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Chang, la ragazza di Hong Kong che sfida Scolari e sogna Pep

Ventotto anni, allena l'Eastern Sports Club e nella Champions asiatica affronterà il Guangzhou Evergrande dell'ex tecnico del Brasile, diventando così la prima donna allenatrice di un club maschile a giocare le competizioni internazionali

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ROMA - La sfida a Scolari, pensando a Pep. Nella nuova edizione della Champions League asiatica - fase a gironi al via domani - inondata dal flusso di calciatori in arrivo dall'Europa in cambio di pacchi di yuan, l'attrazione, la storia si chiama Chan Yuen Ting. La prima allenatrice di un club maschile in una competizione internazionale per club. Ventotto anni, Chan allena l'Eastern Sports Club, che pochi mesi fa vinceva la Premier League Hong Kong, 21 anni dopo l'ultimo trionfo. E che ora affronta il Guangzhou Evergrande dell'ex tecnico del Brasile campione del mondo 2002. Una sfida generazionale, una donna in panchina ad alti livelli. Caso isolato anche in Europa: c'è Corinne Deacon, dal 2014 al Clermont, in Ligue 2. In questo senso lo sport americano, da Becky Hammon, scelta da Gregg Popovich come capoallenatore dei San Antonio Spurs nella Summer League 2015 (e ora nello staff tecnico degli Spurs) ai tanti posti di assistente allenatore tra Nba, Nfl e Nhl, è un passo avanti.

Per Chan la passione per il pallone scoppiava a 14 anni. Era David Beckham, il suo dolce piede destro e i ripetuti e mediatici cambi di look tra il Manchester United e il Real Madrid a tenerla incollata alla tv, al computer. Ogni giocata dell'inglese era mandata a memoria, così come la sua breve sosta a Hong Kong nel 2003, durante la preparazione estiva dei blancos in Oriente. Chan frequentava le scuole superiori, il fascino dello Spice Boy la spingeva a studiare il calcio, accumulare dati, statistiche. Ma giocare era altra cosa: Hong Kong - nonostante la lunga parentela con Sua Maestà - non era certo l'Inghilterra che vanta di aver regalato il gioco del calcio al mondo. La Muraglia culturale era troppo alta per consentire a una ragazzina di andare in campo calzoncini e maglietta. Meglio la danza, la pittura, per la sua famiglia. Chan per cominciare falsificava la firma della madre per iscriversi a un camp estivo. Ma il destino era in panchina, un processo di avvicinamento anche breve, appena resasi conto che lì c'era un futuro. Nonostante una laurea in geografia. Prima, contratto da manager in seconda al Pegasus Fc e al Southern Discrict, poi salto all'Eastern Sports Club, come vice allenatore. E il posto da capoallenatore, vincendo a 27 anni il campionato di prima divisione a Hong Kong. Certo, non il torneo più competitivo sul tavolo, ma era la prima donna a vincere un campionato alla guida di una squadra maschile. Un traguardo certificato anche dal Guinness dei Primati. E quel successo è arrivato anche dopo momenti complicati. Un paio di volte, piegata dal pregiudizio e da un movimento senza sbocchi, stava per mollare la panchina, forse per un posto in polizia.

Ora, la sfida con Felipao. L'ultimo in panchina a sollevare la Coppa del mondo per il Brasile. Contro il totem Guangzhou, che si è portato in Cina due volte la Champions, il 2013 (con Marcello Lippi in panchina) e 2015. Ma è Guardiola, il culto del gioco del tecnico del Manchester City e quello del tecnico brasiliano - che pure ha detto di stimare, in un'intervista al sito della Champions - a ispirare il lavoro quotidiano di Chan. Lavagnetta e psicologia, tattica ed esercizio quotidiano della leadership per convincere i suoi calciatori. Vittorie, lavoro, sacrificio. E ogni successo è un calcio, un tiro al volo contro il pregiudizio sulle donne che vincono anche in panchina.
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