard come i miti Usa dell'epoca. Lui e Pelè, un binomio inseparabile: nel 2004 O' Rei lo inserì nel 'Fifa 100', la speciale classifica dei cento più grandi calciatori di sempre. Un atto dovuto verso uno dei più grandi terzini di ogni epoca. Ma anche un modo per ringraziarlo per ogni singola volta che, guardandosi dietro, trovava Carlos Alberto a coprirgli le spalle.
"Mi rende triste la morte di un amico e un fratello come Carlos Alberto", ha commentato Pelè in una nota. "Ricordo quando eravamo insieme al Santos, nella nazionale brasiliana e ai New York Cosmos, formando una partnership vincente. Siamo stati campioni nei tre casi". Inoltre, 'O Rei' ha detto: "Purtroppo dobbiamo capire che la vita va avanti. Alla sua famiglia invio le mie condoglianze".