ROMA - "Giggs will tear us apart again". "Giggs vi farà di nuovo a pezzi": un coro sportivamente minaccioso nei confronti della squadra avversaria, ma spesso premonitore che i tifosi del Manchester United, all'Old Trafford, hanno cantato, gridato fino a perdere la voce.. Per 24 stagioni consecutive. I gallesi, invece, non hanno quasi mai omaggiato la leggenda dei Red Devils. Anzi, spesso è stato criticata, accusata di non amare abbastanza il suo Paese. E la situazione non è cambiata nonostante Giggs, 64 partite e 12 reti in nazionale, sia stato nominato commissario tecnico del Galles. La maggior parte dei suoi connazionali non lo ritiene l'uomo giusto per ritornare ai fasti della semifinale dell'Europeo del 2016 (sconfitta con il Portogallo poi campione), ma soprattutto agguantare la qualificazione al Mondiale che manca dal 1958.Giovane, inesperto, troppo legato all'ingombrante figura di Alex Ferguson e senza quel polso e la passione che servono per guidare i Dragoni. Queste alcune delle critiche che gli sono state rivolte dallo scorso 15 gennaio, quando ha accettato l'incarico.
A 44 anni il curriculum da allenatore è decisamente povero di esperienze. Soltanto quattro presenze in panchina: nel 2014, in qualità di traghettatore del suo United, che aveva appena congedato David Moyes e ingaggiato per la stagione successiva Luis van Gaal. L'apprendistato di Giggs prosegue, come vice dell'olandese, per altri due anni. Quando tutti lo indicano come il naturale successore di Sir Alex spunta Mourinho. Sotto la gestione del portoghese fiuta che non ci sarà lo spazio necessario per la sua personalità. L'addio al Manchester è inevitabile. Insieme ad alcuni ex compagni di squadra si trasforma in imprenditore, investendo in un hotel di lusso. Nel frattempo sotto traccia studia, si aggiorna e ascolta i suggerimenti del padre putativo Ferguson. "Prima di accettare l'offerta del Galles abbiamo parlato al telefono", precisa Giggs durante la presentazione. "Gli ho chiesto un consiglio, ma questo non significa che non sappia prendere decisioni autonomamente".
Parole indirizzate ai più scettici, a coloro che non vogliono offrirgli una chance per ripartire sia dal punto vista professionale che umano. All'indomani della nomina da ct anche il padre biologico, in cerca del quarto d'ora di celebrità planetaria che non ha mai ottenuto come giocatore di rugby, lo attacca. Quello di Danny Wilson è un colpo basso, un colpo che fa impazzire i tabloid. "Dovrei essere il papà più orgoglioso del mondo, ma mi vergogno di lui. In tv non riesco più nemmeno a guardarlo", riferendosi allo scandalo familiare che nel 2011 ha travolto il figlio, reo di aver avuto una relazione extraconiugale di otto anni con la moglie del fratello. Giggs lo ignora come ha spesso fatto, rimarcando la scelta di 28 anni prima quando aveva optato per il cognome della madre dopo che i genitori si erano separati.
Le critiche più feroci, però, riguardano il calciatore Giggs. Più incisivo e devoto alla causa del Manchester United secondo i gallesi. Falso: una rete ogni 5,3 partite in nazionale, con il club invece un gol ogni 5,7 sfide. Ala mancina devastante sulla fascia, come quella volta a Cardiff contro l'Italia di Trapattoni, sconfitta 2-1, durante le qualificazioni all'Europeo 2004. Eppure ha giocato soltanto dieci amichevoli, sulle 40 che avrebbe potuto disputare. Per otto anni non è mai sceso in campo, neanche per un minuto: dalla partita con l'Irlanda del febbraio 1992 a quella con il Qatar del febbraio 2000. Ma alla prossima, quella del 23 marzo con la Cina, ci sarà. Seduto sulla panchina del rilancio, fiducioso che anche i suoi connazionali inizino a cantare "Giggs will tear us apart again".
A 44 anni il curriculum da allenatore è decisamente povero di esperienze. Soltanto quattro presenze in panchina: nel 2014, in qualità di traghettatore del suo United, che aveva appena congedato David Moyes e ingaggiato per la stagione successiva Luis van Gaal. L'apprendistato di Giggs prosegue, come vice dell'olandese, per altri due anni. Quando tutti lo indicano come il naturale successore di Sir Alex spunta Mourinho. Sotto la gestione del portoghese fiuta che non ci sarà lo spazio necessario per la sua personalità. L'addio al Manchester è inevitabile. Insieme ad alcuni ex compagni di squadra si trasforma in imprenditore, investendo in un hotel di lusso. Nel frattempo sotto traccia studia, si aggiorna e ascolta i suggerimenti del padre putativo Ferguson. "Prima di accettare l'offerta del Galles abbiamo parlato al telefono", precisa Giggs durante la presentazione. "Gli ho chiesto un consiglio, ma questo non significa che non sappia prendere decisioni autonomamente".
Parole indirizzate ai più scettici, a coloro che non vogliono offrirgli una chance per ripartire sia dal punto vista professionale che umano. All'indomani della nomina da ct anche il padre biologico, in cerca del quarto d'ora di celebrità planetaria che non ha mai ottenuto come giocatore di rugby, lo attacca. Quello di Danny Wilson è un colpo basso, un colpo che fa impazzire i tabloid. "Dovrei essere il papà più orgoglioso del mondo, ma mi vergogno di lui. In tv non riesco più nemmeno a guardarlo", riferendosi allo scandalo familiare che nel 2011 ha travolto il figlio, reo di aver avuto una relazione extraconiugale di otto anni con la moglie del fratello. Giggs lo ignora come ha spesso fatto, rimarcando la scelta di 28 anni prima quando aveva optato per il cognome della madre dopo che i genitori si erano separati.
Le critiche più feroci, però, riguardano il calciatore Giggs. Più incisivo e devoto alla causa del Manchester United secondo i gallesi. Falso: una rete ogni 5,3 partite in nazionale, con il club invece un gol ogni 5,7 sfide. Ala mancina devastante sulla fascia, come quella volta a Cardiff contro l'Italia di Trapattoni, sconfitta 2-1, durante le qualificazioni all'Europeo 2004. Eppure ha giocato soltanto dieci amichevoli, sulle 40 che avrebbe potuto disputare. Per otto anni non è mai sceso in campo, neanche per un minuto: dalla partita con l'Irlanda del febbraio 1992 a quella con il Qatar del febbraio 2000. Ma alla prossima, quella del 23 marzo con la Cina, ci sarà. Seduto sulla panchina del rilancio, fiducioso che anche i suoi connazionali inizino a cantare "Giggs will tear us apart again".