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Uefa, i super club diventano sempre più ricchi

Le prime 15 società del calcio europeo per fatturato hanno aumentato le sponsorizzazioni e i ricavi commerciali del 148% negli ultimi sei anni, contro la crescita del 17% di tutti gli altri 700 squadre delle massime divisioni continentali

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MILANO - Anche il calcio europeo va in parallelo con quanto succede nel resto del mondo: cresce il livello di benessere generale, ma i ricchi diventano sempre più ricchi. In questo caso, non stiamo parlando di classe media e super miliardari, ma di società di calcio che ambiscono a partecipare alla coppe europee contrapposte al ristretto novero di super club che - a turno - se le aggiudicano. E che grazie ai successi sportivi aumentano incassi da diritti tv e sponsorizzazioni, grazie ai quali possono permettersi i grandi campioni senza violare le regole del fair play finanziario.

La redistribuzione dei ricavi. Come dire: anche nel calcio, il problema centrale sembra la redistribuzione della ricchezza. Non lo sostiene un economista con una visione sportiva di "sinistra", ma un documento della Uefa: l'ottava edizione del rapporto sulle "licenze" dei club del calcio europeo. Il quale si può così sintetizzare: grazie alla nuove regole del fair play finanziario (che impone di non poter spendere oltre una certa quota dei propri ricavi), il sistema calcio è più solido, ma i club più forti diventano sempre più forti perché sempre più ricchi. Per dirla con un altro termine economico venuto di moda negli anni della crisi, si è allargato lo "spread" tra chi può permettersi di investire per andare fino in fondo alla Champions League (nonché dominando i campionati nazionali) e chi invece può solo aspirare a una partecipazione alla fase iniziale.

Meno conti in rosso. Nonostante questa disparità, la Uefa si ritiene soddisfatta: le regole del fair play avranno ancora qualche limite, ma hanno messo ordine nei conti delle società. Anzi, l'Uefa sostiene addirittura di "aver rivoluzionato le finanze del calcio continentale, creando una posizione finanziaria più stabile e sostenibile per le squadre dei massimi campionati d'Europa". Venendo ai numeri, i profitti operativi totali sono aumentati a 1,5 miliardi di euro negli ultimi due anni, rispetto alle perdite di 700 milioni nei due anni immediatamente precedenti all'introduzione del fair play finanziario. Le perdite totali sono scese dell'81%, passando da 1,7 miliardi di euro nel 2011 ai 300 milioni nel 2015 mentre l'indebitamento netto in percentuale sui ricavi è sceso dal 65% del 2009 al 40% del 2015. Complessivamente, le entrate delle società sono in crescita da 20 anni consecutivi e hanno raggiunto i 17 miliardi per le squadre dei massimi campionati europei.

Si allarga la forbice. Se tutti stanno mediamente bene, c'è un ristretto circolo di società che se la passa ancora meglio. Secondo il rapporto della Uefa, negli ultimi sei anni, le prime 15 squadre europee hanno aumentato le sponsorizzazioni e gli utili commerciali di 1,5 con un aumento del 148 per cento. Tutto questo mentre per le altre 700 squadre delle massime divisioni, i profitti alle stesse voci sono cresciuti "soltanto" per 453 milioni, (con un +17%).  "La Uefa deve rimanere vigile e prendere nota dei trend meno positivi portati alla luce dalla relazione, come una nuova crescita degli ingaggi e la concentrazione dei ricavi relativi a sponsorizzazione e marketing su un ristretto numero di club", ha sottilineato Aleksander Ceferin, presidente della Uefa.

Juve e Milan in classifica. Al club dei super ricchi appartengono anche la Juventus, al decimo posto per fatturato, e il Milan. La vetta, comunque, rimane lontana, dominata ancora dal Real Madrid, Barcellona e Manchester United (nonostante si profili per i Red Devils il secondo anno consecutivo fuori dalla Champions); a seguire Psg, Bayern, Manchester City, Arsenal, Chelsea e Liverpool. I club della Premier League sono invece in testa alla classifica per nazioni del fatturato complessivo (4,4 miliardi), superiore a Bundesliga (2,4 miliardi), Liga (2 miliardi) e serie A (1,9 miliardi).

Fenomeno "stadio". C'è un fenomeno del calcio europeo (molto meno evidente in Italia) che risponde alla voce "proventi da stadio". Per aumentare il patrimonio della società e far salire i ricavi in modo da rispondere meglio alle regole del fair play finanziario, molto club hanno deciso di costruire uno stadio di proprietà. O, in qualche caso, di sostituire quello vecchio con uno più accogliente e con la possibilità di generare più ricavi (con musei, ristoranti, negozi...). Negli ultimi quattro anni sono stati inaugurati in Europa 58 stadi, mentre erano stato "soltanto" 23 nel quadriennio precedente. In questo modo, le società di calcio hanno potuto ripatrimonializzarsi per 1,3 miliardi, finiti nei bilanci sotto la voce immobili. E anche in Italia, finalmente, qualcosa si muove...
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