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Inghilterra, i segreti del primo posto di Conte: modulo, mercato e tanto lavoro

Dal rischio licenziamento di due mesi fa alla vetta della Premier: l'ex ct ha conquistato tutti grazie al passaggio al 3-4-3 che esalta le qualità del suo Chelsea. Ma anche grazie alla scelta di non spendere inutilmente preferendo valorizzare Hazard e Diego Costa: ora ha il miglior attacco e ha cancellato l'ombra di Mourinho

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LONDRA - Due mesi fa Antonio Conte sembrava sull'orlo del licenziamento. Adesso è il re della Premier League, solo in testa alla classifica, come non succedeva al Chelsea da quando vinse il campionato, con Mourinho in panchina, al termine della stagione 2014-2015. Era il 24 settembre quando i tabloid londinesi scrissero che Roman Abramovich, capriccioso proprietario mangia-allenatori (otto in nove anni), aveva già perso la pazienza anche con il tecnico italiano. I Blues erano reduci da due brucianti sconfitte di seguito in Premier, l'1-2 in casa contro il Liverpool e il 3-0 in trasferta nel derby con l'Arsenal, solo parzialmente compensate dalla vittoria con il Leicester in Coppa di Lega fra le due gare, peraltro dopo essere andati sotto di due gol. La stampa mugugnava, i tifosi si preoccupavano, i giocatori pensavano già di trasferirsi altrove con il mercato di gennaio.
 
Che differenza, da allora. Per ottobre, l'ex-ct della nazionale è stato nominato "allenatore del mese". E ora, dopo quasi un terzo del campionato, guida la Premier con un punto di vantaggio su Liverpool e Manchester City, con sei vittorie consecutive senza avere incassato una rete, con la migliore differenza reti del torneo. Media e fans sono di nuovo entusiasti. Abramovich sorride. Come ha fatto?

Conte: "Sei vittorie di fila, era difficile crederci"

Qualcuno dà tutto il merito a una scelta tattica, definita dalla Bbc "un colpo da maestro": il passaggio al 3-4-3 dopo avere provato altri moduli nella prima parte della stagione. E in effetti si è rivelato lo schieramento giusto per il Chelsea. Altri lodano il nuovo spirito offensivo della squadra, che non a caso vanta oggi il secondo attacco più prolifico della Premier e il capocannoniere del torneo, Diego Costa, primo giocatore quest'anno a arrivare in doppia cifra (10 gol): molti si aspettavano che un allenatore italiano fosse un catenacciaro, tutto difesa e contropiede, come del resto era il Chelsea di Mourinho, invece Conte vuole che i suoi attacchino, non si accontenta di vincere, pretende anche il bel gioco. E poi c'è la ricostruzione di un ambiente che sembrava impazzito quando fu licenziato Mou e che non si è ripreso nemmeno dopo la sua partenza: superati i conflitti interni allo spogliatoio, ricostruito il morale dei due motori del gioco, Hazard a centrocampo e Costa vicino alla porta. C'era stata un po' di delusione per una campagna acquisti che non ha portato rinforzi eclatanti, ma ci si può immaginare cosa Conte avrà detto in estate ai suoi dirigenti: "Abbiamo già in casa i rinforzi necessari, si chiamano Hazard e Costa, sono due fra i più forti giocatori d'Europa, dobbiamo solo riportarli al rendimento che avevano quando il Chelsea ha vinto la Premier". E così è stato. Costa è di nuovo un bomber inarrestabile. E Hazard il fantasista perfetto, nominato in ottobre "giocatore del mese".

Dietro tutto questo c'è il mantra di Conte, "work, work, work", ossia lavorare duramente, come disse nella sua prima conferenza stampa a Londra e come ha ripetuto anche domenica sera dopo la vittoria per 1-0 fuori casa contro il Middlesborough che lo ha portato in testa alla classifica. "Questo è il risultato del nostro duro lavoro. Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto. Dirò ai ragazzi che bisogna continuare a lavorare". Il campionato, certamente, non è finito. Ma il Chelsea pare avere già centrato quello che era il primo obiettivo di Conte, stare in zona Champions con le altre grandi a lottare per il titolo. E lui, come Ancelotti, come Mancini, come Ranieri, può legittimamente aspirare a conquistarselo, quel titolo.
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