MILANO - Mauro Pederzoli, 56 anni, già direttore sportivo di Brescia, Cagliari, Torino, Novara, Cerro Porteño e Miami, osservatore del Liverpool, allenatore del Quevedo e dirigente del settore giovanile del Milan, ha iniziato la sua nuova avventura: direttore generale del Guizhou. È il primo dirigente europeo della Super League, la serie A cinese, che ha cambiato la mappa geopolitica del calcio mondiale con i suoi investimenti da record sul mercato.
Pederzoli, perché la Cina?
"Perché è un'esperienza estremamente interessante. Che cosa rappresenti la Cina nel calcio attuale lo sanno tutti: in ogni grande lega, Bundesliga a parte, oggi c'è almeno una proprietà cinese".
Chi l'ha chiamata?
"La presidentessa del Guizhou, Wen Xiaoting: una donna moderna, aperta, dinamica. È laureata ad Harvard e ha una visione molto internazionale del calcio. Dopo l'allenatore, lo spagnolo Manzano, ha deciso di cooptare anche un dirigente europeo. Credo che l'abbia convinta il mio curriculum".
Cioè?
"Nella selezione deve avere pesato la mia ultima esperienza al Miami: lì siamo proprio partiti da zero, non c'era nulla. Se per la Cina il modello calcistico di riferimento è l'Europa, gli Usa sono il riferimento gestionale, con la singola partita come evento da promuovere: a Miami era così ogni volta".
Quali sono le ambizioni del Guizhou?
"La prima stagione da neopromossa è andata bene, si punta a migliorare via via, tenendo conto che la Super League ha realtà consolidate: il Guangzhou Evergrande, allenato da Cannavaro, è stato appena classificato come il quarto club più ricco al mondo. Noi siamo periferici, ma solo geograficamente: Guiyang, 5 milioni di abitanti, è la capitale della regione dello Guizhou, non lontana dal Vietnam. È considerata la Silicon Valley cinese".
L'assedio cinese al mercato del calcio europeo si è fermato?
"La luxury tax è soltanto un freno alle spese eccessive, non all'ambizione. L'attenzione per lo sviluppo del calcio giovanile, con l'obbligo graduale per ogni club di avere 5 squadre giovanili e col calcio come materia scolastica, dimostra l'enorme volontà di crescere".
Al Miami Fc l'allenatore era Nesta.
"Esperienza straordinaria, legata alla forza propulsiva del proprietario, Riccardo Silva. Negli Usa, fuori dalla Mls, trovi tanti ostacoli. Noi, dal niente, siamo arrivati alle semifinali della Nasl. E Nesta è stato folgorato dalla passione: sono sicuro che diventerà un grande allenatore".
Il cofondatore era Paolo Maldini.
"Una volta di più ho capito lo spreco del calcio italiano. Come fa a non sfruttare una persona della sua intelligenza e personalità, limpida come l'acqua? Il fatto che sia stato un campione, poi, è un valore aggiunto".
Com'è il calcio italiano, visto da un giramondo?
"La crisi non ne ha intaccato la credibilità all'estero. La passione inestinguibile degli italiani per il pallone è la benzina che non tutti hanno. Penso di poterlo dire a ragion veduta, io che ho lavorato in Inghilterra, in Paraguay, in Ecuador e negli Usa. Se non altro, i cinesi hanno la garanzia che non soffrirò di nostalgia".
Pederzoli, perché la Cina?
"Perché è un'esperienza estremamente interessante. Che cosa rappresenti la Cina nel calcio attuale lo sanno tutti: in ogni grande lega, Bundesliga a parte, oggi c'è almeno una proprietà cinese".
Chi l'ha chiamata?
"La presidentessa del Guizhou, Wen Xiaoting: una donna moderna, aperta, dinamica. È laureata ad Harvard e ha una visione molto internazionale del calcio. Dopo l'allenatore, lo spagnolo Manzano, ha deciso di cooptare anche un dirigente europeo. Credo che l'abbia convinta il mio curriculum".
Cioè?
"Nella selezione deve avere pesato la mia ultima esperienza al Miami: lì siamo proprio partiti da zero, non c'era nulla. Se per la Cina il modello calcistico di riferimento è l'Europa, gli Usa sono il riferimento gestionale, con la singola partita come evento da promuovere: a Miami era così ogni volta".
Quali sono le ambizioni del Guizhou?
"La prima stagione da neopromossa è andata bene, si punta a migliorare via via, tenendo conto che la Super League ha realtà consolidate: il Guangzhou Evergrande, allenato da Cannavaro, è stato appena classificato come il quarto club più ricco al mondo. Noi siamo periferici, ma solo geograficamente: Guiyang, 5 milioni di abitanti, è la capitale della regione dello Guizhou, non lontana dal Vietnam. È considerata la Silicon Valley cinese".
L'assedio cinese al mercato del calcio europeo si è fermato?
"La luxury tax è soltanto un freno alle spese eccessive, non all'ambizione. L'attenzione per lo sviluppo del calcio giovanile, con l'obbligo graduale per ogni club di avere 5 squadre giovanili e col calcio come materia scolastica, dimostra l'enorme volontà di crescere".
Al Miami Fc l'allenatore era Nesta.
"Esperienza straordinaria, legata alla forza propulsiva del proprietario, Riccardo Silva. Negli Usa, fuori dalla Mls, trovi tanti ostacoli. Noi, dal niente, siamo arrivati alle semifinali della Nasl. E Nesta è stato folgorato dalla passione: sono sicuro che diventerà un grande allenatore".
Il cofondatore era Paolo Maldini.
"Una volta di più ho capito lo spreco del calcio italiano. Come fa a non sfruttare una persona della sua intelligenza e personalità, limpida come l'acqua? Il fatto che sia stato un campione, poi, è un valore aggiunto".
Com'è il calcio italiano, visto da un giramondo?
"La crisi non ne ha intaccato la credibilità all'estero. La passione inestinguibile degli italiani per il pallone è la benzina che non tutti hanno. Penso di poterlo dire a ragion veduta, io che ho lavorato in Inghilterra, in Paraguay, in Ecuador e negli Usa. Se non altro, i cinesi hanno la garanzia che non soffrirò di nostalgia".