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Brasile, 'El Loco' Abreu vagabondo del gol: il Bangu la squadra numero 23

A 40 anni il centravanti uruguayano ha firmato un contratto con la squadra dello Stato di Rio de Janeiro. La sua storia è piena di momenti folli, come il rigore segnato con il cucchiaio nei quarti di finale del Mondiale sudafricano
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ROMA - Prima regola per una corretta esecuzione del cucchiaio, declinata tipo Fight Club: osservare il portiere. Poi, correre veloce verso il pallone e giocarsi il momento con parsimonia, godendosi l'attimo. E poi, spazio alla follia, all'intuizione. All'emozione. I precetti sul calcio dagli 11 metri che innervosisce i portieri, Sebastian Abreu li ha appresi al Deportivo La Coruna alla corte di Djalminha, trequartista brasiliano di fine anni Novanta, esteta del dribbling fine a se stesso e docente universitario sulla panenka, cavadinha in lingua portoghese. Quasi 20 anni dopo il cameo in Galizia, El Loco Abreu, 40 anni e un mese, è ancora in campo. Ha da poco firmato per il 23esimo club in carriera. Esatto, 23. Al confronto, Christian Vieri, Nicola Amoruso, Luca Toni sono stati impiegati stabili del pallone. La nuova tappa dell'ex centravanti della Celeste è al Bangu, squadra minore di Rio de Janeiro. Da gennaio 2017, sei mesi nel campionato carioca, il t…
ROMA - Prima regola per una corretta esecuzione del cucchiaio, declinata tipo Fight Club: osservare il portiere. Poi, correre veloce verso il pallone e giocarsi il momento con parsimonia, godendosi l'attimo. E poi, spazio alla follia, all'intuizione. All'emozione. I precetti sul calcio dagli 11 metri che innervosisce i portieri, Sebastian Abreu li ha appresi al Deportivo La Coruna alla corte di Djalminha, trequartista brasiliano di fine anni Novanta, esteta del dribbling fine a se stesso e docente universitario sulla panenka, cavadinha in lingua portoghese. Quasi 20 anni dopo il cameo in Galizia, El Loco Abreu, 40 anni e un mese, è ancora in campo. Ha da poco firmato per il 23esimo club in carriera. Esatto, 23. Al confronto, Christian Vieri, Nicola Amoruso, Luca Toni sono stati impiegati stabili del pallone. La nuova tappa dell'ex centravanti della Celeste è al Bangu, squadra minore di Rio de Janeiro. Da gennaio 2017, sei mesi nel campionato carioca, il torneo statale della metropoli brasiliana. SI tratta di un ritorno, perché El Loco era già stato avvistato a Rio dal 2010 al 2012, al Botafogo.

Negli ultimi 12 mesi invece il suo tour con dito puntato sul mappamondo ha proceduto in direzione Paraguay (al Sol America), sino a El Salvador, con sei reti in 15 presenze al Santa Tecla. E in precedenza la sua lunga chioma nera era stata apprezzata dai tifosi, sempre pazzi di lui, in Argentina, Ecuador, Grecia, Spagna, Israele, Messico. In totale, circa 300 gol a referto. Anche se Abreu è uno dei personaggi del pallone con una leggenda alle spalle anche superiore alla resa in campo. Un po' come Carlos Valderrama, il capellone della Colombia negli anni Novanta, il Maradona dei cafeteros anche se di magie ne fece vedere effettivamente poche, oppure René Higuita o l'argentino Martin Palermo. Stesso soprannome, in Argentina entrambi sono definiti "attaccante da film". In campo sempre con la maglia numero 13 ma al Nacional Montevideo si affidava al 17 ma riuscì anche a indossare il 113, per motivi sconosciuti. Anche se l'uruguaiano durante il suo biennio al Botafogo timbrava con regolarità sotto rete, 24 in 50 partite. Ma è personaggio di culto anche in Brasile anche perché - sempre al Botafogo - scendeva in campo con una scarpino nero e l'altro bianco, testimonial spontaneo contro il razzismo. Un altro passaggio obbligato di cui dare conto è il doppio cucchiaio in tre minuti, nel 2011, nel torneo carioca, contro la Fluminense: il portiere gli bloccava il primo, al centro dei pali senza muoversi. Al secondo, giù, alla sua destra, rete. El Loco non cambiava esecuzione. Mai revisionista.

Forse il picco della sua pluridecennale carriera l'ha vissuto ai mondiali sudafricani. Cucchiaio contro il Ghana nella lotteria per le semifinali. Era il tiro decisivo. Rete, come due mesi prima nella finale del torneo carioca. "Tocca al Loco. Ti prego, non mi dire che lo fa!", esclamava un commentatore del canale argentino Telefe quando le telecamere inquadravano la punta uruguaiana diretto verso il dischetto. "Non ho dubbi. Di sicuro fa il cucchiaio, vedrai!", rispondeva il collega, il cui primo commento dopo aver visto la palla entrare in porta era: "Ah, si vede che in Ghana non seguono il calcio sudamericano". Intervistato a bordo campo al termine dei rigori, l'ex Inter Diego Forlan raccontava: "Ho sentito un compagno dire che avrebbe fatto il cucchiaio, e ho iniziato a pregare perché non lo facesse in questa occasione. Meno male che è andata bene".