Coppa d'Africa al via: tra stelle e contraddizioni
di LUIGI PANELLA
Aubameyang in azione con la maglia del Gabon (ap)
Da Aubameyang a Mahrez, da Lemina a Manè fino ai tanti 'italiani' in campo. Ormai il torneo africano, al via da domani in Gabon, è una rassegna tecnica molto importante e non solo un fatto di costume. Non mancano però situazioni da calcio antico
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Il vecchio, il nuovo, esaltazioni, contraddizioni, lo sguardo al futuro che si mescola con le suggestioni del passato. E' la Coppa d'Africa, che domani in Gabon vedrà l'alba della trentunesima edizione. E' il torneo della stella di casa, Pierre-Emerick Aubameyang: i cinesi gli hanno offerto un ingaggio di 41 milioni all'anno, più 150 al Borussia Dortmund come estrema tentazione -respinta- alla sua cessione. Quegli stessi cinesi che hanno costruito stadi funzionali ed abbondano in partnership con il paese africano, punti fermi di una situazione economica che, pur in declino visto l'andazzo della situazione petrolifera, fanno sì che il Gabon sia in grado di organizzare per la seconda volta la manifestazione nel giro di appena cinque anni. Tutto liscio quindi? Neanche per sogno. Le elezioni politiche che hanno confermato il regno di famiglia del presidente Alì Bongo (comprendendo anche quello del padre, dura dal 1967), hanno portato un vento di tempesta, con disordini in tutto il paese che avevano addirittura messo in dubbio la manifestazione. Si era proposto il Marocco, che a sua volta aveva marcato visita due anni fa per paura del virus ebola, facendo spazio alla Guinea Equatoriale. Una sorta di equilibrio instabile, che diventa traballamento allo stato puro scendendo nei particolari. E' il caso dello Zimbabwe, dove il vecchio dà una spallata al nuovo proponendo situazioni dal sapore antico. Prima la mancanza di fondi per organizzare la spedizione, poi i giocatori fermi ai piedi della scaletta dell'aereo in attesa di una retribuzione adeguata a livelli appena decenti. Alla fine la partecipazione è stata garantita, un alito di speranza in un ambiente ampiamente depresso dalla squalifica da Russia 2018: una vecchia questione di dollari (67.000, un pugno a questi livelli) non pagati all'ex ct brasiliano Georgini.
Uno spettacolo anche televisivo: tutte le partite, a iniziare da Gabon-Guinea Bissau (sabato alle ore 17), saranno trasmesse in esclusiva su Fox Sports (canale 204 di Sky). Proprio in campo sarebbe bello vedere il 'vecchio', quelle giocate fini a se stesse, quelle partite tatticamente scriteriate, ma inno all'estemporaneità e portatrici di senso di libertà. Speriamolo, perché ad esempio la finale di due anni or sono, tra Costa d'Avorio e Ghana, fu talmente ipnotica da determinare percentuali bulgare di addormentati, peraltro solo parzialmente destati dai rigori decisivi. Proprio gli Elefanti ivoriani, campioni in carica, sono tra i più attesi. Non favoriti, perché molti senatori sono tramontati ed è in atto un processo di rinnovamento. Un misto tra esperti (Kalou e Bony), emergenti come Zaha (Crystal Palace) e pezzi pregiati del mercato come l'atalantino Kessié. Il girone degli Elefanti è di media caratura, considerando che ai quarti passano in due. C'è il Togo, allenato da una antica conoscenza del calcio africano come Claude Leroy, il francese che ricordiamo ai Mondiali di Francia '98 avversario degli azzurri alla guida del Camerun. I togoloesi hanno anche un allenatore in campo come Emanuel Adebayor, che tra l'altro è senza squadra, e tra i 'nostri' il genoano Gakpè. C'è il Marocco, guidato dal fascinoso Renard, bel volto e capello biondo fluente più da attore che da tecnico: apparenza però, perchè con Zambia e Costa d'Avorio, è l'unico ad aver vinto su due panchine diverse il trofeo. Squadra molto europea quella marocchina, anche nell'approccio tattico: in rosa Benatia (Juventus) ed El Khaddouri (Napoli). Quindi la Repubblica Democratica del Congo, la prima a far conoscere l'Africa nera al mondo (in Germania nel 1974, con esisti catastrofici) forte di attaccanti interessanti come Mbokani e Bakambu.
Coppa d'Africa al via: quanti talenti in campo
Girone tosto quello con Ghana, Egitto, Mali e Uganda. I ghanesi vedono la coppa come una ossessione (non la vincono dal 1982): la squadra è stata costruita dall'israeliano Avram Grant (quello che con il Chelsea perse una Champions perché Terry scivolò sul rigore decisivo) intorno ai fratelli Ayew ed all'esperto -nonostante sia ancora sulla trentina- Asamoah Gyan. Badu (Udinese) e Acquah (Torino) sono perni importanti del centrocampo. Gli egiziani puntano su un gruppo autarchico, arricchito dalla stella della Roma Salah, e sperano di ripetere con un vecchio navigatore come l'ex interista Hector Cuper le gesta del leggendario ct Shehata, tre volte consecutive sul trono dal 2006 al 2010. C'è il Mali (in rosa ha l'udinese Waguè) al quale Alain Giresse, indimenticato motorino del centrocampo della Francia di Platini, ha dato una certa quadratura. E poi l'Uganda, che potrebbe la sorpresa: pochi nomi noti, ma nelle qualificazioni mondiali ha già fermato il Ghana e battuto la Repubblica del Congo.
Tutto da seguire il gruppo B. Fermo restando che la Tunisia, ormai allenata da lungo tempo dal polacco Henryk Kasperczak ha la stessa filosofia autarchica dell'Egitto -ed è a punteggio pieno nelle qualificazioni mondiali-, fari puntati soprattutto su Algeria e Senegal. I primi hanno saccheggiato il Leicester di Ranieri (Mahrez e bomber Slimani) e si avvangono anche di due 'italiani' come Mesbah (Crotone) e Ghoulam (Napoli). Sarebero stati tre, ma Taider (Bologna) si è infortunato all'ultimo momento. Il Senegal può puntare ad un titolo mai arrivato in passato: non solo Koulibaly (Napoli) e Keita (Lazio), ma anche e soprattutto un talento come Mané, che al Liverpol sta facendo faville. Tre big, con lo Zimbabwe -anche per i problemi su esposti- a fare probabilmente da comprimario.
Infine i padroni di casa dl Gabon, che oltre ad Aubameyang potranno contare sullo juventino Mario Lemina, che dopo la vittoria con la Francia nel mondiale Under 20 ha scelto di giocare per i colori cari al padre. Un girone abbordabile, con il Camerun in via di ristrutturazione (da segnalare Aboubakar del Besiktas) il Burkina Faso dell'interessantissimo Bertrand Traorè (ragazzino del Chelsea, prestato all'Ajax) e la Guinea-Bissau, per molti la Cenerentola, dell'avellinese Idrissa Camara, unico dela nostra B.
Insomma, livello alto: all'Africa ormai si guarda non tanto per il costume, quanto per il valore tecnico. Lo Zimbabwe e le sue incertezze resta un caso limite. Inoltre sortilegi e stregonerie sono banditi ormai dall'edizione del 2002 (la cosa costò molto cara al leggendario Thomas Nkono, arrestato con l'accusa di avere seminato una misteriosa polverina in campo prima della sfida con i padroni di casa del Mali). L'aneddotica però resta resta sempre gustosa. La più gettonata è quella degli stregoni dell'Akradio, contattati - con risultati che si rivelarono importanti - per 'aiutare' a vincere la coppa nel 1992. Il problema è che la federazione non onorò gli impegni economici, riparando proprio in tempo per la conquista dell'edizione 2015. Insomma, una storia all'insegna del 'non è vero ma ci credo' che può essere somigliante alla maledizione lanciata dal grande Bela Gutmann quando la dirigenza del Benfica non gli adeguò lo stipendio dopo la Coppa dei Campioni vinta nel 1962. 'Non vincerete una coppa nei prossimi 100 anni', disse, e per ora ci ha preso. E per 'O Glorioso' la situazione è più complicata rispetto agli ivoriani: impossibile far cambiare idea al grande tecnico ungherese, essendo passato a miglior vita da oltre trenta anni...