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Germania, Bayern-Lipsia: la supersfida tra tristezza e paura

Gioia RB Lipsia (reuters)
I fatti di Berlino attenuano il significato sportivo di una gara dai mille significati: la squadra dell'est, osteggiata da tutte le tifoserie avversarie per il sostegno della Red Bull, gioca il match che vale il primato contro la ricchissima corazzata bavarese. Un match, visti i valori tecnici e di bilancio, che sembrerebbe improponibile
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ROMA - Una ventata gelida che porta tristezza e paura. C'era una volta il turno pre natalizio in Bundesliga: calcio e clima di festa, tanti cappucci rossi e pon pon bianchi sugli spalti. Ora però ci sono i fatti di Berlino, c'è tanto silenzio: ieri sera il minuto di raccoglimento in alcuni stadi è stato impressionante. Gli ottantamila e passa di Dortmund, che solitamente fanno rumore solo con il pensiero, hanno trattenuto il fiato ma non le lacrime, pensando a quel mercatino di Natale violato. Tristezza e paura. Inutile dire che le misure di sicurezza saranno imponenti, a iniziare dall'Allinz Arena di Monaco di Baviera, dove questa sera si gioca la gara più attesa, che magari non deciderà il titolo ma darà indicazioni fondamentali. Bayern Monaco contro l'incredibile RB Lipsia. ''Non faremo catenaccio'', prova a scherzare il tecnico dei bavaresi Carlo Ancelotti, che però inizia parlando del momento che sta…
ROMA - Una ventata gelida che porta tristezza e paura. C'era una volta il turno pre natalizio in Bundesliga: calcio e clima di festa, tanti cappucci rossi e pon pon bianchi sugli spalti. Ora però ci sono i fatti di Berlino, c'è tanto silenzio: ieri sera il minuto di raccoglimento in alcuni stadi è stato impressionante. Gli ottantamila e passa di Dortmund, che solitamente fanno rumore solo con il pensiero, hanno trattenuto il fiato ma non le lacrime, pensando a quel mercatino di Natale violato. Tristezza e paura. Inutile dire che le misure di sicurezza saranno imponenti, a iniziare dall'Allinz Arena di Monaco di Baviera, dove questa sera si gioca la gara più attesa, che magari non deciderà il titolo ma darà indicazioni fondamentali. Bayern Monaco contro l'incredibile RB Lipsia. ''Non faremo catenaccio'', prova a scherzare il tecnico dei bavaresi Carlo Ancelotti, che però inizia parlando del momento che sta vivendo il mondo: "Qui in Europa siamo sotto attacco, ora è successo a Berlino, prima era accaduto in Francia, spero che la diplomazia e i nostri politici lavorino per rendere l'Europa più sicura".

Ma c'è anche una partita da giocare, c'è quello strano rapporto tra il Bayern e l'est. Quando la DDR poggiava su basi apparentemente solide del Muro e la squadra bavarese giocava contro una rivale comunista, il pallone saltava la barriera dello sport e generava echi politici. Rivalità feroci, voglia di affermare la migliore delle Germanie, con picchi massimi in due edizioni consecutive della coppa dei campioni. Romanzesco l'ottavo di finale nel 1973 contro la Dynamo Dresda, ricco di colpi di scena con le squadre continuamente sull'orlo dell'eliminazione: alla finale la spuntò il Bayern, con un 4-3 all'Olympiastadion difeso in Sassonia con un altrettanto rocambolesco 3-3. Meno pathos, ma tanto interesse anche l'anno successivo, quando la squadra che per la seconda volta consecutiva avrebbe dominato l'Europa fece fuori -stavolta con un doppio successo- il Magdeburgo.

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Sfide politiche, diventate sociali nel nuovo millennio. Il Bayern di Hitzfeld, quello della Bundesliga vinta all'ultimo secondo ad Amburgo e della Champions agguantata ai rigori contro il Valencia (anno 2001), mancò la tripletta perché proprio il Magdeburgo lo sbattè fuori dalla coppa di Germania ai tiri di rigore. Ma il rapporto tra Bayern ed est da tempo aveva cambiato il connotato da politico a sociale: la DDR esisteva solo nei ricordi e le squadre della vecchia Oberliga galleggiavano ormai in un mare di guai economici, rivaleggiando contro un gigante troppo più ricco di loro. Il cerchio ora si chiude con la sfida più strana, una sorta di tutto e il contrario di tutto.  Bayern Monaco contro RB Lipsia, una poltrona -quella di capolista- per due. Otto anni or sono fu vissuta una situazione simile, quando l'Hoffenheim si presentò a pari punti, piegato solamente da una rete di Luca Toni nel recupero. La mezza Germania anti-Bayern ci rimase male, ma dovesse ripetersi la stessa scena stasera le cose andrebbero probabilmente in maniera diversa. Il Lipsia infatti è la squadra più odiata, e non solo nei pensieri.

I tifosi del Colonia hanno addirittura fatto slittare l'inizio di una partita con una protesta eclatante, dappertutto arrivano fischi. Quelli del Dortmund hanno lasciato vuoto il settore dello stadio di Lipsia a loro riservato, quelli del Dresda -in coppa di Germania- hanno tirato in campo una testa di toro mozzata (riferimento alla Red Bull). Nell'esperienze degli anni precedenti in Zweite Liga, il campionario aveva spaziato dai sacchetti dell'immondizia usati come magliette (copyright Union Berlino) alle mascherine anti-microbo ideate dai tifosi del Karlsruhe. La 'colpa' dell'RB è chiara: le iniziali (“RasenBallsport”, “Palla che rotola su prato” è un escamotage per il divieto sulle franchigie), rappresentano un inno alla Red Bull, la multinazionale che controlla tanto sport mondiale (basta citare la scuderia di Formula uno). Nel calcio tedesco, una nascita dal nulla con l'acquisto nel 2009 del titolo sportivo dal Markrastandt -una società di quinta serie i cui tifosi protestarono anche platealmente-, poi una crescita esponenziale mentre le storiche della DDR (Hansa Rostock, Dynamo Dresda, Magdeburgo, Lokomotive Lipsia) annaspano o addirittura spariscono, come nel caso di quel Sachsen Lipsia al quale, respinta sdegnosamente al mittente, la RB aveva strizzato l'occhio.

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Il paradosso è chiaro: per sconfiggere l'emblema della squadra commerciale, senza storia e sorretta solo dal potere economico, viene chiesto aiuto alla squadra capitalista per eccellenza, il Bayern Monaco.Se però i contestatori dell'RB riuscissero a spogliarsi almeno di un percentuale di livore, forse si renderebbero conto che, non solo la sfida al Bayern è improponibile, ma che dietro il lavoro della squadra dell'est c'è una oggettiva programmazione. Prendiamo ad esempio i giocatori, subentranti compresi, dell'ultima gara giocata. Il Lipsia per superare l'Hertha Berlino e archiviare in fretta la sconfitta con l'Ingolstadt, ha messo in campo un capitale complessivamente valutabile in circa 57 milioni di euro. Il Bayern, che solo con una straordinaria prodezza dalla distanza di Douglas Costa ha avuto la meglio del fanalino di coda Darmstadt, ha buttato nella mischia qualcosa conme 475 milioni. Inoltre, il valore di mercato di gente come Lewandowski e Muller (75 milioni ognuno) è superiore, e neanche di poco, all'intero ammontare del Lipsia. Questo perché Ralf Rangnick, il direttore sportivo che fece grandi cose allo Schalke prima di prendersi una pausa perché la troppa pressione gli creava problemi psicologici, ha puntato su un allenatore emergente come Ralf Hasenhuttl e su una squadra giovane la cui età media non arriva a 24 anni. Il valore di mercato massimo, di 11 milioni, lo porta sulle spalle Naby Keita, ma tutti gli altri, escluso uno con il vizio del gol come Timo Werner (valutato 8) non sforano i 5 milioni. 

Neuer contro Gulacsi, Hummels contro Orban, Forsberg con Douglas Costa, Lewandowski contro Werner, Muller contro Poulsen. Sembra tutto scontato, ma i punti sono gli stessi. Possono crederci i 7.500 che raggiungeranno la Baviera. Loro, anche se vinceranno grazie ad una multinazionale, se ne faranno una ragione, il sogno è sogno, comunque lo si interpreti.