LONDRA - Una delle squadre più ricche del mondo si ritrova sul banco degli imputati per lo scandalo della pedofilia nel calcio inglese. L'ex-calciatore del Chelsea che, secondo indiscrezioni circolate ieri, fu pagato dal club per non denunciare gli abusi sessuali sofferti quando giocava nelle sue formazioni giovanili, ora ha un nome: è Gary Johnson, che giocò titolare con i Blues dal 1978 al 1981. Adesso, dopo quarant'anni di silenzio e di tormento, Johnson ha deciso di raccontare la sua storia. Al centro della quale c'è una rivelazione che potrebbe avere serie conseguenze per la società di Roman Abramovich: il pagamento di una somma di appena 50mila sterline (60mila euro), di fatto per comprare il suo silenzio e impegnarlo a una clausola legale di non rendere pubblica la sua vicenda, risale ad appena lo scorso anno.
A parte l'imbarazzo, evidenziato dal fatto che il Chelsea ha immediatamente e volontariamente deciso di rinunciare a invocare la clausola della segretezza a cui Johnson si era impegnato, consentendogli in sostanza di dire tutto quello che vuole, c'è la possibilità che il club abbia violato le norme della federazione calcio inglese, in base alle quali se una società viene a conoscenza di abusi sessuali di qualsiasi natura ha l'obbligo di riportarli subito alla federazione. Non è chiaro se il Chelsea lo abbia fatto. E una violazione del genere, mentre il caso della pedofilia nel football inglese sta assumendo proporzioni incredibili, con quasi novecento abusi denunciati in una settimana, potrebbe portare la società non solo a severe sanzioni ma anche a perdere la faccia davanti a milioni di tifosi.
A perdere la faccia, tuttavia, potrebbero essere anche altri. Johnson afferma infatti che, quando decise di denunciare il suo molestatore, si è rivolto prima alla polizia, che gli ha consigliato di rivolgersi alla federazione calcio, dalla quale non ha ottenuto in un primo tempo alcun aiuto. Allora si è messo in contatto con uno studio legale, che ha contattato il Chelsea e ha ottenuto per lui un "risarcimento danni" di 50 mila sterline in cambio della consegna del silenzio.
La sua è una storia simile a quelle venute alla luce nei giorni scorsi, quando un'altra mezza dozzina di ex-calciatori hanno avuto il coraggio di rivelare gli abusi subiti da ragazzi. L'ex-attaccante del Chelsea aveva 13 anni quando fu preso in consegna da Eddie Heath, coach delle giovanili dei Blues, che si fece amico della sua famiglia, cominciò a invitarlo a passare sempre più tempo con lui, se lo portò a casa e per tre anni lo sottopose a centinaia di violenze sessuali. "Ho provato vergogna, la mia adolescenza è stata strappata via da quest'uomo e ho avuto problemi per il resto della mia vita", dice Johnson al Daily Mirror, che stamane pubblica in prima pagina le sue rivelazioni. Dopo avere avuto un figlio e avere divorziato, oggi Johnson vive solo, a Londra e fa il tassista. "So che altri ragazzi che giocavano con me nelle giovanili del Chelsea hanno subito gli stessi abusi", racconta. "Ho deciso di parlare anche per loro e per tutti gli altri ragazzi che, a causa dell'amore per il calcio, sono precipitati in un inferno".
A parte l'imbarazzo, evidenziato dal fatto che il Chelsea ha immediatamente e volontariamente deciso di rinunciare a invocare la clausola della segretezza a cui Johnson si era impegnato, consentendogli in sostanza di dire tutto quello che vuole, c'è la possibilità che il club abbia violato le norme della federazione calcio inglese, in base alle quali se una società viene a conoscenza di abusi sessuali di qualsiasi natura ha l'obbligo di riportarli subito alla federazione. Non è chiaro se il Chelsea lo abbia fatto. E una violazione del genere, mentre il caso della pedofilia nel football inglese sta assumendo proporzioni incredibili, con quasi novecento abusi denunciati in una settimana, potrebbe portare la società non solo a severe sanzioni ma anche a perdere la faccia davanti a milioni di tifosi.
A perdere la faccia, tuttavia, potrebbero essere anche altri. Johnson afferma infatti che, quando decise di denunciare il suo molestatore, si è rivolto prima alla polizia, che gli ha consigliato di rivolgersi alla federazione calcio, dalla quale non ha ottenuto in un primo tempo alcun aiuto. Allora si è messo in contatto con uno studio legale, che ha contattato il Chelsea e ha ottenuto per lui un "risarcimento danni" di 50 mila sterline in cambio della consegna del silenzio.
La sua è una storia simile a quelle venute alla luce nei giorni scorsi, quando un'altra mezza dozzina di ex-calciatori hanno avuto il coraggio di rivelare gli abusi subiti da ragazzi. L'ex-attaccante del Chelsea aveva 13 anni quando fu preso in consegna da Eddie Heath, coach delle giovanili dei Blues, che si fece amico della sua famiglia, cominciò a invitarlo a passare sempre più tempo con lui, se lo portò a casa e per tre anni lo sottopose a centinaia di violenze sessuali. "Ho provato vergogna, la mia adolescenza è stata strappata via da quest'uomo e ho avuto problemi per il resto della mia vita", dice Johnson al Daily Mirror, che stamane pubblica in prima pagina le sue rivelazioni. Dopo avere avuto un figlio e avere divorziato, oggi Johnson vive solo, a Londra e fa il tassista. "So che altri ragazzi che giocavano con me nelle giovanili del Chelsea hanno subito gli stessi abusi", racconta. "Ho deciso di parlare anche per loro e per tutti gli altri ragazzi che, a causa dell'amore per il calcio, sono precipitati in un inferno".