Neymar 'come' Messi: il loro addio al Barcellona non è più fantascienza
di ANDREA SORRENTINO
Accomunati dalle vicissitudini fiscali, i due fuoriclasse potrebbero finire per cedere alle ricchissime tentazioni di Psg e Manchester City
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ROMA - A Leo Messi e a suo padre hanno già affibbiato 21 mesi di carcere, con sentenza dello scorso luglio, per frode fiscale: sottrassero 4,1 milioni di euro di guadagni, sparpagliandoli in una rete di società fittizie nei soliti paradisi esotici, quelli fatti apposta per chi non paga le tasse nel proprio paese. "Io non sapevo nulla, si occcupava di tutto mio padre", fu il massimo che riuscì a proferire Messi in aula a sua difesa. Qualche mese prima, la mannaia era caduta anche su Javier Mascherano, "el Jefecito", condannato a un anno di carcere e a 850mila euro di multa, sempre per quella strana dimenticanza nel denunciare alcuni guadagni da sponsor. E ora un terzo giocatore del Barcellona, Neymar, finisce in grossi guai, lui insieme al padre e alla madre, stavolta per corruzione, nella vicenda del suo trasferimento dal Santos al Barça di tre anni fa: l'accusa chiede due anni di carcere. Chiariamo subito che nessuno dei tre ha visto o vedrà le sbarre della prigione dalla prospettiva del recluso, cioè dall'interno delle suddette sbarre: non si va in carcere per pene fino ai due anni, se si è incensurati.
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Ma la vera questione è ormai sul tavolo, chiarissima: i più celebri giocatori del Barça, quindi del mondo, sono ormai protagonisti anche nelle aule dei tribunali catalani. Sorpresa, sorpresissima, scandalo. Brutto affare davvero, perché corruzione e frode fiscale sono reati tra i più sordidi, e le vicende dei tre calciatori sembrano anche spalancare le finestre su un problema che forse, chissà, magari, poffarbacco, ma guarda cosa andiamo a pensare, riguarda da vicino molte realtà del calcio internazionale, che vivono sempre pericolosamente vicine a certe zone d'ombra.
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Ma a Barcellona la pensano diversamente, e questo è un altro aspetto della vicenda. A Barcellona, capitale della Catalogna fieramente nemica del potere centrale, si pensa che le storie giudiziarie di Messi, Neymar e Mascherano accadano perché c'è un orrendo complotto che prende le mosse dal governo centrale di Madrid. Si vogliono colpire insomma, nel portafoglio e nella credibilità internazionale, i simboli di Barcellona e della Catalogna ribelle, così imparano. E dove trovarne di più noti, se non nella squadra di calcio? E il malumore catalano è quello dei giocatori stessi, che si ritengono perseguitati, non tanto perché pensino in cuor loro di non aver commesso quei reati, ma perché se così fan tutti, allora perché proprio noi, soltanto noi? Da qui i portentosi mal di pancia, reali e metaforici, di Leo Messi in primis.
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Già da mesi i rumors lo vogliono furente con la Spagna e indeciso sul da farsi: rimanere ancora a Barcellona o fuggire da un paese che lo perseguita in tribunale? Pare che Leo sia affascinato dalla corte di Guardiola, che lo vorrebbe al Manchester City, anche se molte, troppe, forse tutte le cose della sua vita lo porterebbero a rimanere a Barcellona, sua seconda patria, anzi forse per certi versi è ormai la sua prima. Però i mal di pancia di Leo sono reali, e ne conosceremo gli sviluppi. E ormai nella stessa situazione sta finendo Neymar, per il quale hanno appena chiesto due anni di carcere, senza dimenticare che il brasiliano è a sua volta corteggiatissimo dal Paris St Germain, che in estate è arrivato a offrirgli uno stipendio da 40 milioni annui esentasse (parola assai magica, visto il contesto) e addirittura la proprietà di una catena di hotel. Messi e Neymar sono due dei primi tre giocatori al mondo, e i pochi grandissimi club che potrebbero permetterseli sono disposti alle follie del caso per averli. Forse una mano, in questo caso, gliela darà la Fiscalìa spagnola